CAPITOLO IV

LE IPOTESI D’ACCUSA AL PERSONALE ED AI VERTICI DELL’AERONAUTICA MILITARE

 

1. Ipotesi di accusa e comunicazioni giudiziarie.

 

L’invio di mandati di comparizione e poi di incriminazione è iniziato nel 1988 ed ha interessato i militari del Centro radar di Marsala. E’ continuato, successivamente, con l’incriminazione dei Colonnelli De Crescenzo e Mandes, nonché del Maresciallo Tessitore del Centro radar di Licola. E’ proseguito, a cura del Giudice Bucarelli - agosto 1989 - con quelli ricevuti da 16 militari di Marsala e 6 di Licola.

Queste prime 25 comunicazioni giudiziarie sono state inviate a personale e comandanti dei centri radar di Marsala e di Licola, in base ai risultati del Collegio Peritale Blasi, che aveva inizialmente concluso con l’ipotesi missile, per poi spaccarsi in due, essendo una parte favorevole al "missile", l’altra alla "bomba", e ciò proprio a causa delle analisi radar che, condotte inizialmente in modo superficiale, sono state poi corrette da una delle parti.

 

a. Le ipotesi di accusa

 

Le ipotesi di accusa sono state di:

- concorso in falsa testimonianza aggravata;

- concorso in favoreggiamento;

- concorso in occultamento di atti;

- violazione di pubblica custodia di atti (per il personale di Licola).

Queste ipotesi derivavano dal presupposto, dato per certo, dopo i risultati della prima Relazione Blasi, che vi dovevano essere aerei, missili ed abbattimenti che qualcuno doveva aver visto e non riferito. Tuttavia gli interrogatori stringenti non approdarono a nulla, perché nessuno poteva dire di aver visto ciò che non c’era stato, mentre la distruzione del registro DA-1 (radar di Licola) non avvenne certo per dolo, ma fu eseguita dopo 4 anni dall’incidente, in applicazione di una routine burocratica, quando i dati del 27 GIU 1980 erano stati già trascritti e certificati al Giudice, senza essere mai più messi in discussione. Già la revisione dei dati radar, fatta dalla Blasi 2, rendeva giustizia al personale dei radar, ma le comunicazioni giudiziarie, tuttora in atto, non hanno dato adito ad incriminazioni specifiche, mancando elementi di riscontro alle ipotesi di accusa.

Alle citate comunicazioni vanno inoltre aggiunte quelle ricevute da alcuni Ufficiali della Regione Informazioni Volo (R.I.V.) di Ciampino, accusati di aver falsificato - subito dopo l’incidente - il plotting grafico delle tracce ricavato dalle registrazioni del radar Marconi.

 

b. Le comunicazioni giudiziarie.

 

Ma si è giunti poi, nel dicembre 1991, alle eclatanti comunicazioni giudiziarie interessanti i vertici dell’A.M., inviate dal Giudice Priore, insediatosi da sei mesi al posto di Bucarelli (Gen. Bartolucci, Gen. Ferri, Gen. Melillo, Gen. Tascio, Gen. Pisano, Gen. Zauli, Gen. Cavatorta, Col. Muzzarelli).

L’accusa principale nei confronti dei vertici, dalla quale derivano direttamente ed indirettamente tutte le altre, è la seguente:

"impedimento dell’esercizio del Governo nelle parti relative alle determinazioni di politica interna ed estera relativa al disastro di Ustica."

Tale impedimento deriverebbe da:

 

- aver omesso di riferire informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare e di mezzi navali USA ed aver fornito alle Autorità informazioni errate, tra l’altro escludendo il coinvolgimento di altri aerei;

- aver omesso di riferire l’ipotesi di esplosione;

- aver omesso di riferire i risultati dell’analisi dei tracciati radar di Ciampino, dicendo che tali tracciati erano già in possesso della Magistratura.

