CAPITOLO VII
GLI INTERESSI IN GIOCO
1. Considerazioni generali.
Nei trascorsi 17 anni di indagini e di processo di piazza, gli interessi in gioco nel caso Ustica sono emersi naturalmente e si sono via via resi più chiari. Se tali interessi siano stati perseguiti con metodi leciti od illeciti, se si siano palesati o siano rimasti latenti, pronti ad emergere al minimo evento favorevole o negativo, non può essere detto facilmente. Infatti, le indagini per accertare se vi fossero e vi siano a tutt’oggi interessi illecitamente perseguiti, non sono state fatte o sono appena iniziate - vedasi, ad esempio, gli atti giudiziari contro i Dottori Zurlo e Randanelli, nel caso MIG-23 libico (cfr. infra, pp. 86-87), e contro l’amministratore delegato dell’ITAVIA Davanzali, per turbamento della pubblica opinione (cfr. infra, p. 42) - ovvero semplicemente non le conosciamo, perché sono secretate.
Per queste ragioni ci limiteremo ad indicare quali erano gli interessi in gioco ed i comportamenti che li hanno creati e che li hanno resi evidenti.
Nella categoria degli interessi, oltre a quelli finanziari, occorre mettere ovviamente quelli relativi alle responsabilità di legge eluse, nonché quelli relativi alle responsabilità civili e penali che si cerca di ritorcere su altri. Vi è poi da tenere presente la categoria di interessi indiretti, quelli cioè che si sono creati con la diffusione delle notizie sul caso e sul relativo coinvolgimento dell’opinione pubblica. In tal modo nasce subito e si consolida un interesse politico di consensi in un certo tipo di opinione pubblica, quale quello teso a sfruttare l’occasione di una colpevolizzazione dell’A.M., sia sul piano ideologico in generale che antimilitarista in particolare (si ricordi che negli anni ‘75-’80 si hanno i riflessi del ’68 sulle FF.AA., con in particolare gli scioperi delle mense e con l’ammutinamento dei controllori di volo, che imposero la civilizzazione). Si era in piena guerra fredda fra i due blocchi e qualsiasi indebolimento, anche morale, dell’uno o di una sua componente alleata andava a favore dell’altro. Ciò viene sfruttato anche in sede elettorale, tramite i consensi che la pietà verso le vittime e la ricerca dei colpevoli nell’A.M. facilmente crea.
Vi è poi la categoria degli "opinion maker", alcuni dei quali, grazie al caso Ustica, si sono fatti un nome, creandosi una "autorevolezza" spesso suffragata da responsabili politici in vena di facile conformismo. A questi, si aggiungano scrittori di fiction che si sono occupati del caso, conduttori televisivi e addirittura autori di film - quale Il muro di gomma di Marco Risi, Italia, 1992 - che, con arroganza, supponenza e gratuito ed infamante dileggio, indicano nell’A.M. e nei Suoi uomini i colpevoli dei gravi misfatti.
In tutto questo caleidoscopio di interessi, non vi è un Governo, un ministro, un responsabile che promuova quella famosa Agenzia per la sicurezza, della quale il caso Ustica denuncia ad ogni atto la mancanza e che avrebbe inibito, se non stroncato, sul nascere tutti gli interessi palesi ed occulti.
Infine, tra gli interessi che si sono certamente creati in 17 anni ci sono anche quelli di coloro che non vogliono ammettere di essersi sbagliati, di essere stati "deviati", di aver perseguito indirizzi e persone che si sono rivelati essere sempre più sbagliati gli uni ed innocenti le altre. Questa categoria, come le altre, si intreccia naturalmente, più o meno, anche con le conseguenze finanziarie che ognuna sottende o paventa. Da non trascurare, inoltre, le conseguenze che l’affare Ustica ha sul morale e sull’efficienza di una F.A. - bene ed interesse di tutti gli Italiani - che viene, senza ragione alcuna, emarginata al punto di non essere più chiamata, come è nella prassi, a dirigere lo Stato Maggiore della Difesa.
2. Gli interessi e le responsabilità dei protagonisti.
a. La Società ITAVIA.
