Si ritornò perciò al punto di partenza.
Il Comitato, analizzati gli studi della Commissione
Blasi, con qualificati tecnici di settore, ha riscontrato molti errori
scientifici e di metodo.
Ad esempio:
- il Dr. Romano aveva accreditato l’esplosione esterna
semplicemente perché non aveva trovato tracce di fumi d’esplosione
nei polmoni delle vittime, non sapendo, o semplicemente trascurando
il fatto, che in presenza di decompressione esplosiva in un velivolo
pressurizzato è impossibile che si verifichi nei polmoni una
qualsiasi immissione di aria o di gas, provocandosi invece una rapida
emissione dell’aria contenuta nei medesimi;
- i periti avevano una scarsa conoscenza dei radar
e, in particolare non riuscivano a valutare le differenze esistenti
fra i radar della Difesa Aerea e quelli del Traffico Aereo Civile;
- la prima Relazione affermava che gli effetti rilevati
sui resti dell’aereo erano dovuti all’esplosione di un missile, ma
sosteneva, contraddittoriamente, che dello stesso missile non vi era
traccia.
Malgrado quindi il parziale recupero dei resti del
D.C-9 non si fece nessun passo avanti e si rimase alle due ipotesi
di esplosione interna od esterna con la sola differenza di uno schieramento
contrapposto tra i periti. Ci si rese quindi conto che il recupero
era stato del tutto insufficiente - solo il 34% circa del velivolo
- e che l’esame del materiale era stato fatto non tenendo conto delle
esperienze internazionali in merito, né dei risultati delle
perizie del Royal Armament Research and Development Establishment
(RARDE), commissionata dallo stesso Presidente Blasi (1988), secondo
le quali molti reperti denunciavano tracce di esplosione vicina alle
parti interne del relitto, esplosione che, pertanto, non poteva che
essere avvenuta a bordo del DC-9.
Il vero risultato positivo fu che i Giudici si resero
infine della necessità di recuperare tutto il relitto e di
avere un collegio peritale esperto di incidentistica aerea. Il che,
come vedremo, avvenne.
Il Comitato osserva che, anche in occasione del dibattito
sviluppatosi sulle notizie relative ai diversi pareri emersi tra i
periti del Collegio Peritale Blasi, i media sottolinearono come credibile
solo l’ipotesi "missile", demonizzando quasi quei periti che, dopo
analisi e riesami, si erano pronunciati per l’esplosione interna.
Va comunque puntualizzato che i membri Imbimbo, Lecce
e Migliaccio hanno mantenuto la loro convinzione conclusiva con argomentazioni
non convincenti e tecnicamente improprie, essendo comunque costretti
a rivedere parte delle illazioni fatte sul comportamento del personale
A.M. addetto alla Difesa Aerea, che nel frattempo era stato raggiunto
da mandati di comparizione in connessione ai dati riportati sulla
Blasi. Tali tre membri, sulla base delle risposte fornite ai quesiti
posti dal Giudice Bucarelli, sono poi stati denunciati per falso in
perizia da quattro ufficiali dell’Aeronautica.
8. La Commissione Pratis (Osservazioni alla
Relazione-Allegato 19).
Visti il protrarsi della prima attività peritale
del Collegio Blasi, il Presidente del Consiglio, Onorevole Ciriaco
De Mita (Dc), nominava, nel 1988, una Commissione presieduta dal Dr.
Pratis, già presidente della Corte Costituzionale. La stessa
aveva tra l’altro il compito di integrare quanto già noto sul
caso Ustica con l’acquisizione di notizie in ambito internazionale.
La Commisione, al termine dei lavori, maggio 1989,
e prima della definizione del supplemento peritale Blasi, settembre
1989, riammetteva anche l’ipotesi della esplosione di un ordigno all’interno
dell’aereo, escludendo la presenza, nell’ora e nella zona dell’incidente,
di aerei e navi delle Forze Armate nazionali e degli Stati esteri
interpellati (Stati Uniti, Francia, Rep. Fed. Tedesca, Gran Bretagna,
Israele).
Essa, esprimendo la convinzione che dovessero essere
respinte le insinuazioni circa il supposto occultamento di dati da
parte dei centri di Licola e Marsala, denunciava la scarsa sicurezza
a terra dell’aeroporto di Bologna.
In seguito, dopo uno studio fatto da esperti della
SELENIA BDP, stanti le risultanze della Commissione Pratis - che riammetteva
l’ipotesi "bomba" - ed alla controperizia fatta dall’A.M. - su alcuni
aspetti della prima Perizia Blasi inerenti le caratteristiche di funzionamento
dei radar - il Collegio Peritale Blasi riprese i lavori - autunno
1989 - per rispondere alla richiesta di approfondimento avanzata dal
Giudice Bucarelli, così come riportato al Punto 7. precedente.
9. L’inchiesta Pisano (Osservazioni alla Relazione-Allegato
20).
Subito dopo la conclusione della prima fase dei lavori
del Collegio Peritale Blasi - marzo 1989 - il Ministro della Difesa
dell’epoca - Onorevole Valerio Zanone, Pli - dava mandato al Capo
di S.M.A. - Gen. Franco Pisano - di svolgere una inchiesta, amministrativa,
sul comportamento degli Enti e dei Comandi dipendenti dalla F.A. per
individuare eventuali carenze, negligenze o disfunzioni. Nel condurla
non doveva interferire né con l’attività della Magistratura,
né con quella della Commissione Pratis, che era invece tenuta
ad approfondire l’indagine in ambito internazionale. Tale inchiesta,
condotta nel più breve tempo possibile, come specificamente
richiesto dal Ministro e con le limitazioni derivanti dai vincoli
imposti, pur evidenziando che alcune attività da parte del
personale dell’A.M. erano state condotte in modo non ottimale, confermava
l’assoluta estraneità della F.A. nel determinarsi dell’incidente.
Esprimeva, infine, seri dubbi sulle conclusioni della prima Relazione
Peritale Blasi.
E’ da rilevare che per l’inchiesta Pisano non vi
fu la nomina di alcuna Commissione, contrariamente a quanto più
volte affermato e che, coerentemente, la Relazione fu firmata dal
solo Capo di Stato Maggiore.
10. Collegio Peritale Misiti e Perizia Protheroe
(Osservazioni alle Relazioni).
Nominato definitivamente il 25 SET 1990 dal Giudice
Priore, dopo la nomina fatta dal Giudice Bucarelli, è il primo
collegio che dispone del 94% del relitto del Dc-9, ricostruito scientificamente,
per quanto possibile, secondo la metodica, le regole e la esperienza
internazionale I.C.A.O.
Si è trattato del miglior Collegio Peritale
possibile, per esperienza e capacità, avendone fatto parte
i migliori esperti internazionali di incidentistica aerea, che hanno
affrontato le più grandi e difficili indagini su incidenti
aerei avvenuti nel mondo (elenco componenti in Allegato 21). Il Collegio
ha reso la propria Perizia in quattro volumi ripartiti in otto parti
e conclusioni (cfr. Allegato 21). Sono stati nominati dal Giudice
anche Collegi a latere, con il compito di effettuare perizie
collegate, tramite specifiche indagini tecniche (balistico-esplosivistica,
frattografica, chimica ed altro).
A beneficio del Collegio Misiti, il Giudice Priore
richiese anche una perizia all’Ingegner Protheroe - A.I.B., Senior
Inspector of Air Accidents - il quale esaminò il relitto e
riferì al Giudice, con una relazione datata 12 GEN 1992 (Allegato
22).
Dopo attento esame del relitto in tutte le sue parti
e tenendo conto che si trattava di una relazione preliminare, l’Ingegner
Protheroe così conclude:
"It is too early in the investigation to reach positive
conclusions, but on the basis of the evidences available to date it
would appear that the most likely cause was an internal explosion
in the hat rack area of the rear cabin on the left side, just ahead
of the engine intakes, resulting in separation of the skins over the
upper part of the fusolage in this area, back as far as the fin. The
aircraft did not break up immediately, but flew for several minutes
in a semi-controlled manner before breaking apart at the weakned rear
fusolage some 8 minutes later" (trad.: "E’ troppo presto per formulare
conclusioni definitive, ma sulla base delle evidenze disponibili si
può affermare che la causa più probabile [del disastro]
fu un’esplosione interna nell’area posteriore della cabina [passeggeri],
lato sinistro, davanti alla presa d’aria dei motori. L’esplosione
provocò lo strappo della parte superiore del rivestimento della
fusoliera, in questa area fino agli impennaggi [di coda]. Il velivolo
non si frantumò immediatamente, ma volò per qualche
minuto in modo semicontrollato, prima che la parte indebolita della
fusoliera posteriore cedesse del tutto circa 8 minuti dopo").
Tali conclusioni sono in seguito risultate congruenti,
in gran parte, con quelle del Collegio Misiti. Ma anche nel caso di
questa perizia gli organi di informazione diedero scarso peso ai risultati
ai quali essa era pervenuta e, malgrado fosse redatta da un tecnico
indubbiamente competente nel settore, nessuno ne diede notizia.
Il Comitato - valutando la Perizia Misiti il primo
approfondito lavoro di indagine sulla tragedia di Ustica, dal quale
si possano evincere non solo le risposte a tutti i principali quesiti,
ma anche inoppugnabili confutazioni a tutte le ricostruzioni senza
riscontri obiettivi non solo suggerite, ma in qualche caso "imposte",
all’opinione pubblica italiana - ritiene quindi opportuno focalizzarne
i più significativi aspetti, delineati più dettagliatamente
al già citato Allegato 21.
In particolare, infatti, per quanto riguarda:
- i contenuti scientifici, si tratta finalmente di
una perizia organica, condotta, grossomodo, secondo le norme I.C.A.O.