 

2. Puntualizzazioni sul comportamento dell’Aeronautica Militare.

 

Precisando che nell’ordinamento dell’A.M., come nelle altre FF.AA., la catena informativa ascendente e discendente si sviluppa attraverso i comandi dipendenti secondo l’ordine gerarchico, va evidenziato che le comunicazioni giudiziarie sono state inviate solo ad Ufficiali e Sottufficiali di livello esecutivo basso, per poi saltare direttamente ai vertici della F.A., senza interessare i livelli intermedi.

Comunque, si risponde alle accuse mosse ai vertici dell’A.M. come di seguito puntualizzato.

In merito infatti:

 

- ai velivoli in volo: lo SMA, tramite i Comandi dipendenti, si accertò che non c’erano in volo, nello spazio aereo dell’incidente, né aerei italiani operativi, né, tanto meno, radio bersagli o altro, ottenendo quindi dal Comando USA in Europa - la comunicazione di conferma che non vi erano portaerei o aerei USA in volo nell’area della tragedia (cfr. Allegato 10 MSG CINCUSNAVEUR-London). Le notizie furono riferite al Ministro della Difesa, che riferì in Parlamento il 10 LUG 1980 (cfr. Atti Parlamentari). Ciò fu confermato per iscritto in una lettera a firma Sotto Capo SMA, Gen. Ferri, allo SMD il 20 DIC 1980 - Allegato 32 - che si era resa necessaria a seguito della diffusione di notizie tendenziose nei riguardi dell’A.M. L’ipotesi di accusa sembra nascere, in effetti, da una serie di telefonate, la sera stessa dell’incidente, mentre i soccorsi erano in atto, fra Enti del SAR ed il Controllo di Ciampino, il 3° ROC e la sala operativa SMA (COP). L’ATCC Ciampino aveva in effetti chiesto, ad un non ben identificato centro radar del Sud (forse Marsala), se avesse notizie del DC-9, visto che non rispondeva più alle chiamate. Chi rispose disse che, in quel momento, non osservavano il DC-9 perché seguivano "l’esercitazione" - simulata agli schermi radar - nella quale venivano presentati aerei USA che "razzolavano" a bassa quota. Se osservavano l’esercitazione e non il DC-9, vuol dire che questi non si trovava nella zona dell’esercitazione. Non poteva quindi esserci connessione fra tali aerei, di fatto virtuali - in quanto rappresentati dal computer solo per esigenze addestrative degli operatori - e il DC-9, che invece era reale, e che volava a 25.000 piedi. Fra l’altro i supposti aerei venivano rappresentati sugli schermi radar a bassissima quota (razzolavano) e, se fossero stati effettivamente presenti, non avrebbero comunque potuto essere rilevati, perché di fatto si sarebbero trovati al di sotto dell’orizzonte elettronico del radar stesso. In effetti gli operatori seguivano una esercitazione simulata con presentazione "sintetica" al radar, la SINADEX appunto, da tempo programmata. L’assenza di notizie su tale esercitazione - locale ed autonoma - che fu interpretata come reale dal Controllo di Ciampino, diede luogo ad una serie incrociata di telefonate richiedenti notizie, durante le quali ognuno faceva delle ipotesi, delle supposizioni, con dei "forse" che divennero quasi certezza creando equivoci. Furono così ipotizzate esercitazioni reali a fuoco, presenza di portaerei e persino il coinvolgimento del DC-9 il una azione di fuoco reale. Questa frenetica attività telefonica coinvolse anche il Comando Operativo della 3^ R.A. (3° ROC) ed il Comando Operativo di Pace (COP) dello SMA, cui si chiedevano notizie. Tutto ciò indusse il 3° ROC ad effettuare, la notte stessa, un controllo presso i dipendenti radar, da cui risultò che nessun aereo USA era in zona al momento del disastro. Da qui le notizie passate allo SMA, che le aveva richieste, e che furono poi confermate dai tracciati radar e dal Comando NATO. Gli equivoci telefonici, ovviamente, non raggiunsero mai i vertici dell’A.M. che ne vennero a conoscenza dal Giudice in sede di interrogatorio e che prima, quindi, non potevano certo riferirli ad alcuno. Da ricordare, in ogni caso, che le ultime due perizie (Misiti e Dalle Mese) confermano quanto detto dall’A.M. in merito alla assenza di velivoli attorno al DC-9. A riguardo invece dell’impedimento al Governo nel condurre azioni di politica estera, va sottolineato che l’A.M. non aveva motivo per dubitare dei comunicati emanati dai Comandi NATO e USA (cfr. Allegato 10), tanto più che la situazione radar italiana non rilevava velivoli in zona (particolare confermato sia dalla Misiti che dalla Dalle Mese). Infine, circa l’impedimento al Governo, viene utile fare il parallelo con il suggerimento del Pres.te del R.A.I., Gen. Rana, al Ministro dei Trasporti, che non dette luogo a reazioni immediate, ma solo a ritardate dichiarazioni ipotetiche. Il Ministro Formica ne parlò infatti al Ministro della Difesa, Lagorio. Ma nessuno dei tre riferì in merito al Presidente del Consiglio, al Parlamento ed alla Commissione Tecnica Ministeriale, così come all’A.G., che stavano conducendo le indagini. Né furono richiesti chiarimenti ed approfondimenti all’A.M., che ignorò l’episodio fino a quando non se ne parlò in Tv ( Telefono Giallo di Corrado Augias, 1988). Parimenti non vi fu reazione Governativa quando la Commissione Luzzatti indicò la causa probabile in una bomba o in un missile e neppure quando la Perizia Blasi indicò la stessa alternativa. In definitiva si attacca il vertice e il personale dell’A.M. perché non ha indagato in settori al di fuori della Sua competenza e responsabilità, mentre si tace su Governo e Ministri che, responsabili per legge, ignorarono tutto, anche le comunicazioni ufficiali;