La Società Itavia risponde in prima persona, eventualmente in partecipazione con la Ditta costruttrice Mc Donnell-Douglas, della efficienza, della manutenzione e del controllo dell’I-TIGI. Se la causa del disastro fosse stato un cedimento strutturale, la responsabilità civile e penale sarebbe stata anche sua. Questo potrebbe spiegare la ricerca immediata (favorita dalla presenza dei propri rappresentanti in seno alla Commissione tecnica d’indagine, per ciascuno dei quali non si presentava in pratica il problema del segreto istruttorio) di elementi a favore di ipotesi alternative al cedimento. La disponibilità di un nastro del radar Marconi di Fiumicino - da parte del Gen. Rana - e le consulenze di esperti statunitensi (cfr. Rapporto Machidull) su di esso nascono probabilmente da qui e dai concomitanti interessi del R.A.I., che era in particolare responsabile di aver certificato la navigabilità del velivolo. Così nacque subito l’ipotesi missile, una specie di fuoco d’artificio iniziale che poi acquistò man mano dignità di ipotesi molto probabile.
Fino a qui l’interesse evidente fu quello di escludere proprie responsabilità, scaricando su altri la probabilità di errori evidenti od addirittura ipotizzandone di voluti
Ma poi ci si rese conto che l’ipotesi missile era quella che più poteva pagare in termini finanziari, in quanto essa e la collisione avrebbero permesso di accusare lo Stato di non aver ottemperato - tramite l’A.M. - ai Suoi doveri, pretendendo quindi congrui risarcimenti e la riabilitazione della Società, che, nel frattempo, era stata dichiarata fallita dopo che, per iniziativa del Sen. Gualtieri, gli era stata ritirata la concessione governativa per l’esercizio commerciale del volo. Gli ignoti possessori delle azioni ITAVIA riceverebbero, nel caso l’ipotesi del missile venisse provata, risarcimenti nell’ordine di alcune migliaia di miliardi, perché la cessazione dell’attività commerciale della Società verrebbe facilmente imputata alla responsabilità dell’A.M. e quindi del Ministro e dello Stato.
Per questo, dunque, il Gen. Rana disse subito che si trattava di un missile e lo disse - in privato - anche all’On. Rino Formica, Ministro dei Trasporti, il quale in un primo momento lo tenne per sé e poi, nonostante i risultati della Commissione d’indagine ministeriale Luzzatti, riferendo in Parlamento sulla stessa, espresse l’opinione che si trattasse di un missile, dimenticando quindi l’esplosione interna. Nel contempo, l’amministratore delegato dell’ITAVIA, Davanzali, avvalendosi della tesi del missile, denunciò addirittura Governo e Ministri ritenendoli responsabili del disastro economico-finanziario della Società. Questa richiesta di risarcimento dei danni è in particolare basata sulle risultanze del nastro radar Marconi di Fiumicino, e si trascinerà nelle perizie di parte fino ai nostri giorni.
Viste ora le perizie ufficiali sulla inesistenza di velivoli nella zona del disastro, questa dell’ITAVIA risulta la prima grande deviazione sul caso. Essa ha senza dubbio non solo allungato i tempi di indagine, ma ha comunque impedito di fare chiarezza.
b. Il Governo, il Ministero dei Trasporti e il Ministero dell’Interno.
Il Ministero dei Trasporti nel caso Ustica, assunse gravi responsabilità di Legge. Titolato infatti ad istituire una Commissione Tecnica Ministeriale di indagine, poiché tutte le attività aeree civili ricadono sotto la sua responsabilità, nominò la medesima, ma poi non l’aiutò per far recuperare il relitto e non batté ciglio quando la stessa si autosciolse. Né la ricostituì, quando fu finalmente deciso il recupero del relitto del DC-9, lasciando così tutto il lavoro all’A.G., con quali risultati, sia sulla durata del caso che sulla chiarezza nella valutazione delle perizie, si è poi ben visto. Se le responsabilità del caso vennero imputate tutte all’Aeronautica Militare, come di fatto in vari modi e per varie vie inizialmente accadde, ciò fece certamente comodo ai titolari politici responsabili dei dicasteri interessati.