(ma la Relazione è stata poi compilata tenendo conto più
delle esigenze legali, piuttosto che della metodologia tecnica I.C.A.O.),
non deviata da emozioni, interessi ed incompetenza, che non tiene
conto delle pressioni dell’opinione pubblica; se il Giudice ritenesse
di non poterla utilizzare ai fini di legge, sarebbe costretto a proseguire
nelle indagini ed a fare scoprire ad altri tecnici gli eventuali errori
dei periti; comunque, le evidenti prove ricavate dal relitto rimangono
chiare e i risultati scientifici e sperimentali degli accertamenti
condotti non possono essere rifiutati se non dimostrandone la non
validità attraverso nuove indagini peritali di identico valore
scientifico ed eseguite con identiche metodologie;
- la mappa dei ritrovamenti in mare, è stata
redatta in base alla cronologia dei recuperi e secondo la corretta
metodologia, insieme all’esame dei reperti, ha permesso di ricostruire
chiaramente che cosa è avvenuto nel cielo di Ustica dopo l’iniziale
evento traumatico che ha determinato la sequenza di distacco delle
varie parti del velivolo fino all’impatto sulla superficie marina
della sua parte principale in assetto appruato ed inclinato sulla
destra; tali ritrovamenti - avvenuti secondo due allineamenti fondamentali,
il primo parallelo alla rotta del DC-9 sviluppatosi lungo 3-4 km su
una fascia di 1,5-2 km e l’altro, ortogonale a tale rotta, sviluppatosi
per 12-14 km su una fascia di 2-2,5 km - sono in accordo con le formule
matematiche di caduta dei vari pezzi: tali formule hanno persino consentito
di indicare al Giudice ove orientare le ricerche per trovare determinate
parti mancanti del velivolo;
- l’assenza del pur minimo segno di missile,
essa è totale nonostante la ricerca sia stata condotta meticolosamente
e scientificamente da tutti i periti;
- la presenza di numerose evidenze meccaniche
di esplosione interna nella zona della toilette di coda e nelle sue
adiacenze, essa ha permesso di individuare, escluse tutte le altre
ipotesi all’unanimità, proprio nella esplosione interna
la più probabile causa del disastro;
- il ritrovamento dei due motori, esso prova
che il loro distacco dalla fusoliera è congruente con una spinta
dall’interno verso l’esterno, rispetto ai piloni di attacco alla sezione
di coda della fusoliera del DC-9, di simile origine e potenza; inoltre
la condizione di tali motori, nonché la scatola nera degli
strumenti (FDR), denunciano che i medesimi si sono spenti per mancanza
di carburante nel momento in cui si è verificato il trauma
strutturale iniziale;
- l’assenza di tracce di aerei intorno al DC-9,
idonei a lanciare missili o ad interferire con la sua rotta, essa
è confermata dal fatto che i due echi anomali (-12, -17) non
sono considerati velivoli (se non con una minima probabilità),
ma, più probabilmente, tipiche limitazioni/carenze di funzionamento
dell’unico vecchio radar che li "vede" (Marconi);
- l’evidenza che nessun controllore dei quattro
radar, che battevano la zona, abbia mai visto velivoli intorno al
DC-9 apparire sui suoi schermi, essa è coerente; infatti le
pseudo-tracce in discussione non sono mai presentate sugli schermi
perché i rispettivi calcolatori non le avevano mai non riconosciute
come velivoli.
Altresì, per quanto attiene alla causa dell’incidente,
il Collegio conclude rigettando tutte le ipotesi, in modo specifico:
- quella di abbattimento da missile;
- quella di collisione con altro velivolo;
- quella di cedimento strutturale;
- quella di "quasi-collisione",
ed indica invece l’esplosione interna come quella
più probabile in quanto tecnicamente sostenibile.
Per quanto concerne inoltre sia l’attendibilità
dei nastri radar - in particolare quelli di Marsala - consegnati dall’A.M.
al Giudice Santacroce, come dallo stesso dichiarato il 3 DIC 1991
alla C.S., che la coesione del Collegio Misiti, deve essere puntualizzato
che:
- i periti del medesimo hanno confermato che i nastri
non sono stati manomessi, cosa confermata anche dalla seconda Perizia
Dalle Mese.
Con riferimento alla presunta spaccatura in seno
al Collegio, occorre evidenziare come essa in effetti non si sia mai
verificata, in quanto tutti i suoi componenti, all’unanimità,
sia nelle conclusioni della perizia, che nel rispondere ai successivi
25 quesiti, hanno confermato di rigettare l’ipotesi missile e di ritenere
l’ipotesi bomba la più probabile, sia pure con diverso grado
di convincimento.
E’ in effetti vero che, dopo aver condiviso in pieno
le conclusioni della perizia ed averla sottoscritta, due membri del
Collegio Misiti, il Prof. Casarosa ed il Prof. Held, hanno allegato
alla Perizia una "Nota Aggiuntiva". In essa, ribadendo il parere unanime
del Collegio, ritengono doveroso formulare alcune osservazioni sulla
correlazione fra esplosione interna e scenario esterno (presenza o
meno di altri velivoli). Dal momento che alcune evidenze rendono l’ipotesi
di esplosione interna non esente da qualche incertezza (cosa che è
naturale a distanza da dieci anni dall’incidente ed infatti l’ipotesi
è indicata come la più probabile), essa, in caso di
assenza certa di altri velivoli, assumerebbe particolare forza. Ma,
nel caso che si potesse accertare, per altre vie, la presenza dei
medesimi, la stessa andrebbe riconsiderata. Ferma restando l’esclusione
dell’ipotesi di abbattimento da missile e di collisione, si potrebbe
quindi riconsiderare il caso di "quasi collisione" come possibile
chiave interpretativa dell’evento, anche se non unica. Questa, in
sintesi, la nota aggiuntiva del Prof. Casarosa.
Il Collegio d’ufficio, nella sua conclusione, propone
comunque al G.I. di accettare l’ipotesi che la causa dell’incidente
sia stata una esplosione interna.
La Relazione della perizia è stata pertanto
approvata e firmata da tutti indistintamente gli 11
componenti del collegio principale.
La medesima è stata quindi depositata il 23
LUG 1994. Va in particolare ricordato che l’estensore della Relazione
è stato proprio il Prof. Casarosa, che aggiunse in seguità
la citata "Nota aggiuntiva".
Ma già prima che la Relazione fosse consegnata
ci furono indiscrezioni circa le conclusioni cui il Collegio dei periti
era pervenuto. Da qualcuno l’indicazione che la causa dell’incidente
era da attribuirsi ad esplosione interna fu immediatamente definita
un fatto negativo, perché così non si faceva che "tornare
indietro". In effetti era un passo in avanti per la definizione della
verità. Ma quella verità non piaceva. I periti d’ufficio,
specie quelli stranieri (certamente obiettivi) furono ridicolizzati
e tacciati di incompetenza, suggestionando così decisioni ed
opinione pubblica. Fu anche subito evidenziato che il Giudice poteva
anche non tenere conto delle indicazioni del Collegio Peritale d’ufficio
e decidere in base al proprio convincimento, cosa senz’altro vera
sul piano giuridico italiano, ma volutamente strumentalizzata.
a. Ulteriori quesiti posti al Collegio Peritale
Misiti.
Le conclusioni della Perizia Misiti, asserendo la
causa esplosiva interna come unica ipotesi dimostrabile, non sono
state accettate dai media che hanno ridicolizzato i periti tacciandoli
di incompetenza, mentre i PP.MM., il 28 OTT 1994, consegnavano al
Giudice Priore i loro commenti sulla medesima, dando atto al Collegio
di avere svolto un lavoro imponente affrontando particolari difficoltà
nelle indagini peritali, per la verifica delle varie ipotesi e per
la convincente descrizione delle modalità e dei tempi di separazione
delle varie parti dell'aereo, ma affermando nel contempo che andava
detto con estrema chiarezza che la parte conclusiva concernente l’ipotesi
di esplosione interna era affetta da tali e tanti vizi di carattere
logico, da tante contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio
raccolto nella fase descrittiva e nelle perizie collegate, da renderla
inutilizzabile. Tale atteggiamento dei PP. MM. Ebbe un notevole impatto
sull’opinione pubblica.
In realtà il Comitato ritiene che molte delle
incomprensioni e contraddizioni denunciate dai Giudici nella Relazione
dipendano dal fatto che essa fu compilata non seguendo la metodologia
I.C.A.O., ma tenendo conto anche delle esigenze legali, nonché
delle richieste diversificate delle varie parti in causa. Significativa
a tale proposito è la Relazione sul caso Ustica presentata
dal perito Taylor alla ISASI (International Society of Aviation Safety
Investigators) nel marzo 1995 (Allegato 23).
Il G.I., visti i commenti dei PP.MM. alla Relazione
Peritale, ha convocato, il 18 OTT 1994, i periti d’ufficio, ai quali
ha presentato 25 quesiti (di cui solo 3 per la parte radar). In quella
occasione i P.M. hanno precisato che l’aggettivo "inutilizzabile"
era da intendersi non riferito ai contenuti tecnici della Perizia,
ma unicamente al suo possibile impiego ai fini processuali, per formulare
il convincimento del Giudice. Ciò non fu riportato dalla stampa.
