CAPITOLO VIII
CONCLUSIONI
Tempo, interessi e negligenze hanno fatto diventare Ustica un mistero. Era ed è un caso difficile, ma non misterioso. Bastava recuperare il relitto, tenere in vita la Commissione Tecnica Ministeriale, aggiornandola con periti super partes e la verità sarebbe presto emersa.
Ciò non fu fatto da Governi e Ministri del tempo, responsabili per legge. Quando nel 1987 il Governo decise tardivamente il recupero del relitto, non ricostituì la Commissione ministeriale, atto dovuto per legge, e si affidò completamente alla Magistratura anche per l’inchiesta tecnica.
Il Parlamento, spinto dall’opinione pubblica, intervenne poi, nel 1989, affidando l’incarico alla C.S. presieduta dall’On Gualtieri. La C.S. trattò il caso riflettendo in esso le tormentate divisioni politiche di quegli anni e trovando una falsa adesione nella "scoperta" di alcuni capri espiatori. Ciò permise al Presidente della C.S. di concludere con una Relazione fonte di ulteriori gravi confusioni negli indirizzi dell’attività giudiziaria, come aveva previsto e temeva l’allora Presidente della Repubblica.
I pubblici accusati, personale dell’AM. , chiedono Giustizia. Gli accusatori richiedono la verità del missile, comunque impossibile da ottenere perché non se ne è mai trovata traccia. Nessuno vuole la verità esplosione interna che è comunque, finora, l’unica verità dimostrata.
Allo scopo quindi di focalizzare gli elementi essenziali che consentono di sostenere tale verità, si suggerisce di estrarre dal testo la semplice chiave di lettura dei seguenti quattro punti:
1°, l’evento dirompente è stato pressoché istantaneo (non intervento dei piloti ed interruzione istantanea di tutti i circuiti degli impianti di bordo del DC-9);
2°, la mappa dei ritrovamenti in mare prova la disintegrazione in volo iniziatasi subito; le parti del velivolo sono risultate proiettate in due direzioni fondamentali, Nord-Sud ed Ovest-Est, in relazione alla loro massa, al loro comportamento aerodinamico, nonché alle velocità del velivolo e del vento in quota;
3°, sul relitto non è presente alcuna traccia di missile, come constatato da tutte le perizie eseguite, anche se tuttavia sono risultate presenti tracce di esplosivo constatate anche da chi esclude l’evento esplosivo interno; la parte posteriore della fusoliera non è stata ancora recuperata, in quanto sbriciolata dall’esplosione interna (essa potrebbe essere comunque recuperabile tramite dragaggio in zona conosciuta);
4°, sui nastri radar - militari e civili - non esiste alcuna traccia coerente di velivoli presenti intorno al DC-9, nel punto e nell’istante dell’incidente , mentre esiste coerenza delle tracce con le desecretazioni NATO.
Questi quattro punti, nella stessa sequenza sopra delineata, erano già stati segnalati dall’A.M., per quanto attiene , in particolare , all’assenza di velivoli e alla presenza di tracce d’esplosivo, dalla Commissione Tecnica Luzzatti, per quanto concerne l’istantaneità dell’evento, dal Collegio Peritale Misiti, per quanto riguarda la mappa dei ritrovamenti in mare e la inesistenza di tracce di missile, ed infine da tutte le perizie radar che non hanno trovato tracce coerenti di velivoli che possano avere lanciato missili contro il DC-9.
Se non ci fosse stata una sistematica ed interessata azione di disinformazione, sarebbe stato in effetti facile concludere che la causa dell’incidente era stata, con forte probabilità, una esplosione interna.
Tuttavia questa soluzione del caso Ustica sembra proprio non piacere.
Ciò è testimoniato dal fatto che per diciassette anni si è voluto indagare sempre e solo in un’unica direzione: quella che vedeva il coinvolgimento dell’Aeronautica Militare.
Tuttavia i più recenti elementi acquisiti , configurati dalle ultime perizie e controperizie radaristiche, potrebbero influire in modo determinante sugli esiti finali della istruttoria terminata lo scorso 31 DIC 1997.
Ciò induce ad una ulteriore riflessione su tali perizie, riflessione che conclude anche questo libro bianco.
Le perizie radaristiche finora esaminate sono caratterizzate da due diverse filosofie di ricerca e sperimentazione.
La prima , adottata in genere da cattedratici teorici , procede , per condurre analisi e verificare ipotesi , elaborando essenzialmente simulazioni tramite calcolatore, cui vengono forniti dati tecnici progettuali o presunte caratteristiche di prestazione dei radar, spesso imprecise o essenzialmente teoriche anche per la mancanza (nel 1980) dei diagrammi di prestazione operativa di irradiazione e ricezione delle antenne dei vecchi sistemi (esistenti, comunque , solo per i radar più moderni) ; i periti sono pervenuti così a risultati ben lontani dalle certezze che solo la effettiva e pratica conoscenza dei radar esaminati può dare.
La seconda, adottata dai controperiti teorico-pratici procede sia acquisendo , dalle registrazioni , gli elementi reali , sia considerando anche le anomalie presenti nelle prestazioni di certi radar, in particolare di quelli tecnologicamente sorpassati già all’epoca del disastro.
E’ questo , in particolare , il caso degli echi maggiormente discussi che furono registrati solo dal radar Marconi, il più vecchio, l’unico che registra "echi" che gli altri tre radar - più moderni ed efficienti - non "vedono".
La comprensione dei procedimenti suddetti - conseguenza diretta della filosofia adottata è quindi fondamentale per escludere alla fonte equivoci e false - od interessate - interpretazioni che potrebbero riflettersi in frettolose conclusioni dell’istruttoria giudiziaria.