Il Ministero dell’Interno era ed è responsabile della sicurezza negli aeroporti civili e conseguentemente sarebbe stato responsabile di scarsa sorveglianza nell’ipotesi bomba. Quindi anche ad esso fece comodo la tesi del missile, pur pronunciandosi i Suoi rappresentanti - quali i Capi pro tempore della Polizia - talvolta per il missile e tal altra per la bomba, comunque senza alcuna conoscenza tecnica del caso, ma venendo accreditati presso l’opinione pubblica solo se la loro opinione favoriva la tesi del missile.
Il Governo, in pratica, si disinteressò del disastro, ed in particolare affermò che non era stata tenuta alcuna riunione sull’argomento. Invece il Giudice Priore, a metà 1997, ha trovato presso la Segreteria della Presidenza del Consiglio, il verbale di una riunione tenuta dal Governo nel 1980 sull’argomento. La riunione non presentava aspetti significativi. Ma resta il fatto che i partecipanti avevano, a suo tempo, escluso di aver preso parte a qualsiasi riunione sia dinanzi all’A.G. che alla C.S.
Come si vede, dimenticanze di queste tipo non sono state considerate elementi di colpa o negligenze per chi non appartenesse all’A.M.
Il Governo, poi, lasciò all’iniziativa estemporanea di qualche Suo rappresentante la partecipazione a dibattiti ed all’azione di recupero del relitto. Peraltro l’ipotesi dell’esplosione interna, che venne avanzata anche in Parlamento nei primi atti dell’inchiesta, fu quasi subito totalmente abbandonata da tutti i responsabili delle indagini perché, disse poi la C.S., non risultava a bordo del velivolo alcuna persona di rilievo (come, ad esempio, il noto estremista Marco Affatigato, stante la sua vociferata prenotazione sul Volo HI 870 del 27 GIU 1980) che rendesse plausibile/attendibile un atto terroristico. Ciò in realtà avvenne perché questo abbandono favoriva chi sarebbe stato responsabile nel caso in cui si fosse trattato davvero di una esplosione interna, come in effetti indicano le ultime perizie e non provocava crisi nel trasporto aereo.
Le responsabilità del Governo per il recupero del relitto vennero eluse anche per gli avvicendamenti dei titolari verificatisi nel periodo e per i gravi eventi politici di quegli anni.
c. Il Registro Aeronautico Italiano.
Il R.A.I., come si è visto, partecipò, stante la specifica responsabilità istituzionale, all’allontanamento iniziale dell’indagine dall’ipotesi di cedimento per dirigerla verso l’ipotesi del missile. Sembra accertato che il Gen. Rana si recò negli USA con il nastro del radar Marconi: chi glielo diede? Lo fece comunque esaminare dal tecnico Machidull, che disse che gli echi spuri registrati potevano essere attribuiti a velivoli che incrociavano il DC-9. Da qui l’ipotesi del missile. Rana è deceduto e la famiglia nega si sia mai recato negli USA in quel periodo, ma altre testimonianze invece lo confermano. Verrebbe in ogni caso coinvolto in tale responsabilità il Ministro dei Trasporti, che dimostrò facile comprensione verso la tesi del missile. Poi, rassicurato dalle indagini sull’inesistenza di un cedimento strutturale, si ritrasse dal caso, contribuendo quindi con minore efficacia a sostenere azioni a favore della tesi del missile. Il Ministro, che aveva taciuto alla Commissione Tecnica, al Governo ed all’A.G. il suggerimento di Rana, lo svelerà solo molti anni dopo nel corso di un’audizione dinanzi alla C.S.
d. L’Autorità Giudiziaria.
La già denunciata inadeguatezza della Legge per gli incidenti aerei (del 1932, quando non esistevano radar, traffico civile, aviogetti, ecc.), la mancanza di una Agenzia per la sicurezza del volo e le incertezze governative, favorirono l’avocazione del caso, nella sua interezza, da parte dell’A.G., estromettendo praticamente la Commissione Tecnica d’indagine Ministeriale, dopo un iniziale periodo di collaborazione. Ciò forse fu dovuto anche alla scoperta di tracce d’esplosivo che poté far configurare il caso come delitto di strage.