Il 23 NOV 1994 i periti hanno quindi consegnato al
Giudice le risposte ai quesiti fornendo i chiarimenti richiesti, anche
sulla "Nota Aggiuntiva", oggetto di specifico quesito. Proprio per
tale ragione, i periti, di comune accordo, decisero di presentare
separatamente le loro risposte, quelle dei Professori Casarosa ed
Held e quelle di tutti gli altri periti. Da esse emerge un diverso
grado di convincimento circa alcune evidenze della perizia, non esiste
comunque sostanziale divergenza all’interno del Collegio: solo una
differenza concettuale di valutazione di alcuni elementi che in ogni
caso non rende contraddittorie le conclusioni della Perizia, di cui
infatti le risposte dei due gruppi confermano la validità.
A tal proposito, la stessa proposta di Relazione
della C.S. nella XII Legislatura asserisce:
"Vi fu poi la posizione dei professori Casarosa ed
Held, membri del Collegio Peritale, che distinguevano parzialmente
le proprie conclusioni dagli altri periti in quanto, nella loro nota
aggiuntiva alla relazione finale, sostenevano che l’alta probabilità
dell’ipotesi di un’esplosione interna non doveva portare ad escludere
categoricamente altre ipotesi (in particolare la semi-collisione),
la cui coerenza dipendeva tuttavia dall’eventuale acquisizione di
nuovi elementi circa la presenza di altri velivoli. Casarosa ed Held
ritenevano pertanto l’ipotesi dell’esplosione interna molto probabile
ma affetta da non trascurabili livelli d’incertezza" (Relazione Commissione
Stragi XII Legislatura, Capitolo XI Gli anni ’80, Sezione I
Il caso Ustica).
Particolare attenzione meritano le risposte del Prof.
Casarosa ai quesiti posti, risposte invero molto chiare. Pur seguendo
infatti su taluni punti diversi orientamenti di valutazione, che comunque
conducono agli identici risultati, egli ribadisce comunque le conclusioni
finali della Perizia fondamentale, che indicano nell’esplosione interna
la causa dell’incidente, sempre prioritaria su tutte le altre ipotesi
("quasi-collisione" compresa, di cui il Casarosa riconosce la scarsa
possibilità), anche se alcune evidenze suscitano qualche dubbio,
ma non forniscono elementi contrari, precisando che:
"Il lavoro effettuato ha portato certamente ad
un risultato utile: il relitto ricostruito nell’hangar non porta alcun
segno di abbattimento mediante missile. Pertanto l’ipotesi che il
velivolo possa essere stato abbattuto da uno o più missili
che per oltre 10 anni ha suscitato le ben note discussioni e polemiche,
deve essere abbandonata. Questo è un risultato oggettivo che
si può osservare sul relitto e deve pertanto essere accettato.
Esso è talmente importante che da solo potrebbe giustificare
l’impegno profuso. Ci si rende conto come sia difficile accettare
l’esclusione di una ipotesi che, presso molti ambienti (non tecnici)
risultava ormai quasi consolidata e rivestiva inoltre una certa attrattiva.
Ma a questo punto occorre avere il coraggio morale e civile di accettare
un risultato che attualmente, in assenza di nuove e stravolgenti informazioni,
possiede il grado di certezza quasi assoluta".
Nessuna frattura si è quindi verificata nei
pareri dei periti d’ufficio, contrariamente a quanto è stato
invece detto da molti ed anche da G.I., paragonandola a quella effettivamente
avvenuta in seno al collegio Blasi.
E’ quindi falso indicare fratture in seno al Collegio
Misiti (Allegato 24), in quanto:
- tutti i periti indistintamente escludono l’abbattimento
per missile, ivi compresa la perizia a latere del Collegio balistico-esplosivistico,
come indicato di seguito;
- tutti i periti del Collegio principale indicano
nell’esplosione interna la causa dell’incidente, considerata da tutti
la più probabile e prioritaria.
b. Contraddizioni tra il Collegio Peritale
principale Misiti ed i collegi a latere.
Quanto è stato falsamente affermato circa
la frattura e le contraddizioni verificatesi tra il Collegio principale
e i Collegi a latere, va detto che se i gruppi specializzati a
latere, incaricati di analisi particolari su specifici reperti
(analisi di cui il Collegio Principale ha pur tenuto in debito conto),
e quindi svolgenti un lavoro parziale, anziché essere considerati
completamente separati ed a sé stanti fossero stati invece
resi partecipi e coinvolti nelle discussioni del quadro complessivo
e delle conclusioni finali, si sarebbe evitata la speculazione di
chi vuol vedere nei loro giudizi parziali una posizione di contrapposizione
con il collegio principale.
Mentre infatti tutti i periti del Collegio principale
hanno indicato nell’esplosione interna la causa dell’incidente ed
escludono l’ipotesi missile, il Collegio a latere balistico-esplosivistico
invece esclude l’ipotesi missile dicendo: "l’assenza totale di elementi
porta a ritenere estremamente improbabile l’ipotesi"; ed a proposito
dell’esplosione interna dice: "l’esplosione interna è evento
con scarsi riscontri obiettivi (esperimenti fatti su alcuni frammenti)
e quindi estremamente improbabile". E’ strano notare come "l’assoluta
mancanza" e "gli scarsi riscontri", evidentemente di peso diverso,
confluiscano poi entrambi in "estremamente improbabile".
Vengono così negate tutte e due le ipotesi
per cui ci si può chiedere quale sia stata la causa dell’evento.
Proprio ciò dimostra come i compiti affidati dal G.I ai gruppi
parziali a latere siano differenti da quelli del Collegio principale.
Due compiti diversi: limitato l’uno, ampio l’altro, che non si limita
all’esame di pochi frammenti, ma tiene conto non solo di quanto detto
dai gruppi a latere, ma anche di tutte le altre evidenze e delle indagini
complessive di secondo livello.
c. Avvenimenti successivi.
Si ignora tuttora se i Magistrati siano stati o no
soddisfatti dei chiarimenti forniti. La Relazione del Collegio principale
dei periti, composto da illustri professori italiani e stranieri di
chiara fama, ha comunque, assieme ai chiarimenti richiesti, fornito
validi elementi sull’ipotesi dell’esplosione interna, la più
probabile rispetto a tutte le altre, ma si ignora se siano state fatte
in proposito valide e minuziose indagini intese a risalire agli eventuali
responsabili.
Comunque, dopo quanto avvenuto relativamente alla
perizia, si è verificato un altro colpo di scena. Il 19 GIU
1995, a quasi un anno dalla fine dei lavori del Collegio dei periti
d’ufficio, il G.I. ha emesso un "procedimento penale contro ignoti
ed altri", decidendo la revoca di due periti d’ufficio, il Prof. Castellani
(Meccanica del volo) ed il Prof. Picardi (Tecnica Radar) essendo venuto
meno il rapporto di fiducia del Magistrato nei loro confronti.
Essi, secondo documenti anonimi sequestrati al Gen.
Nardini, rapporti di polizia giudiziaria e trascrizioni di conversazioni
telefoniche, avrebbero avuto, sin dal 1991, contatti e rapporti con
le parti inquisite, tramite i loro consulenti.
Tali rapporti, mantenuti sia durante il compimento
della Periza che dopo il suo deposito, si sarebbero man mano intensificati
fino a rivelare notizie di grande rilievo e delicatezza, tali da non
potersi riferire telefonicamente, in quanto di grande importanza per
le parti inquisite.
Il G.I. prosegue dicendo che il rapporto, come rileva
il P.M., è dimostrato da fonti non dirette, di non avere strumenti
per verificarne l’attendibilità, non potendo procedere ad interrogatori
per mancanze di procedure e per lo sciopero degli avvocati, né
può utilizzare le intercettazioni telefoniche per non desecretarle,
essendo esse ancora in atto.
Considerando vero quanto risulta, il Giudice "sic
et simpliciter" (sono sue parole) revoca i due periti. Il G.I. ha
poi affermato che tale revoca è stata implicitamente chiesta
per il settore radar quando lo stesso P.M. ha richiesto nuovi accertamenti
peritali per tale materia, comunque da non affidare ai precedenti
periti.
Il Giudice Priore si è quindi riservato di
nominare nuovi periti radar.
Esisteva quindi già una intenzione di continuare
con gli accertamenti in materia di radar con persone diverse dal Prof.
Picardi (che non aveva affermato la presenza di altri aerei pur non
escludendone la possibilità e non aveva ritenuto alterati o
manipolati i tracciati radar di Marsala). Evidentemente le tesi del
Prof. Picardi non sono piaciute, ma il suo lavoro non è stato
contestato nel suo contenuto (gli furono rivolti solo tre quesiti
aggiuntivi sui 25 totali), ma è stato estromesso lo stesso
a mezzo delle accuse che ne hanno provocato la revoca. Non si capisce
perché, dopo che la Relazione era stata depositata (23 LUG
1994) e quindi a conoscenza di tutti e senza più segreti, il
G.I. abbia ancora aspettato quasi un anno per accusare i due periti
di ufficio (19 GIU 1995).
d. Prosecuzione delle indagini nel campo radaristico.
Certamente la famosa "Nota Aggiuntiva" del Prof.
Casarosa ha contribuito - se non provocato - ad innescare la volontà
di insistere nelle indagini radar, alla ricerca di altri aerei nella
zona dell’incidente, in quanto è materia che si presta ad interpretazioni
soggettive, cosa che l’analisi del relitto non permette.
Conseguentemente, se si vuole a tutti i costi eliminare
la validità dell’ipotesi di esplosione interna (ipotesi che
lo stesso Prof. Casarosa ritiene la più probabile, sia nel
sottoscrivere le conclusioni della Perizia, sia nel rispondere ai
successivi quesiti del Giudice) e scartate le ipotesi del missile,
del cedimento strutturale e della collisione, non rimane infatti,
per chi insiste ad indagare ancora in materia radar, che l’intento
di avvalorare l’ipotesi della "quasi collisione". Tale ipotesi è
stata ritenuta estremamente improbabile, in quanto lo scenario radar
non suggerisce la certa presenza di altri aerei sul luogo dell’incidente,
mentre la non consistenza di risultati importanti di secondo livello,
pone in serio dubbio l’ipotesi, che, peraltro, già si basa
su di un’altra ipotesi di presenza di altri aerei.
