Premessa al Libro Bianco
Il Comitato ha esaminato le indagini condotte nei diciassette anni trascorsi dalla tragedia di Ustica e ne ha tratto conclusioni razionali e scientificamente coerenti.
Dopo sette anni di studi - e soprattutto dopo il recupero del relitto e le perizie condotte sullo stesso e sui tracciati radar - il Comitato conferma, sulla base degli accertamenti e delle verifiche scientifiche, il convincimento che la caduta del DC-9 ITAVIA sia stata causata da una esplosione interna.
Questo emerge in maniera inconfutabile dalle risultanze, via via sempre più precise, delle perizie d’ufficio, ordinate dalla Magistratura, coincidenti, nei risultati, con quelle della parte inquisita (ufficiali dell’Aeronautica indagati dalla stessa Magistratura).
Incontrovertibilmente tali risultanze escludono:
- l’ipotesi che uno o più missili abbiano determinato l’abbattimento del DC-9;
- che i nastri radar siano stati manomessi da parte del personale dell’Aeronautica Militare;
- sconfessano l’ipotetico scenario di una "battaglia aerea" e confermano inoltre l’assenza di velivoli, in grado di attaccare o danneggiare il DC-9, in un raggio di 50/60 miglia dal punto del disastro nel momento in cui questo avveniva.
Nonostante l’evidenza di quanto sopra, gli organi di informazione, in larga maggioranza, hanno continuato a fornire all’opinione pubblica interpretazioni delle perizie che non trovavano corrispondenza nelle conclusioni formulate dai collegi peritali. I media hanno così orientato le opinioni di importanti responsabili del governo. Questi hanno fin troppo frettolosamente aderito a tesi interessate e di parte, senza peraltro aver avuto la possibilità di approfondire la necessaria conoscenza dei molteplici aspetti tecnici essenziali per poter esprimere un parere sull’accaduto.
Il "caso Ustica" si è quindi sviluppato, per lungo tempo, in un’atmosfera da processo pubblico di piazza, con il costante ed immotivato rifiuto di analizzare qualsiasi ipotesi che non fosse quella del "missile", chiaramente gradita da precise ed identificabili "parti interessate", quali, in particolare, l’ITAVIA, che, in caso di accertamento dell’"ipotesi missile", otterrebbe risarcimenti dell’ordine di migliaia di miliardi.
Il processo di piazza inevitabilmente, non poteva non influenzare le stesse attività di indagine sia tecniche che giudiziarie.
Infatti, il lavoro della Autorità Giudiziaria (A.G.) è stato necessariamente duplice, complesso e difficile anche perché si è trovata a svolgere il compito di individuare le cause tecniche del disastro che, per legge e per competenza, avrebbe dovuto esser svolto dalla Commissione Ministeriale d’indagine. La sua attività è stata da un lato positiva, quando cercava, a mezzo di periti, di individuare le cause tecniche del disastro, mentre dall’altro è risultata invece dispersiva quando indagava sull’attendibilità di ipotesi e circostanze riportate dai media, che, oltre al resto, tendevano genericamente ad alterare i risultati delle perizie che non fossero favorevoli all’"ipotesi missile".
Tale processo pubblico ha inoltre favorito la nascita di consensi politici, creato le premesse della tutela di probabili illegittimi ed ingenti interessi economico-finanziari, nonché fatto crescere reputazioni parlamentari, giornalistiche e letterarie per molti di quelli che hanno contribuito e continuano a contribuire al processo di alterazione della verità davanti agli occhi dell’opinione pubblica.
Esso ha in particolare determinato, con la violenza del suo "settarismo", timori di emarginazione e di aprioristica contestazione, tra tutti coloro che - successivamente certi della inverosimiglianza dello scenario della battaglia aerea e della conseguente colpevolezza di ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana nell’occultarla o, addirittura, nell’avervi preso parte - si trovano in grande difficoltà ad esprimere questa loro diversa, ma convinta, posizione.
Questa campagna di "intossicazione" e "disinformazione" è inoltre stata tollerata da alcune forze politiche interessate ad una ricostruzione di comodo della storia italiana del secondo dopoguerra. Si è quasi finito per accreditare che l’adesione alle tesi dello scenario di guerra aerea, con il coinvolgimento di velivoli di nazioni appartenenti alla Nato, fosse un elemento distintivo e qualificante della propria appartenenza politica, cui non fosse possibile rinunciare pena il favorire una parte politica contrapposta o il perdere consensi elettorali guadagnati cavalcando tale ipotesi.