Anche l’A.G. però subì i ritardi e le incertezze degli avvicendamenti degli inquirenti. Infatti, il ritardo nel ritiro del nastro di Marsala, dovuto, sembra, ad una incomprensione tra il primo incaricato, il Giudice di Palermo Guarino, ed il secondo, il Giudice Santacroce di Roma - subentrato per competenza territoriale - , generò una falsa accusa contro l’A.M. circa il ritardo nella consegna del nastro. L’inesistente ritardo, erroneamente attribuito all’A.M., è stato quindi fatto divenire dai media una prova di occultamento, di deviazione e di manomissione dei nastri. Queste false accuse non sono mai state autorevolmente smentite, né per la parte che si poteva inizialmente smentire, né, tantomeno, nel loro complesso, almeno quando sono state rese disponibili le perizie.
L’A.G. infatti non ha, ovviamente, interessi da difendere se non quelli della Giustizia.
Tuttavia, l’assunzione da parte dell’A.G. del duplice compito, inquirente d’Istituto per la ricerca dei colpevoli e tecnico della Commissione Ministeriale, inerente alla ricerca delle cause del disastro, crea una situazione, unica al mondo, in cui la Magistratura sarebbe dovuta diventare di colpo esperta anche della complessa materia dell’incidentistica aerea. Ciò ovviamente non poteva accadere, poiché l’Istituto giuridico che per legge prevede che il Giudice sia perito dei periti non fu certo concepito anche per la scienza, conoscenza ed esperienza necessarie a condurre e comprendere una difficilissima perizia su un incidente aereo, unico per la complessità tecnica dell’evento che, nel caso Ustica, è stata ulteriormente resa complicata a causa dei ritardi nel recupero del relitto.
Così le indagini subirono, oltre ai ritardi già avuti per le pressioni di vario genere, anche questi tipi di lentezze negli interventi "operativi" che si sono estrinsecati, ad esempio, nell’incomprensibile primo incompleto recupero del relitto, che ne richiese quindi un secondo e che potrebbe richiederne anche un terzo.
La Giustizia, operando in tal modo, ne ha inevitabilmente sofferto ed ha sempre più, involontariamente, contribuito alla nascita del processo di piazza ed al consolidarsi di complicità a tutela di interessi di dubbia legittimità.
Va inoltre sottolineato che, stando alle notizie stampa, così frequenti nell’annunciare qualsiasi illazione che potesse suffragare la tesi del missile o dei complotti dell’A.M., non si è comunque mai avuta notizia di indagine, e relativi risultati, in merito all’ipotesi di esplosione interna. La stessa era pur stata indicata come possibile dalle Commissioni Luzzatti e Pratis, nonché dal Collegio Blasi, oltreché definita come la più probabile dal Collegio Misiti, suffragato anche dalla Perizia Radaristica, per quanto attiene alle certezze da essa riferite, ma non per quanto concerne le illazioni e le presunzioni in essa formulate.
Sono stati spesi anni ed anni ad indagare solo e sempre allo scopo di individuare, ad ogni costo, responsabilità del personale A.M e per confermare gli atti di accusa precipitosamente formulati secondo la linea della C.S.
Questo comportamento, oltre al ritardato recupero del relitto, è senza dubbio la causa principale del protrarsi di una inchiesta durata più di 17 anni e che, ha favorito il processo di piazza, esasperato il dolore sincero dei familiari delle vittime, nonché determinato l’ingiusto linciaggio di innocenti.
e. I mass media.
L’argomento Ustica è notizia che comunque fa "vendere" e qualsiasi scoop sull’argomento è ciclicamente benvenuto. Si consolidano così "esperienze" di giornalisti, conduttori, scrittori che con politici e autorità si autogratificano in dibattiti e tavole rotonde.
Si creano così, man mano, nuovi interessi che non si identificano più, come era lecito pensare agli inizi del caso, con la ricerca della verità. Individuato il colpevole nell’A.M., impossibilitata a difendersi se non lo fa il Ministro della Difesa per lei., il gioco non presenta rischi di sorta.