Inoltre l’evento ipotizzato è da ritenersi
come estremamente insolito se non unico. Il Prof. Försching,
vera autorità in materia, come conclusione di uno studio da
lui condotto su richiesta dell’A.G. lo ha definito "extremely unlikely,
not to say impossible" (cfr. Risposta del perito Santini al primo
quesito aggiuntivo del G.I.).
A parte il fatto che si tratterebbe di un caso più
unico che raro e sempre se, per assurdo, sul luogo dell’incidente
si individuassero altri aerei, quali sarebbero i presupposti perché
un aereo militare decida di attuare una manovra così rischiosa
e dai risultati incerti per abbattere un velivolo? Oppure si tratterebbe
di un fatto del tutto casuale, senza volontà di abbattere,
un vero infortunio, che non si capisce come avrebbe potuto essere
previsto con emanazione di ordine segreti di occultazione, né
perché taciuto in seguito. E se, per assurdo, un aereo nascosto
all’ombra del DC-9 avesse "quasi colliso" accidentalmente con esso
mentre attaccava un altro velivolo, va notato che di tale velivolo
o bersaglio "non esiste traccia alcuna".
Comunque, il Giudice è stato indotto a nominare
un nuovo Collegio di periti per un riesame della situazione radar
della sera del 27 GIU 1980.
Il proseguimento delle indagini ha quindi ed in particolare
interessato il settore radaristico, sembrando quest’ultimo il più
"promettente" per il partito del missile. Questo è avvenuto
nonostante la relazione Misiti attribuisca ad alcuni echi radar -
oggetto, da sempre, di dibattito sulla loro interpretazione - solo
una minima probabilità di essere vere tracce e di corrispondere
quindi a velivoli, cosa peraltro possibile solo nel caso in cui venga
confermata, da altra fonte certa, la loro esistenza, ma di più
la loro presenza possa essere resa coerente con i relativi echi radar.
Il Comitato sottolinea pertanto come queste siano
indagini dovute da parte del Giudice, che deve tenere conto di tutto,
anche delle pressioni, che, pur se ingiustificabili, sono spesso ineludibili.
Tutto ciò però non potrà intaccare la validità
della Perizia Misiti che, oltre che per la parte radar, si è
basata sul ritrovamento e sull’esame scientifico del relitto, che
conservano tutto il loro valore e la loro prioritaria importanza.
11. Le Perizie Radaristiche del Collegio Dalle
Mese e le controperizie di parte inquisita (Osservazioni alle Relazioni-Allegato
25)
Il Collegio dei nuovi periti radar nominato dal Giudice
Priore il 10 OTT 1995 è stato composto dal Prof. Dalle Mese,
dal Prof. Tiberio e dal Col. Donali.
Il Prof. Dalle Mese non era nuovo al problema di
Ustica, avendo già partecipato alla Perizia Blasi e ad altre
perizie parziali. Sarebbe stato quindi meglio, per motivi di opportunità
deontologica, evitarne la nomina, in quanto probabilmente condizionato
dalle precedenti attività svolte sul caso ed avendo egli già
espresso il proprio convincimento sulla presenza di altri velivoli
nella zona dell’incidente.
Dopo aver preso conoscenza della suddetta Perizia,
la parte inquisita ha depositato in data 28 NOV 1997 una controperizia
contenente commenti ed osservazioni concernenti alcuni aspetti della
Periza Dalle Mese, elaborata dall’Ing. Giubbolini.
La Perizia Dalle Mese e la controperizia Giubbolini,
qui trattate, sembrerebbero destinate ad assumere, per ragioni temporali
e nella fase conclusiva dell’inchiesta, un posto determinante improprio,
in quanto potrebbero oscurare l’importanza primaria del ritrovamento
e dello studio del relitto. Tuttavia, i risultati tecnici complessivi
che si deducono dall’esame comparato delle analisi radaristiche suddette
confortano e non confliggono con i risultati e le risposte date dal
relitto, tramite la Perizia Misiti. Per queste ragioni l’esame delle
perizie radaristiche è condotto ad un livello specialistico
più dettagliato.
La Perizia Dalle Mese, che si è avvalsa anche
della collaborazione offerta dalla NATO, presentata al Giudice il
16 GIU 1997, consta di nove parti, di cui l’ultima costituita dalle
conclusioni e dalle risposte ai quesiti del Giudice.
Essa tratta in particolare gli argomenti come di
seguito esposti.
- Integrità dei nastri radar: i nastri di
Marsala, esaminati a fondo, anche in sede NATO, riscontrano evidenze
tecniche che escludono qualsiasi manipolazione, e consentono di dire
che "in altri termini l’analisi dei nastri consegnati all’A.G. fornisce
uno scenario corrispondente a quanto Marsala ha visto quella sera"
(Parte I, p. 29 e Parte II, p. 27). Ciò vuol dire che l’A.M.
- che affermò di aver chiesto informazioni ai radar della D.A.
- non ha taciuto nulla ed ha detto il vero. Ciò sarebbe valido,
a detta degli stessi periti, anche se i nastri esaminati fossero delle
copie (a tale proposito è noto che il P.M. Santacroce affermò
di aver disposto l’esecuzione di copie dei nastri radar a Borgo Piave
e che gli originali dei medesimi erano da lui custoditi; è
la Magistratura quindi che dovrebbe sapere quale nastro sia stato
dato ai periti, non certo l’A.M.!). Tale verità, importante,
non è però più ripresa nelle conclusioni della
Relazione, se non quale accenno nella risposta al primo quesito posto
dal Giudice Priore, dove si dice che lo scenario delineato è
attendibile. Né la stampa lo ha riportato. Anzi l’A.G. ha posto
uno specifico quesito all’A.M. per sapere se essa detenesse gli originali
dei nastri radar!
- Vicinanza al DC-9 di altri velivoli al momento
dell’incidente: in un’area di circa 50-60 miglia (rispettivamente
93 e 112 Km) intorno al punto dell’incidente, sia i sistemi radar
della D.A. che quelli del controllo del traffico aereo civile non
evidenziano tracce di altri aerei. Solo il radar Marconi rileva 2
echi isolati - definiti per la precisione -17" e -12" - già
peraltro oggetto di contrastanti pareri nella perizia Misiti. Questa
perizia, infatti, non li considera. Ciò vuol dire che questa
ulteriore nuova perizia radar - fatta evidentemente per dirimere i
dubbi che il Prof. Casarosa aveva espresso con la sua nota aggiuntiva
- non offre altri spunti al professore stesso ed a quanti la pensano
come lui. Niente battaglia aerea attorno al DC-9 dunque, così
come sin dall’inizio fu detto dall’A.M. Infatti, anche se, per assurdo,
ci fosse veramente stato un aereo nascosto dietro al DC-9 (vedi al
paragrafo successivo) esso, per poter colpire con un missile, non
si sa se il DC-9 o altro velivolo - di cui comunque non risulta traccia
- si sarebbe dovuto prima allontanare dal suo bersaglio - onde poter
assumere una corretta posizione e distanza di lancio - e, nel fare
ciò, si sarebbe scoperto, in termini evidentissimi, alla visione
radar. L’analisi dell’area di 50-60 miglia nautiche non rivela invece
nulla. Il suo limite è tale che sarebbe stato impossibile,
per un caccia, vedere col radar di bordo il DC-9. Infatti per lanciare
un missile il pilota deve prima acquisire il bersaglio sul suo radar
ad una distanza massima di 15-20 miglia, mentre deve poi lanciare
il missile raggiungendo una distanza minima dal bersaglio di 5 miglia.
Tali aspetti e dati tecnici scagionano evidentemente l’A.M. da ogni
sospetto di depistaggio e dall’accusa di reticenza.
- Mascheramento radar di velivoli a ridosso del DC-9:
nel capitolo "Ricostruzione del volo DC-9 dai dati radar" si dice
che è plausibile che un velivolo che procedeva così
vicino al DC-9 fosse da questi mascherato al rilevamento radar. Ciò
comunque si dedurrebbe dai rilevamenti del solo radar Marconi (la
relazione, in modo impreciso, parla in effetti dei radar di Fiumicino).
Tale ipotesi viene spiegata molto succintamente nella relazione ed
è basata su 3 plot prima ed 1 plot dopo. Tuttavia la Relazione
non indica se le quote del DC-9 e di tali plot siano le stesse e non
dice dove avvenga questo fenomeno. In proposito è bene precisare
che esso è avvenuto in effetti quando l’I-TIGI era nell’area
di Roma, quindi non ancora sul mare e ben lontano dal luogo dell’incidente.
Infatti il fenomeno, successivamente, non si registra più.
Afferma poi che l’inserimento del velivolo potrebbe essere avvenuto
nell’area tra Bologna e Siena, perché nella medesima lo scenario
era complesso, dato l’incrociarsi di vari velivoli e la presenza di
una traccia (LG 461/SIF 3) proveniente dallo spazio aereo piemontese,
che è stata identificata, ma la cui origine non è nota
e che poi è sparita.
- Tracce di velivoli in vicinanza al DC-9 sulla rotta
Roma-Ponza: nel capitolo "Scenario nel luogo dell’incidente", dopo
aver detto che nulla si vede in un raggio di 50-60 MN, la Relazione
tratta dei plot solo primari (cioè senza risposta SIF o SSR)
rilevati nelle vicinanze del DC-9 (PR 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7). L’assenza
del segnale secondario fa presumere ai periti che si tratti di velivoli
militari. Al solito, chi vede questi plot - che la Perizia Misiti
ha attributo agli echi provenienti dai lobi secondari d’antenna -
è unicamente il radar Marconi. Solamente il PR4, posizionato
all’altezza di Pratica di Mare, è visto anche dal Selenia.