A tale proposito, si ritiene opportuno ribadire che le controperizie radar "Giubbolini" - adottanti il metodo tecnico-pratico - in relazione a quanto affermato dai periti Dalle Mese, Tiberio e Donali - che hanno adottato invece il solo metodo teorico - individuano , senza ombra di dubbio, diversi punti errati della Perizia Dalle Mese e delle risposte ai successivi quesiti posti da G.I..
Di essi , in particolare , per le ragioni tecniche specificate per ciascuno , si citano , in quanto da ritenersi fondamentali , i seguenti :
- i "caccia fantasma", individuati nell’area di Roma e più a sud, non sono altro che false immagini di echi di aerei di linea, visti attraverso l’antenna del radar Marconi, funzionante in modo anomalo; quindi essi sono solo immagini virtuali di innocui aerei che , come se fossero riflessi da una serie di specchi , si moltiplicano. Tale fenomeno distribuito nello spazio e nel tempo, presenta echi a gruppi di due o tre, che compaiono e scompaiono contemporaneamente, anche accanto ad altri aerei di linea , mentre si mantengono alla stessa distanza dal radar che li rileva e conservano le stesse differenze angolari da tali aerei ; accettare per dimostrato quanto affermato dai periti equivarrebbe ad immaginare che detti echi corrisponderebbero ad aerei, citati come reali, i quali apparirebbero e scomparirebbero, nello stesso luogo, ogni volta che un aereo transita nella stessa zona del DC-9;
- il velivolo ipotizzato come possibile aereo che si immette nella scia del DC-9, allo scopo di ottenere il mascheramento radar, arriva al punto di incontro con molto anticipo, ovvero quando il DC-9 si trova almeno 9 miglia (17 km) dietro il suddetto punto e di conseguenza l’inserimento non sembra dinamicamente e e praticamente possibile;
- il velivolo mascherato vicino al DC-9 , nell’area al traverso di Roma, in quanto i punti nei quali i periti di ufficio lo vedono altro non sono che ulteriori manifestazioni di mal funzionamento del solito radar, che sono presenti in particolare nell’identico punto anche in concomitanza con un altro aereo 47 ‘ dopo il passaggio del DC-9. Se così non fosse vorrebbe dire che, proprio nello stesso posto, ma un ora dopo, sotto un altro velivolo di linea si sarebbe nascosto un altro aereo;
- la traccia individuata come elicottero che si perderebbe al centro del Tirreno facendo supporre la presenza di una ipotetica portaerei, in quanto occorre sottolineare invece che tale traccia scompare esattamente sulla verticale della posizione geografica dell’aeroporto di Bastia, in Corsica .
E’ opportuno ripetere, ancora una volta, che tutti i fenomeni "sospetti" riscontrati dalla perizia d’ufficio, risultano unicamente dalle registrazioni del solo radar Marconi, ma non dagli altri radar che "videro" solamente il DC-9.
La Perizia radaristica d’ufficio, cui si è dato eccessivo credito a differenza di altre perizie d’ufficio - in particolare la Misiti ed anche la Blasi 2 - non indica pertanto in realtà certezze, ma spesso presume ed ipotizza. Inoltre detta Perizia è affetta da tanti macroscopici errori di interpretazione , provati dall’analisi comparata di tutti gli echi e delle loro reciproche posizioni, tale, questa sì, da risultare per una buona parte inutilizzabile ai fini giudiziari ; tuttavia la medesima è stata da certuni preferita alla perizia del relitto , che è invece oggettiva , lampante ed inequivocabile . E’ per contro evidente come nessuno invece citi o tenga conto del fatto che nella stessa perizia si afferma , con certezza , che i nastri radar di Marsala non sono stati manipolati e che in un raggio di circa 100 km dal luogo dell’incidente non risultano tracce significative di aerei, oltre al DC-9.
Non vi è stata quindi nessuna battaglia aerea che , ammessa come ipotesi , si sarebbe svolta peraltro a centinaia di chilometri dal luogo del disastro del DC-9, anche se non viene detto da parte di chi sia stata condotta , con quali aerei e senza disporre della necessaria guida radar di terra, cosa indispensabile quantomeno fino alla fase di avvicinamento ed in un’area affollata di traffico aereo generale , come quella attorno alla zona di Roma.
Le reali evidenze per individuare la causa del disastro risultano invece , in modo certo e chiaro , dall’unico elemento obiettivo del caso: il relitto dell’I.TIGI , che è il solo ed attendibile " testimone " della propria fine !
Questo è l’unico fatto su cui ci si può basare . Esso ci dice che non fu un missile a colpirlo, e ciò è affermato , almeno in due distinte perizie , anche dal Prof. Casarosa, al quale qualcuno vuole attribuire la responsabilità di una pretesa - ma inesistente - spaccatura in seno al Collegio Misiti.
Altri tipi di esami o risultanze, nonchè testimonianze ed interpretazioni , potrebbero invece avere validità soltanto se si accordassero o comunque non confliggessero con quanto prova "il testimone".
Come aveva detto un dei più qualificati periti del Giudice, bisognava non preoccuparsi troppo se una persona , vittima di un delitto , avesse o meno il raffreddore, se era stata chiaramente uccisa con una bomba.
Questa la conclusione del Libro Bianco, con il quale il Comitato, consapevole dei suoi limiti di competenza ed esperienza, spera di aver chiarito fatti ed aspetti fondamentali della tragedia di Ustica , allo scopo di contribuire alla definizione oggettiva della verità.