L’interesse dei singoli operatori dei mezzi di informazione a che non fossero smentite le ipotesi e le accuse da essi non solo riferite, ma spesso inventate, è diventato ovvio. Le poche querele fatte a titolo personale (Gen. Fazzino per il film Il muro di gomma ed il Gen. Meloni per un volo di trasferimento), o non vennero riferite o vengono considerate come una "persecuzione" , mentre la Magistratura non ha nemmeno notificato agli interessati le relative archiviazioni.
I giornalisti e gli opinionisti che hanno conseguito notorietà grazie a Ustica sono numerosi. Essi hanno acquistato autorevolezza in particolari tipi di ambienti politicamente favorevoli alle tesi propagandate senza alcuna preoccupazione se esse corrispondessero a verità, ovvero fossero semplici menzogne. Ed in tal modo sono stati avallati protagonismi a sostegno di particolari interessi. E ciò senza alcuna preoccupazione di responsabilità, in quanto gli accusati non hanno fino ad ora avuto voce nel processo di piazza e sono tutt’ora, forse semplicisticamente, convinti che la coscienza pulita che sanno di avere, al momento opportuno li difenderà. Altri parlano solo per sentito dire, altri non parlano per opportunità politica.
Ma nel frattempo gli interessi, in questo settore, sono diventati talmente pesanti da travolgere il reale significato ed il valore delle ultime perizie. A questo punto, molte persone colpite da tale ingiustizia hanno deciso di farsi sentire, chiedendo al Comitato di sottolineare la verità e ricollocare su elementi e prove oggettive il caso dell’incidente di Ustica. Di fronte a questa piccola e flebile voce il partito del missile si è compattato e, non trovando più nelle indagini argomenti utili alle proprie tesi, ne ha sconvolto i significati ed ha chiamato a raccolta tutti i suoi membri per far tacere col numero la voce della verità.
f. L’Associazione Famiglie delle Vittime.
Costituita dalle famiglie di 51 delle 81 vittime, è guidata con capacità e giusta determinazione dalla Prof.ssa Bonfietti, poi divenuta Senatrice grazie alla notorietà raggiunta.
La ricerca della verità, sacrosanto diritto reclamato in ogni modo e circostanza anche per la naturale pietà suscitata dalle vittime, condivisa pienamente dal Comitato, diviene però, dopo tanto tempo, una ricerca unidirezionale. Infatti si individua troppo presto nell’A.M. la colpevole di tutto; per cercare poi, ipocritamente, di limitare ad alcune persone e non a tutta l’A.M. tale colpevolezza. Il gioco non ha potuto reggere perché qualora vi fosse stata colpa essa sarebbe stata di tutta l’Aeronautica e del Suo Ministro. Si ricorse allora alla posizione di parte civile del Ministero, contro il proprio personale - ancora da presumere innocente per legge - quando non si conosceva nemmeno la causa dell’incidente.
L’offerta del Comitato di collaborare con le famiglie per la ricerca della verità è stata rifiutata, dopo incontri ed invio di lettere, dalla Signora Bonfietti. La stessa ha poi dimostrato, in effetti, di volere solo la Sua verità, anche quando la medesima veniva smentita dai fatti. L’intreccio con la politica praticata è infatti divenuto un interesse globale poiché i consensi anche elettorali, ottenuti sostenendo l’ipotesi del missile, dovevano essere difesi. Tuttavia anche ciò trova comunque il suo limite perché deve essere reso conciliabile con la verità, con il pluralismo democratico ed il garantismo che sono, per comune accettazione, caratteristiche fondanti il nostro comune patto costituzionale Appare inoltre necessario sottolineare la valutazione della compatibilità della duplice posizione della Senatrice Bonfietti: la stessa è infatti parte lesa costituitasi parte civile alla guida dell’Associazione Familiari delle Vittime, nonché Segretaria della Commissione Stragi. Circa le interferenze di fatto sulle attività dell’A.G. viene da osservare come la Senatrice Bonfietti giochi il ruolo di parte lesa e nel contempo possa attivarsi, sia pure soltanto con "inopportune suggestioni", anche nel settore della attività giudiziaria ed amministrativa. Tale duplice ruolo evidenzia tutta la sua incompatibilità con continui interventi della Senatrice su tutti gli organi della pubblica informazione, in cui non teme di strumentalizzare elementi di competenza della Commissione Stragi in favore della soluzione di parte da Lei desiderata, senza attendere il giudizio della Magistratura. Proprio il contrario di quanto il Presidente Cossiga aveva raccomandato ai Presidenti delle due Camere in base ad alcune Sue giuste preoccupazioni circa le interferenze fra politica ed attività giudiziaria (cfr. Allegato 14).