 

- all’ipotesi bomba: l’A. M., per quanto riguarda l’omissione dell’ipotesi bomba, non aveva titolo ad interferire sulle indagini di altrui competenza, né aveva elementi per dire che si trattava di una bomba, visto che c’è voluto, per dirlo, il recupero quasi completo del relitto e 4 anni di studio su di esso. In realtà l’ipotesi dell’attentato fu formulata dal Governo ai primi di luglio del 1980 (seduta 149^ Senato 8 LUG 1980 pp. 13-19, cfr. Allegato 12) ed il Ministro Formica dichiarò di aver interessato all’uopo il Ministero dell’Interno e gli organi della sicurezza. Ma nel corso della stessa seduta il Sen. Pozzo (Msi), parlando delle varie ipotesi, affermò che la pista dell’attentato era stata accantonata dal Governo per "comodità politica". Egli sostenne che la tesi dell’opportunità politica appariva l’unica che potesse giustificare tale repentino accantonamento e che erano in gioco interessi economici rilevanti e contrastanti (cfr. pp. 7928-7929 149^ seduta del Senato, Allegato 12). L’ipotesi, quindi, era già stata formulata in seno al governo e se ne discusse in Parlamento. In seguito, la Commissione Luzzatti e poi la Perizia d’ufficio Blasi 2, indicarono l’esplosione interna come una delle due possibili cause del disastro. Si ignora se vi siano state indagini in tale direzione e quale sia stato il loro approfondimento. A parte l’iniziale smentita della presenza a bordo dell’estremista neofascista Marco Affatigato (che non era certamente l’unico uomo in Italia che poteva essere oggetto di un attentato), nessuno, stampa compresa, ne ha mai parlato. Eppure esistevano fondati motivi per indagare a fondo.