Questi ipotetici plot, presenti sia su terra che su mare, non sono
vicini al DC-9 nell’area dell’incidente, ma si trovano più
o meno all’altezza di Roma, o al massimo Ponza, e quindi sono lontanissimi
dal luogo dell’incidente (Allegato 26). E’ pertanto scorretto, da
parte dei periti, presentare tali plot come tracce attendibili sul
luogo dell’incidente, riprendendo fra l’altro in modo più ampio
tale discorso nel capitolo "Gli aerei militari" della Relazione. A
parte la presenza delle tracce di F-104 tra Bologna e Siena - che
atterreranno poi a Grosseto alle 18.20’/Z - e della LG 461 (presente
nel tratto iniziale del volo del DC9, che comunque nulla ha a che
vedere con l’incidente), i plot PR1, PR2, PR3, solo primari, sorvolano
la terra all’altezza, o poco più giù, di Roma. Essi
hanno comunque un ritardo - compreso tra 2’30" e 4’ - rispetto al
DC-9, tempi che corrispondono ad almeno 18-30 NM di distanza dall’I-TIGI
(per una velocità di crociera pari a 0,72 Mach).
Circa la possibilità che si siano verificati
scambi di codici in zona Bologna-Siena, va evidenziato che, quando
vi è addensamento di traffico in una zona e diversi radar interrogano
gli stessi aerei, accade spesso lo scambio di codice di risposta.
Ciò spiega l’attribuzione di un codice militare ad una traccia
di velivolo civile che lo riceve da uno degli F-104 in volo nella
stessa zona. Tale scambio di numero di codice può avvenire
anche fra aerei civili.
Infatti gli stessi periti dicono che per essere certi
di quale traccia si tratti occorrerebbe ricorrere ai radar d’origine.
In questo caso il dilemma viene risolto automaticamente dai calcolatori
e dagli operatori che, conoscendo il frequente fenomeno, sono in grado,
dagli elementi disponibili, di risolvere la maggior parte delle ambiguità.
Tali ambiguità furono in effetti risolte durante il volo del
DC-9 e degli F-104 e non dettero adito a chiamate radio per ottenere
dai piloti, civili e militari, conferme dei codici di risposta loro
attribuiti ed effettivamente impiegati.
La traccia PR3 naviga addirittura verso Nord-Ovest,
cioè in senso quasi opposto alla direzione di volo del DC-9.
La traccia PR8 si trova più a Sud ed è anch’essa in
ritardo. Le tracce PR4 e PR5 vengono invece rilevate sul mare, sempre
all’altezza di Roma o poco più giù, e sono dai periti
attribuite a velivoli che forse atterrano a Pratica di Mare. Le PR9,
10, 11, 12 sono invece considerate possibili interferenze. Tutto ciò
è comunque rilevato (a parte la PR4 rilevata anche dal radar
Selenia) solo dal radar Marconi. Altri 3 radar invece (Selenia, Licola,
Marsala) non rilevano nulla. Oltretutto il posizionamento di questi
presunti plot concerne solo tracce primarie di cui si ignorano le
quote. Ciò fa dedurre quindi che la eventuale battaglia si
sarebbe dovuta svolgere nello spazio aereo attorno a Roma. La relazione,
inoltre, afferma che le PR6 e PR7 vicine all’isola di Ponza e viste
solo dal radar Marconi sono congruenti con "varie testimonianze" che
dichiarano di aver notato un velivolo relativamente vicino al DC-9
all’altezza di Ponza e, sempre in quell’area, traffico militare. Ci
si chiede come i periti, tenuti unicamente ad esaminare documentazioni
radar, siano titolati a prendere in considerazione e valutare tali
testimonianze oculari. Il DC-9, proprio all’altezza di Ponza, ha lasciato
la quota di 29.000 piedi per 25.000 piedi. Ci si chiede ancora come
possa un testimone a terra vedere così bene ad occhio nudo
aerei vicini a quasi 10.000 metri di quota. In effetti i periti non
sanno spiegare questi piccoli tratti di plot, da dove vengano e dove
vadano. A loro dire ciò quindi farebbe presumere la presenza
di una portaerei nel Tirreno. Non vi è però spiegazione
circa l’assenza di tracce che, invisibili alla partenza dalla portaerei,
si sarebbero dovute rivelare comunque al raggiungimento della quota
dell’orizzonte radar sui percorsi di avvicinamento al DC-9 e per quelli
di ritorno alla portaerei. Tale presunzione è stata tuttavia
sufficiente a far affermare agli organi di informazione la "certezza"
della presenza di una portaerei.
- Congruenza dei dati dei radar civili e di quelli
della difesa aerea: la relazione definisce congruenti i dati dei radar
D.A. e civili. Circa l’esercitazione SINADEX i periti hanno chiarito,
anche con l’aiuto NATO, che le procedure usate per i vari cambi nastri
e per le operazioni di consolle, sono state procedure non appropriate,
constatati i ritardi che provocano. Tuttavia la stessa relazione definisce
tali ritardi "benefici", perché permettono di vedere e registrare
quel che accadde nella zona fino a 4’ dopo il disastro. Circa la vicinanza
dei plot delle tracce a quella del DC-9 - nello spazio aereo di Roma
- va notato che esse non sono proprio state mostrate sugli schermi
degli operatori radar (perché i computer li hanno filtrati
non potendole riconoscere quali tracce corrispondenti ad aerei). Infine
va notato che le risultanze della Perizia, sugli echi in discussione
del radar solo Marconi, sono tutte basate su ipotesi, presunzioni,
possibilità, casi plausibili, ma mai su certezze, a meno di
quelle che vicino al DC-9 non c’era nessun altro velivolo nel raggio
di circa 100 km e che i nastri della D.A. non sono stati manipolati.
a. Ulteriori quesiti posti al Collegio Peritale
Dalle Mese.
Il Giudice Priore, il 28 LUG 1997, ha quindi posto
ai periti Dalle Mese, Tiberio e Donali cinque quesiti ad integrazione
della Perizia depositata il 16 GIU 1997.
A tali quesiti si aggiunsero quelli formulati dai
periti di parte civile e di parte inquisita.
I quesiti formulati dal Giudice chiedevano, in sintesi,
di chiarire:
- perché le tracce PR6 e PR7 devono considerarsi
come prodotte da velivoli reali e non dall’effetto di lobi laterali;
- perché le suddette tracce sono rilevate
solo dal radar Marconi;
- perché alcuni ritorni radar, inseriti nella
traccia del DC-9, non possono essere interpretati come sdoppiamento
della eco;
- quali siano gli elementi che possono contribuire
a rafforzare l’ipotesi della presenza di un secondo aereo che vola
nella scia del DC-9;
chiedendo inoltre di riferire su ogni altra notizia
utile per l’interpretazione solo dei plot primari.
In ordine al primo quesito, non si comprende comunque
perché il Giudice voglia far indagare esclusivamente su tali
due tracce, tralasciando le altre.
I periti, rispondendo il 6 DIC 1997, polemizzano
anzitutto circa quanto riportato sull’argomento dalla Relazione Misiti
ed affermano che, per verificare le loro tesi, si sono avvalsi di
simulazioni teoriche (non essendo disponibile alcun diagramma di irradiazione
sul piano azimutale dell’antenna del radar Marconi).
Essi affermano che tali simulazioni risultano comunque
congruenti con il normale funzionamento di un sistema radar, mentre
ritengono sia da escludere, dai dati rilevati con tale imprecisa simulazione,
che i "radar di Fiumicino" (gli echi sono in effetti "visti" solo
dal Marconi), presentino un funzionamento anomalo con l’insorgenza
del fenomeno dei lobi laterali.
I periti forniscono agli specifici quesiti del Giudice
le seguenti risposte:
- in merito alle tracce PR6 e PR7 rilevate dal Marconi,
circa il fatto che esse siano viste solo da tale radar e non dal Selenia,
viene fatto riferimento ad un’altra traccia - la PR4 - che è
l’unica vista, sia pure in maniera diversa, dai due radar, giustificando
comunque il diverso modo di ottenere rilevamenti da parte dei due
radar col fatto, ovvio, che gli stessi avevano, in effetti, caratteristiche
diverse;
- in ordine ai ritorni radar inseriti nella traccia
del DC-9, asseriscono, contrastando specificamente, quanto detto al
riguardo nella Perizia Misiti, che quei ritorni non sono dovuti a
sdoppiamento dell’eco;
- circa la presenza di un secondo aereo nella scia
del DC-9, affermano, sinteticamente, che, avendo rilevato interferenze
fra i due echi (DC-9 e aereo sconosciuto - ore 20.40 circa), attribuibili
alla presenza dei due distinti bersagli, il quadro complessivo induce
a ritenere plausibile la esistenza di un secondo aereo in volo
parallelo al DC-9.
Al quesito posto dalla parte civile, che richiedeva
chiarimenti circa il metodo usato dalla NATO per giungere alla conclusione
che i nastri di Marsala fossero integri, i periti confermano dette
conclusioni, ed allegano alla Perizia la risposta fornita dai tecnici
NATO, a conferma formale della valutazione fatta.