Anche tutto ciò va annoverato fra le ragioni dei ritardi, delle infinite richieste di ulteriori indagini e di proroghe di inchieste e porta a chiedersi perché la Signora Bonfietti accetta solo la "verità missile" e rigetta, con tanto accanimento e contro ogni evidenza, la "verità bomba"? La Bonfietti ha infatti asserito che la Perizia Misiti è un vero guaio perché allontana la verità. Ma non è forse vero il contrario? La Senatrice ha asserito in pubblico che la perizia balistico-esplosivistica esclude l’esplosione interna, ma ha dimenticato di dire che esclude ancor più categoricamente il missile.
Premesso che ai familiari delle vittime, certamente in buona fede nel sostenere le iniziative della Presidente della loro Associazione, va rivolto il più profondo rispetto ed il più sentito cordoglio, non può sottacersi che l’interesse finanziario connesso all’ipotesi missile (indennizzi macroscopicamente superiori a quelli commessi all’esplosione interna), è di enorme rilevanza per avvocati e periti impegnati su una tesi che, se smentita, li danneggerebbe sul piano professionale e su quello economico.
Diciassette anni trascorsi sono sicuramente un tempo assurdo ed inaccettabile.
Se si fosse recuperato subito il relitto del DC-9 - decisione avversata in un primo tempo dall’Associazione Famiglie con una specifica lettera dell’Avvocato Ferrucci al G.I. - si sarebbero in effetti individuate da tempo le cause del disastro e, a ragion veduta, si sarebbe potuto risalire alle responsabilità relative.
Così facendo, l’A.M. non sarebbe stata ingiustamente sottoposta ad accuse infamanti senza che si disponesse di alcuna prova a sostegno.
Il porre in risalto il dramma delle vittime è certamente commovente, ma perché farsene scudo e motivo di consenso per condannare persone innocenti? Né può peraltro essere considerata motivazione valida per dare una risposta, qualunque essa sia, alle aspettative esasperate da 17 anni di inefficienza e di inutili tentativi.
g. Il Parlamento e la Commissione Stragi (Presidente il Senatore Libero Gualtieri).
Il Parlamento si è occupato ben poco del caso e solo tramite interrogazioni. Ha di fatto delegato alla C.S. di svolgere una indagine conoscitiva sul caso. L’indagine è divenuta invece, come abbiamo visto, una questione politica ed è stata condotta nella accettazione dell’ipotesi "missile", erroneamente considerata acquisita, comportante conseguentemente la colpevolezza dell’Aeronautica.
In altre parole la C.S., con facoltà inquirente, ha trattato Ustica come se fosse una questione politica fra un partito ed un altro, non preoccupandosi affatto della verità e disponendo già di un "colpevole" ingenuamente pronto a farsi interrogare come testimone su argomenti non facilmente richiamabili alla memoria a meno di non poter disporre dei documenti dell’epoca che erano stati preventivamente acquisiti e mantenuti in possesso della medesima e dell’A.G., non venendo mai fatti visionare ai convocati, per essere interrogati, se non dopo averli tratti in facile contraddizione di memoria. Così l’interesse del partito del missile, cui partecipa palesemente o inconsciamente una parte politica, viene salvaguardato.