Ancora oggi, dopo che la Perizia d’ufficio Misiti ha indicato nell’esplosione interna la causa più probabile del disastro, escludendo tutti i suoi membri l’ipotesi missile, sembra si continui, ciò nonostante, ad indagare nella sola direzione del missile, quella che vuole l’A.M. coinvoltavi ad ogni costo. In realtà, l’accusa ai vertici dell’A.M., di aver omesso di riferire l’ipotesi bomba, si basa sull’impressione del Ten. Col. Lippolis, già citata, che avrebbe potuto essere stata una bomba, riferita dallo stesso allo stesso Giudice Guarino di Palermo ed al suo Comandante del 3° ROC. La notizia non arrivò tempestivamente ai Comandi centrali, poiché si trattava di una "impressione personale" che non poteva essere adottata da una Istituzione se non dopo i riscontri necessari per i quali l’A.M. non aveva né responsabilità né, conseguentemente, titolo ad eseguire. Lippolis aveva già riferito all’A.G. competente ed un ulteriore intervento dell’AM. avrebbe costituito un’interferenza nelle indagini non giustificata da alcuna evidenza oggettiva, valendo l’opinione del Lippolis quanto quella di qualsiasi altra persona. Ma del resto anche l’opinione espressa in merito dalla Commissione Luzzatti, che dava come valida l’ipotesi bomba tanto quanto quella missile, fu del tutto trascurata;

 

- all’analisi dei tracciati radar: i risultati dell’analisi dei tracciati di Ciampino, elaborati dalla R.I.V. - per determinare meglio il punto della tragedia, necessario al fine di procedere al recupero delle vittime e del relitto - furono subito messi a disposizione della Commissione Luzzatti. Quando si dice che tali tracciati arrivarono dal 3° ROC allo SMA, ci si confonde evidentemente con i tracciati dei radar militari, che lo SMA aveva, come già detto, richiesti ai comandi dipendenti e le cui risultanze furono comunicate al Ministro della Difesa.

 

3. Il comportamento dei media.

 

L’andamento delle indagini e le interpretazioni che certa stampa ha dato alle azioni del Giudice sembrano in effetti a volte orientate più a trovare i colpevoli di atti o di omissioni inesistenti, o ininfluenti, piuttosto che a conoscere la verità sulle cause del disastro. Anche questo aspetto conferma il sospetto che si cerchino ancora dei capri espiatori, nonostante che la chiarezza delle perizie escluda - va ridetto - aerei, battaglie, missili, alterazioni e deviazioni. Anche qui, dove sta la vera deviazione? Essa sta nel prendere queste ipotesi di accusa, tra l’altro già smentite dai fatti, e riferirle all’opinione pubblica come prova di colpevolezza.

Anche nel "caso Ustica", con procedimento perverso, si individuano prima le persone da colpire e poi si fa di tutto, ignorando ogni evidenza, per ricercare o inventare indizi di colpevolezza. Purtroppo tale modo di procedere, a differenza di altri casi simili, non è stato sinora stigmatizzato da alcuno.

Sono passati rispettivamente dieci e sei anni dalla notifica delle prime e delle seconde accuse. Sei anni di continuo flusso e riflusso, di veri e propri linciaggi morali, ironie e disprezzo verso i "traditori della Patria". Mai si sono viste così tante persone sotto accusa, mortificate, tacitate, avvilite e completamente isolate per un così lungo periodo, a dispetto di qualsiasi tutela dei diritti civili, che sono stati più volte calpestati ed ignorati. In una Italia dove ogni pretesto è buono per fare polemica, nessuno ha mai speso una parola per il modo nel quale è stato gestito il "caso Ustica"? Va ricordato inoltre che per questi accusati valgono ancora le vecchie norme di procedura penale, che ben poco spazio lasciano alla difesa. Tale speciale trattamento, si disse, era dettato dalla necessità di non perdere tempo ricominciando tutto d’accapo. Ciò non ostante, sono trascorsi diciassette anni di indagini. Dopo 11 anni è stata notificata agli accusati la "comunicazione giudiziaria", e non l’avviso di garanzia, che avrebbe potuto meglio tutelare gli accusati. Ciò basta per considerarli già colpevoli e come tali, per tanti anni, sono stati di continuo indicati all’opinione pubblica. Ma l’accusa non è stata forse affrettata, visto che - nel 1991 - non si conoscevano nemmeno le vere cause del disastro e visto che a tutt’oggi l’istruttoria ancora non trova una concreta conclusione, anche se di missili non si può più parlare?