Per i quesiti posti invece dalla parte inquisita,
i periti:
- ammettono di aver usato erroneamente il termine
"guadagno di antenna";
- dichiarano di essere ricorsi, non disponendo di
diagrammi di irradiazione dell’antenna del radar Marconi, a soli dati
teorici;
- asseriscono di non essere in grado di dare risposta
circa i guadagni sui primi lobi laterali del Marconi;
- ritengono possibile una dissimmetria in detti guadagni,
tali da favorire "echi spuri", ma ritengono che tale fenomeno improbabile;
- affermano che echi primari, con le stesse caratteristiche
di quelli vicino al DC-9, sono osservati in tutto lo scenario, seppur
in quantità limitata, anche su altre tracce, ma non in maniera
tale da poter attribuire il fenomeno ad echi dovuti al primo lobo
laterale.
I periti d’ufficio, fin qui, confermano in sostanza
le conclusioni della loro Perizia.
Circa il quinto quesito, posto dal giudice ed inerente
eventuali utili notizie, i periti affermano che le problematiche relative
agli echi -12 e -17 sono tutt’ora valide e sarà l’A.G. a valutarle.
Essi, nell’integrare poi lo scenario radar generale,
descrivono poi la situazione dei voli a nord della Sardegna e trattano
l’uso dei codici SIF la sera dell’incidente.
Nel concludere la risposta a tale ultimo quesito,
affermano che, mentre in periodi diversi rispetto al giorno del disastro
i codici militari SIF1, SIF2 e SIF3 erano tutti normalmente usati,
il 27 GIU 1980 si sono verificate invece solo sei risposte SIF2 -
fra le 17.30 e le 19.00 ed una sola risposta fra le 19.00 e le 21.15
- mentre i SIF1 ed i SIF3 erano tutti presenti.
In tal modo arrivano alla conclusione che tutte le
risposte SIF2 (tranne una a Poggio Ballone, Grosseto) della sera del
27 GIU 1980, sono state disattivate nei trasponditori di tutti gli
aerei militari presenti nello scenario aereo di competenza della difesa
aerea nazionale. Dicono inoltre che tale ipotesi è da ritenersi
plausibile in quanto può essere stata la conseguenza
di un ordine, a diffusione limitata, impartito solo ai voli in atto
in quell’intervallo di tempo.
Con tale affermazione termina la risposta ai quesiti
aggiuntivi del G.I. da parte dei periti d’ufficio Dalle Mese, Tiberio
e Donali.
Prima di formulare i commenti e le obiezioni di carattere
tecnico alla perizia in argomento ed alla risposta ai successivi quesiti,
va rilevato come l’ultima affermazione circa il presunto ordine
di disattivare i codici SIF2 abbia subito trovato credito nel "partito
del missile" che le ha conferito immediatamente il grado di certezza.
Non si conoscono i criteri seguiti nell’indagine statistica operata
dai periti circa la presenza di codici SIF 1, 2 e 3 in periodi diversi
dal 27 GIU 1980. Non si conosce né l’estensione dei periodi
considerati, né i giorni della settimana ed i relativi orari,
ma ciò che è più importante è il constatare
come ancora una volta il Prof. Dalle Mese, seguito fedelmente dagli
altri firmatari, e che già in altre perizie si era dimostrato
convinto della presenza di velivoli militari, vada al di là
del preciso mandato tecnico per insinuare ipotesi, formulare illazioni
(quali le testimonianze oculari di aerei su Ponza), presumere la presenza
di portaerei e l’emanazione di ordini circa l’uso del SIF2, che sono
coerenti solo con i suoi personali convincimenti.
Abbiamo già rilevato come sia stato inopportuno
affidare un compito così delicato e quasi conclusivo (visto
l’atteggiamento di chi continua ad ignorare il relitto e le altre
conclusioni ben più certe ed importanti di quelle risultanti
nella perizia radar) ad un tecnico che già aveva partecipato
ad altre perizie su Ustica e che già aveva dimostrato, in maniera
evidente, le sue tendenze ed i suoi convincimenti. Per tali ragioni,
in passato ed in altra occasione, era stata richiesta dall’Avv. Taormina
la sua sostituzione con altro perito che indagasse su Ustica, richiesta
che fu comunque rigettata dal Giudice Priore.
b. Controperizie di parte inquisita (Ing. Giubbolini).
La Perizia radaristica Dalle Mese e le risposte ai
successivi quesiti del Giudice sono state commentate ed in parte contrastate
dal perito di parte inquisita Ing. Giubbolini, tramite due specifiche
controperizie, principalmente per gli aspetti tecnici riguardanti
alcune "interpretazioni" date a tracce di aerei fantasma che circondavano
o seguivano il DC-9.
Tali due controperizie sono state regolarmente depositate
presso l’A.G. il 3 DIC 1997 e il 23 DIC 1997.
Per comodità di trattazione, poiché
le risposte ai quesiti confermano quanto già detto nella Perizia
radaristica principale, i commenti controperitali verranno trattati
i maniera unitaria, in quanto, seppur delineati in documenti separati,
si integrano a vicenda.
Esaminati quindi in dettaglio alcuni argomenti particolari,
quali:
- l’analisi della rotta del DC-9 vista dai radar
civili;
- la natura ed evoluzione delle tracce dal PR1 a
PR12 con estensione dell’analisi ad altre tracce simili rilevabili
nello scenario;
- la possibilità per il radar Marconi di dare
"echi spuri" sui lobi laterali d’antenna;
- gli "echi sdoppiati" associati sia alle tracce
del DC-9 sia altre tracce presenti nello scenario prima e dopo l’incidente;
- il tipo e l’evoluzione della traccia LG 461 ed
i rapporti spazio-temporali della stessa con il DC-9;
le controperizie giungono a conclusioni in netto
disaccordo con quanto affermato nella Perizia Dalle Mese e nelle successive
risposte ai quesiti del G.I., potendosi infatti dimostrare come le
presunte irregolarità rappresentate da echi spuri lungo la
rotta del DC-9 sono costituite da fenomeni che non evidenziano - né
presi singolarmente, né nel loro complesso - la presenza di
un velivolo nascosto od attività di volo accanto al DC-9.
L’antenna del radar Marconi, l’unica a rilevare i
fenomeni menzionati dalla Perizia Dalle Mese, aveva indubbiamente,
soprattutto per la sua vetustà, problemi di sensibilità
fuori norma, più alta di quella normalmente attesa sui lobi
laterali vicini, e che genera echi ad angolazioni ben individuate
rispetto all’asse centrale del fascio.
Infatti il fenomeno relativo alle tracce menzionate
dalla perizia - dalla PR1 fino alla PR12 - si riscontra, sempre spostato
angolarmente di quantità ricorrenti e costanti, anche in numerose
altre tracce, che vengono rilevate in altre situazioni, in tempi e
per velivoli diversi.
Non si tratta quindi di uno scenario dinamico prodotto
da echi di velivoli reali, ma solo da echi fittizi dovuti a risposte
spurie, ottenute sui lobi laterali, di tracce reali identificate.
Ipotizzare che i gruppi da PR1 a PR12 siano generati da tracce reali
non identificate, significa ammettere una coincidenza casuale di almeno
18 velivoli, distribuiti nello spazio e nel tempo, i quali, a gruppi
di due o tre, compaiono e scompaiono contemporaneamente, volano avanti
e indietro, rispetto alle differenti tracce reali dei velivoli (quali
A1136, A5356, A5357, A1142, A2000, A5346), e che si mantengono alla
stessa distanza dal radar conservando, battuta dopo battuta, le stesse
distanze in azimuth da dette tracce, senza essere comunque mai rilevate
dal radar Selenia.
Per quanto attiene al fenomeno degli echi sdoppiati,
di cui tre lungo la traiettoria del DC-9 (velivolo nascosto), va detto
che un certo numero di altre situazioni presenta lo stesso fenomeno.
In particolare il volo A1141, che percorre una rotta analoga al DC-9,
ma circa 47 minuti dopo, e che è individuabile, come il DC-9,
da una sequenza di 3 plot all’incirca nella stessa posizione (a meno
di 3 NM di distanza). Secondo i periti d’ufficio, si dovrebbe allora
dedurre che anche sotto il volo A1141, proprio nella stessa zona del
DC-9 (area di Roma), ma 47 minuti dopo, si venisse a mascherare un
secondo velivolo. In effetti anche a causa dell’allungamento dell’eco,
possibilissimo nel vecchio Marconi, ma non nel Selenia, che infatti
non lo "vede", si viene a formare un plot sdoppiato.
In effetti ciò che i periti d’ufficio scambiano
per tracce reali - basandosi su simulazioni teoriche impiegando dati
ipotetici e non derivanti dalle reali caratteristiche e condizioni
di sensibilità del Marconi - è invece dovuto ad un mal
funzionamento di tale radar, probabilmente associato anche a particolari
condizioni ambientali costituite dalla posizione geografica dell’aereo
e dai riflessi del lobo principale su ostacoli fissi, così
come dimostrato dall’esame degli echi di altri velivoli reali presenti,
in tempi diversi, nella stessa posizione.
Per quanto attiene alla traccia LG 461, ipotizzata
come possibile velivolo che si immette nella scia del DC-9 allo scopo
di mascherarsi, le evidenze radar dimostrano che la stessa arriva
nel possibile punto di incrocio della propria rotta con quella del
DC-9 molto in anticipo, quando l’I-TIGI - trovandosi dietro - doveva
ancora percorrere almeno 9 miglia per raggiungerlo, cosa che, ovviamente,
rendeva impossibile il cosiddetto "inserimento".
Inoltre, il codice SSR 1000 attribuito dal Controllo
del Traffico Aereo di Milano alla LG 461 risulta normale in tale area,
nella quale il volo venne "inizializzato", e non lo identificava,
necessariamente, quale volo militare.
In sostanza, la Relazione Misiti, criticata dalla
Perizia Dalle Mese, aveva tratto conclusioni giuste anche nel settore
radar.