Di rilievo è la figura del Sen. Libero Gualtieri, Presidente della Commissione, che:
- si scagliò, subito dopo l’incidente, quale semplice membro del Senato, contro l’ITAVIA, contribuendo alla revoca della concessione alla suddetta Società aerea, che conseguentemente fallì (pur risultando tuttora ancora costituita e probabilmente in attesa di risarcimento);
- effettuò numerosi interventi in Parlamento, sostenendo la inefficienza della Società, la sua precaria situazione finanziaria e la pessima manutenzione dei suoi velivoli.
Divenuto, poi, Presidente della Commissione Stragi cambiò invece idea, addossando ogni colpa all’A.M. e completando la sua azione accusatoria con una Relazione criticabilissima, firmata da un quorum minimo di soli 14 membri su 41. Ciò nonostante, a Camere già sciolte, la trasmise formalmente al Parlamento della XI^ Legislatura (cfr. Allegato 17).
Lo stesso ha quindi continuato nel suo atteggiamento anche a mandato scaduto, partecipando ad interviste e trasmissioni, in cui ha affermato cose volutamente distorte e false (esempio: l’A.M. ha nascosto i nastri. Cfr. infra, p. 98).
Inoltre ha dichiarato in pubblico che la sostituzione del Magistrtato inquirente Bucarelli con il Giudice Priore era stata opera Sua e di altri non meglio identificati.
Ma, nonostante tutto, continua tuttora a far parte della Commissione Stragi.
h. L’Aeronautica Militare.
Non ha avuto, né ha, alcun interesse nel caso se non quello di evitare di venire incolpata di cose inesistenti. E’ certa che nessun velivolo proprio o alleato sia coinvolto nell’incidente e che nessun radar abbia mai visto al tempo e nello spazio aereo del disastro, aerei nelle vicinanze del DC-9.
Non ha avuto, né ha, interesse a nascondere nulla, perché se fosse stato fatto un errore, esso sarebbe stato subito dichiarato dai responsabili, come sempre avvenuto nel mondo occidentale. Non nasconde alcuna negligenza od errori dovuti a scarsa professionalità - inevitabili peraltro in qualsiasi Istituzione statale e non - ma che sono sicuramente stati ininfluenti, in qualsiasi misura, nel prodursi della tragedia.
Non ha interferito, né interferisce e non potrebbe, del resto, interferire con le indagini in quanto non sono di Sua competenza. Ha risposto e tuttora risponde, sempre, alle richieste delle Autorità e degli inquirenti. Qualcuno ha detto che l’A.M. ha sbagliato a non intervenire, a tacere, a non fare proprie indagini.
Ma l’Aeronautica non lo aveva mai prima fatto in casi di incidenti aerei occorsi a velivoli civili(???). Nel caso di Ustica in particolare, l’A.M non ha mai espresso pareri o sostenuto ipotesi e ciò nel rispetto dell’operato e delle competenze delle Autorità inquirenti. Definì ed inviò le due famose lettere a fine dicembre 1980 solo per riferire all’Ente superiore ed al Magistrato inquirente (Santacroce) la situazione che Le risultava, in base alle informazioni ricevute dai comandi dipendenti, esortando peraltro ad attendere i risultati delle inchieste. Fece ciò solo perché soggetta a campagna di stampa diffamatoria. Ciò nonostante è stata accusata di voler depistare le indagini quando invece è stata comunque sempre obbligata a tacere su precisa disposizione del Ministro della Difesa e si è trovata ancor più imbavagliata dalla costituzione in parte civile del Suo Ministro pro tempore, Salvo Andò, voluta sì dallo stesso, ma ripetutamente invocata dalle parti civili e da una certa stampa. L’A.M. ha subito un grave e forse irreversibile condizionamento d’immagine di fronte alla pubblica opinione ed a politici poco attenti, tanto da averne pesanti riflessi sul morale del personale che, ciò nonostante, ha continuato a svolgere con coscienza tutti i compiti di Istituto. Essa non è stata difesa nemmeno dai propri ministri, anche quando le menzogne erano palesi ed anche quando veniva dimostrato il Suo non coinvolgimento. Vuole ora che, in ogni caso, sulla verità si faccia luce, se non altro per essere ricollocata nel la posizione che le è propria nella Storia del Paese.