Quanto poi al fatto che le PR6 e PR7 siano viste
solo dal radar Marconi e non dal Selenia, i periti, citando la PR4,
unica traccia vista da ambedue i radar, ma in modo diverso, attribuiscono
alle diverse caratteristiche dei due sistemi il fatto che uno veda
sia la PR6 che la PR7 e l’altro no. Questa spiegazione potrebbe anche
essere sufficiente se ci si riferisse soltanto alle PR6 e PR7, visto
lo specifico, ma circoscritto, quesito posto dal Giudice. Ma se si
pensa invece che, a parte il PR4, anche le PR1, 2, 3, 8, 9, 10, 11,
12 - oltre agli altri plot similari individuati dalla perizia di parte
inquisita - si comportano come la PR6 e la PR7 e che nessuna di queste
presunte tracce è vista dal radar Selenia, si deve concludere
che la diversità delle caratteristiche costruttive dei due
radar non è motivo né sufficiente, né tanto meno
valido per rispondere compiutamente al quesito.
La diversità nell’individuare le vere tracce
sta invece nel fatto che il radar Marconi aveva sensibilità
anomala e vedeva tracce inesistenti, il Selenia aveva invece una corretta
sensibilità ed individuava solo le tracce effettivamente vere.
Circa poi le altre informazioni utili (5° quesito)
e la situazione a nord della Sardegna, non sembra che il quadro fornito
dia un valido aiuto per spiegare meglio le circostanze dell’incidente
del DC-9. Contrariamente a quanto affermano i periti di ufficio per
i quali molte tracce di aerei spariscono, si è invece dimostrato
che tutti atterrano in determinati aeroporti (Bastia, Ajaccio). A
tale proposito, sintomatico della poca accortezza delle indagini e
delle facili illazioni dei periti d’ufficio è il fatto che
essi affermano che la traccia AA462, che essi ipotizzano di un elicottero,
si sia abbassata sotto la soglia di visibilità e che scompaia
quando "si trova al centro del Tirreno". Se però sulla mappa,
da essi riportata, ci si prende la briga di aggiungere la Corsica,
ci si accorge che la traccia del velivolo scompare non in mare aperto,
ma esattamente in corrispondenza dell’aeroporto di Bastia, dopo aver
attraversato l’isola.
Infine va ricordato che per gli echi -12 e -17 (vicini
al luogo dell’incidente) i periti affidano al giudice la valutazione
circa la loro interpretazione, ma il Prof. Dalle Mese si guarda bene
dal ribadire la dichiarazione - resa nel 1990 al Giudice Bucarelli
- secondo cui quegli echi erano da ritenere al 99, 90% rilevamenti
di aerei (il Collegio Peritale Misiti, successivamente, ne definì
invece una attendibilità solo dell’ordine del 20%).
Altresì, al Prof. Dalle Mese, circa la sistematica
assenza di risposte SIF2 da parte di aerei militari, nel lasso di
tempo prossimo al disastro - cosa che lo induce ad ipotizzare un ordine
ricevuto, per disattivarlo - va spiegato e precisato che - a parte
la mancata definizione di precisi criteri circa la formulazione di
una sommaria statistica interessante la presenza di SIF2, in periodi
diversi da quello del disastro - su 20 probabili velivoli militari,
identificati in tutto lo scenario dello spazio aereo attraversato
dal DC-9 ITAVIA, 8 presentavano il codice SIF2, otto ne erano privi,
mentre 4 erano incerti: per cui, se su venti velivoli 8 e forse anche
dodici davano risposta sul SIF2, non può certo essere asserito
che esistesse una assenza di risposte su tale codice da parte dei
velivoli militari.
Sul piano operativo va però specificato che
non esiste un ordine permanente che obblighi tutti i velivoli militari
ad usare sempre il codice SIF2, prescritto solo in caso di esercitazioni
e per quelli che vi prendano parte. In altri tipi di volo può
essere usato o no. I velivoli da trasporto, scuola, collegamento,
elicotteri, non lo usano perché ad essi non è assegnato
un codice di identificazione SIF2. Pertanto, la sera del disastro
del DC-9, gli aerei "visti" dal radar Marconi senza risposta SIF2
o erano velivoli da combattimento, che non usavano il SIF2 - non essendoci
alcuna esercitazione che li obbligava a farlo - o erano velivoli di
diversa specialità.
Sulla base di quanto sopra, le conclusioni dei periti
d’ufficio nella "risposta ai quesiti", appaiono del tutto arbitrarie,
fuori luogo, comunque forzatamente tratte, oltre a manifestare una
evidente scarsa conoscenza delle procedure seguite dai velivoli militari
circa l’impiego dei modi e dei codici SIF.
In sostanza, la perizia radar Dalle Mese, al di là
delle presunzioni, illazioni ed ipotesi derivanti dall’errata interpretazione
dei falsi echi, rilevati unicamente dal vecchio radar Marconi, non
solo conferma la precedente perizia radar della Misiti, ma ribadisce
alcune certezze, fra le quali:
- non manomissione dei nastri radar;
- congruenza di tutte le registrazioni di tutti i
radar - militari e civili - esaminati con la situazione aerea intorno
al DC-9;
- assenza di velivoli intorno al DC-9 nel punto della
tragedia per un raggio di 50/60 miglia.
Tali certezze tolgono praticamente ogni validità
alla riserva fatta dal Prof. Casarosa e dal Prof. Held - in calce
alla Perizia Misiti - circa lo scenario aereo "che fosse eventualmente
emerso in seguito" attorno al DC-9: nella zona del disastro, infatti,
non c’erano altri velivoli oltre all’I-TIGI.
Per maggiore chiarezza la situazione dei plot delle
tracce è riportata sulla cartina nell’Allegato 27.
12. Conclusioni sulle indagini e sulle Perizie
disposte dagli organi istituzionali.
Dopo aver esaminato le uniche fonti della verità
su Ustica, e cioè le relazioni delle Commissioni e dei Collegi
Peritali, emerge che:
- l’esame oggettivo del relitto risulta fondamentale
essendo, quale unico testimone, ben più attendibile di qualsiasi
situazione radar che in effetti ha solo valore complementare;
- la Commissione Luzzatti si esprime in favore di
esplosione interna o esterna;
- il Collegio Peritale Blasi si esprime, in un primo
tempo, pro missile, ma poi si spacca e due dei cinque membri si dichiarano
fermamente pro bomba;
- la Commissione Pratis ritiene che non possa essere
scartata l’ipotesi di un ordigno collocato a bordo del DC-9;
- la Relazione Pisano si esprime criticamente sulla
prima conclusione della Relazione Blasi;
- la Relazione Protheroe indica l’esplosione interna
come causa più probabile;
- il Collegio Peritale internazionale Misiti, dopo
il recupero quasi totale del relitto, esclude del tutto il missile
e ritiene all’unanimità l’esplosione interna come causa più
probabile del disastro, pur ipotizzando un suo membro (Prof. Casarosa)
anche una possibile, ma certo meno probabile, "quasi-collisione";
- il Collegio Peritale radar Dalle Mese, aggiunge
3 fondamentali certezze, costituite dalla non manipolazione dei nastri
radar, dalla congruenza di tutte le registrazioni radar con la situazione
aerea intorno al DC-9, dall’assenza di aerei attorno al DC-9 in un
raggio di 50-60 NM.
Tutte le perizie hanno comunque escluso le altre
possibili ipotesi, del cedimento e della collisione, mentre quelle
svolte a relitto recuperato rigettano l’ipotesi missile ed indicano
forti probabilità per quella della bomba.
Come è quindi potuto accadere che su giornali,
alla Tv, nei libri e perfino in un film, sia stato detto agli italiani
che era stato un missile ad abbattere il DC-9?
La vera deviazione operata sull’opinione pubblica
ed indirettamente la pressione che ciò ha esercitato sui Giudici
e sui Periti ha certamente altre cause ,non certo quella della volontà
di ricercare la verità.
L’argomento sarà trattato in altra parte di
questo Libro Bianco (cfr. Cap. V).
13. Le perizie di parte.
Tali perizie tendono a favorire la parte che le commissiona,
ricercando tutte le evidenze che siano coerenti con gli obiettivi
che questa si pone, ciò nei limiti della deontologia professionale
che dovrebbe essere osservata specie in campo tecnico, onde evitare
di "affermare il falso".
Nel nostro caso, quelle di parte civile si sono basate
generalmente sulla volontà di ricercare, in tutti i modi possibili
ed immaginabili, elementi per dimostrare che fu un missile ad abbattere
il DC-9, senza peraltro essere riuscita a portare la minima prova
che consentisse un accettabile riscontro scientifico di tale tesi.
Le medesime hanno però goduto di una pubblicità
più grande sia delle perizie ufficiali del Ministero dei Trasporti
e dell’A.G., che delle perizie di parte inquisita, queste ultime effettuate
quando alcune persone dell’A.M. furono inquisite e che, pur eseguite
da esperti di fama, sono state comunque del tutto ignorate dai media.
Riprenderemo, più avanti, alcuni risultati
delle perizie di parte civile per dimostrarne la non validità
delle procedure adottate e, quindi, la non attendibilità delle
conclusioni.
La Società ITAVIA, fin dall’inizio del caso,
generò documenti e svolse perizie - grazie anche ai propri
membri nella Commissione Luzzatti - , prima per escludere il cedimento
strutturale, poi per trovare prove dell’esistenza del missile. Ha
proseguito così, fino ad oggi, cavalcando spesso argomentazioni
che, quando provate come false o distorte, sono state disinvoltamente
abbandonate a favore di altre che spesso sembravano artatamente concepite
in base alle notizie ed agli scenari definiti dalla stampa. Dopo la
ricostruzione del relitto nel 1994, nonostante la disponibiltà
delle evidenze su di esso riscontrate, le perizie di parte civile
hanno ancora seguito lo stesso metodo, cercando e trovando appoggi
per diffondere notizie parziali ed istruire documenti devianti.
a. Le perizie di parte civile
Le parti civili, l’Associazione famiglie e la Società
ITAVIA, hanno essenzialmente criticato le altre perizie e non hanno
comunque prodotto lavori organici e completi sul disastro aereo.
Inizialmente si è trattato di ricerche parziali,
di testimonianze, di fatti o ipotesi che potevano accreditare la tesi
del missile e della battaglia aerea. Alcuni periti sono stati a volte
addirittura sfruttati per una specie di parere avulso dal contesto
delle indagini. Le parti civili in genere si sono spesso poste in
tale ottica, tranne che per le analisi radar che sono state invece
condotte su basi tecnico-scientifiche, anche se riferite a dati parziali
e pur sempre trascurando il quadro ed i fatti generali, nonché
le peculiari caratteristiche tecnico-operative e le ubicazioni terrestri
dei radar considerati.
Nel 1994, però, quando è uscita la
Relazione Misiti, le parti civili hanno accusato una grave sconfitta
della loro tesi sul missile e hanno fatto di tutto per sminuire il
valore di tale Relazione e dei suoi estensori, aiutati dalla maggior
parte dei media. I PP.MM., poi, hanno criticato il testo in quanto
a volte poco chiaro, contraddittorio e quindi non utilizzabile ai
fini di Giustizia.
Inoltre nel dicembre 1995 è stato elaborato
il documento Osservazioni sulla perizia tecnica d’ufficio ed altro
a cura dei periti di parte civile ITAVIA Di Stefano-Cinti - reso noto
il 19 GEN 1997 - che è in pratica un capolavoro di sofistica,
applicata ad un caso tecnico-scientifico, volto a distruggere la Relazione
Misiti per far rivivere l’ipotesi missile. Gli elementi che tale relazione
esamina sono molti, ma gli stessi non sono mai messi in relazione
gli uni con gli altri e, soprattutto, mai con il contesto generale
e con le principali attività d’indagine o con gli aspetti oggettivi
dell’incidente aereo.
Infatti ogni elemento o evidenza, comunque da verificare,
viene esaminato singolarmente. Lo sviluppo espositivo, pur risultando
convincente per il lettore nelle singole parti, giunge tuttavia a
conclusioni che, se confrontate con le premesse, non consentono di
confermare o di escludere alcuna ipotesi, pur pretendendo di dare
a quella dei "due missili" un inoppugnabile fondamento. Un esame attento
e completo dei più significativi argomenti trattati dalla Relazione
dei periti Di Stefano e Cinti, dimostra la infondatezza delle loro
argomentazioni per la non aderenza al quadro generale delle evidenze
(certe e ormai acquisite).
b. La Relazione Di Stefano-Cinti (Osservazioni
e commento-Allegato 28)
Il documento di parte civile ITAVIA, Di Stefano-Cinti,
verte sostanzialmente su due temi:
- quello della dimostrazione che il DC-9 non si è
destrutturato in aria, ma è finito in mare integro;
- quello della dimostrazione che l’aereo è
stato abbattuto da due missili.
La prima obiezione riguarda il tema della destrutturazione
in volo (argomento trattato nella Relazione Misiti che trovò
il pieno consenso dei PP.MM.) o della negazione della medesima, come
gli autori della Perizia sostengono insieme ad altri precedenti analisti
e osservatori.
Se prima dei ritrovamenti in mare si poteva dire
tutto ed il contrario di tutto, oggi l’ipotesi della destrutturazione,
a seguito dell’impatto in mare, non è assolutamente più
sostenibile, in quanto, in tal caso, la dispersione dei rottami sul
fondale marino sarebbe stata estremamente limitata - quindi circoscrivibile
nel raggio di alcuni centinaia di metri - mentre la stessa risulta
distribuita invece su due allineamenti, uno parallelo alla rotta ed
uno ad essa ortogonale, rispettivamente lunghi 3-4 km e 12-14 km,
larghi1,5-2 km e 2-2,5 km.
Una volta rimossa la prima ipotesi, cosa necessaria per i periti
al fine di sostenere la seconda ipotesi configurante l’abbattimento
tramite uno o più missili, quest’ultima viene automaticamente
a cadere per la mancanza di un caccia che potesse lanciarli. A prescindere
da quanto sopra, le argomentazioni a sostegno della seconda ipotesi
sono ancora più complesse, in quanto si ritiene che un plot
in più (2b) - oltre al -17" e al -12" - attribuibile o meno
ad un UFO (Unknown Flying Object) possa sostanzialmente cambiarne
in senso positivo la probabilità di esistenza.
Ben altri sono invece i fattori che hanno portato ad escludere, ormai
con certezza, la possibilità di abbattimento del DC-9 da parte
di un caccia armato di uno o più missili. Tra questi forse
il più importante è l’assoluta mancanza di tracce di
perforazione da schegge che invece dovrebbero riscontrarsi numerose.
Tutto ciò, esclude ovviamente l’ipotesi, qui assurdamente riproposta,
dell’urto passivo sul DC-9 da parte del corpo del missile (o missili)
esploso esternamente senza lasciare traccia, o perché il missile,
ipotizzato con testa di guerra in coda, si suppone esploso per impatto
- come sostenuto in precedenza dal consulente di parte civile Sewell
- o perché l’esplosione, provocata dalla punta dell’ala, non
ha lasciato tracce sulla stessa, come sostenuto da Di Stefano e Cinti.
I due periti, in analogia a quanto già fatto da Sewell, perito
di parte civile, sentito anche dal Collegio Misiti (allegato 21),che
aveva individuato fori inesistenti, hanno cercato dei grandi fori
d’ingresso e d’uscita (mancanza di "pelle") sulla fusoliera del DC-9,
dal momento che all’interno non sono rimaste tracce di esplosione
del missile; i periti in effetti hanno proceduto "adattando le ipotesi"
ai fori. Quello che si può dire, fra le verità e le
inesattezze sostenute per costruire gli eventi di attacco missilistico,
onde adattarli ai fori sulla fusoliera del DC-9, è che il tutto
può essere relegato al rango di mera ipotesi senza alcuna accettabile
prova per poterla sostenere.
Essi stessi asseriscono che il tipo di missile che avrebbe provocato
i fori "da essi individuati" non è del tipo a calcolo del punto
futuro e nutrono dubbi che tale tipo esistesse nel 1980. Concludono
paradossalmente che il tipo di missile va ricercato tra quelli che
potrebbero essere coerenti con le loro risultanze ed ipotesi.
Comunque, allo scopo di dare concretezza agli aspetti di scarsa credibilità
connotanti le asserzioni/considerazioni dei due periti, si evidenziano
in allegato le inesattezze e a volte le cose non vere sostenute nella
complessa serie di ragionamenti sviluppati dagli stessi, i quali peraltro
concludono il loro documento asserendo che: "si stima che una casualità
di eventi che porti alle conclusioni sopra descritte sia inammissibile
da punto di vista statistico e si resta a disposizione per fornire
chiarimenti e collaborare ad ulteriori approfondimenti che sicuramente
si renderanno necessari" (Cfr. Allegato 28). Sottolineiamo come nemmeno
gli estensori del documento credano fermamente nella tesi esposta.
Il documento in questione fu criticato aspramente con un commento
scritto dal Prof. Casarosa ed inviato all’A.G.
c. Le perizie di parte inquisita (Ing. Bazzocchi)
La perizia di parte inquisita, coordinata dall’Ingegner Ermanno Barzocchi,
pur concordando con il C.P. d’ufficio, aggiunge alcune determinanti
evidenze e prove, sull’ipotesi esplosione interna, che il collegio
d’ufficio aveva rinunciato ad esaminare per alcuni discordi pareri
interni o perché riteneva sufficienti quelle prese già
in esame. Infatti, secondo la Relazione Bazzocchi, vi sono molte evidenze
di esplosione interna che non sono state considerate dal collegio
d’ufficio. Ciò sarebbe stato accettabile qualora poi il collegio
d’ufficio non avesse dovuto ammettere che le prove d’esplosione interna
c’erano, ma che, pur non essendo sufficienti a dare la certezza assoluta,
non valeva la pena di approfondirle ulteriormente, tenuto conto del
fatto che tutte le altre ipotesi venivano rigettate all’unanimità(quindi
quella della esplosione interna restava l’unica praticabile). Si chiede
infatti la Perizia Bazzocchi quante prove di esplosione interna occorrano
per dimostrare che un tale fenomeno è avvenuto all’interno
del DC-9.
L’allegata sintesi della perizia Bazzocchi aggiunge a quelle del
collegio d’ufficio, alcune significative ed inconfutabili prove di
una esplosione interna nella toilette di coda dell’I-TIGI. Le medesime
sono state verificate sia con calcoli matematici di confronto che
con prove sperimentali convincenti. Esse sono di una importanza decisiva,
tale che da sole dimostrano l’esplosione interna e non possono, in
ogni caso essere trascurate (Allegato 29).
Occorre inoltre dire che la perizia di parte inquisita, compilata
sul relitto, concorda quasi in tutto con quella d’ufficio e con quella
svolta dall’Ingegner Protheroe. Essa - particolare certo non trascurabile
- è stata stilata da uno dei più grandi progettisti
e costruttori d’aerei che ci siano attualmente in Italia, l’Ing. Bazzocchi,
stimato in tutto il mondo come tecnico aeronautico, unitamente ad
un gruppo di periti di grande livello.