†COIRO-ROSELLI-SALVI
SALVI -ROSELLI-NEBBIOSO
e. I "mass media".
Giornali e televisioni sono stati determinanti nel
dare voce alle parti civili e per sollecitare le indagini. Esercitando
con determinazione la loro funzione di controllo e di informazione
democratica, hanno sottoposto a verifica la versione delle Autorità
in merito alla tragedia di Ustica, ma hanno successivamente anche
raccolto ed ampliato interessate versioni delle indagini, nonché
"testimonianze" di non verificata attendibilità, dando così
corpo in maggioranza al "partito del missile".
Questa ipotesi, in assenza di nette dichiarazioni
o smentite da parte delle autorità politiche e giudiziarie,
o senza considerare od approfondire scenari diversi, è diventata,
di fronte all’opinione pubblica, l’unica "tesi" sostenibile, l’unica
scelta dell’informazione ritenuta "politically correct". Tale tesi,
via via predominante su tutto, venne facilmente adottata da lettori
ed ascoltatori. Questo perché gli stessi erano già convinti,
da precedenti negative esperienze, concernenti altre stragi restate
impunite, che anche quella di Ustica fosse inseribile in quel terribile
elenco a causa di responsabilità, più o meno dirette,
dell’A.M.
Essa è inoltre divenuta estremamente funzionale
all’emergere di possibilità insperate per chi, da questa versione,
poteva trarre rilevanti, legittimi od illegittimi risarcimenti. Cifre
valutabili in migliaia di miliardi di lire, che sarebbero stati più
facilmente ottenibili con una condanna dello Stato Italiano, per "l’infedeltà"
di uomini appartenenti alle Istituzioni, rispetto invece alla possibilità
di fruire di tali risarcimenti in caso di un attentato messo in atto
da ignoti, che, come noto, sono difficilmente identificabili e perseguibili
dentro e fuori i confini nazionali.
Il comportamento dei Governi italiani, che non provvedendo
al recupero del velivolo, iniziato solo nel 1987 e completato al 94%
dell’intera struttura del DC-9 solo nel 1992, ben dodici anni dopo
la tragedia, consentiva, in un quadro politico instabile, non solo
il rafforzamento di questi particolari interessi in gioco, ma soprattutto
lo sviluppo sui mass media di ogni più fantastica e mostruosa
ipotesi (basti pensare a quelle ampiamente circolate di un ammaraggio
del velivolo ancora integro e dei passeggeri poi uccisi per eliminare
scomodi testimoni, o di un tentativo di accreditare la versione della
partecipazione, allo scenario in cui si determinò la caduta
del DC-9, di piloti italiani successivamente "eliminati" in un incidente
delle Frecce Tricolori a Ramstein, nella Repubblica Federale Tedesca
il 28 AGO 1988, per sopprimere le prove di tale coinvolgimento).
Ciò è avvenuto tramite servizi giornalistici,
con libri, attraverso programmi di fiction televisiva e persino con
un film (Marco Risi, Il muro di gomma, Italia, 1992), nonché
con delle performance teatrali, favorendo in tal modo un processo
di piazza contro presunti colpevoli senza che fosse mai consentita,
agli stessi, la possibilità di un qualsiasi confronto contraddittorio.
Non si può non sottolineare che sono stati
persino riportati su gran parte dei mass media, in termini stravolti,
i risultati delle indagini della Magistratura e le vere conclusioni
dei Collegi Peritali, saturando con dati falsi ed interessate anticipazioni
tutti i quotidiani e molti periodici, nonché specifiche trasmissioni
televisive, telegiornali compresi, specie quando emergevano elementi
che potessero dimostrare infondata la tesi dello scenario di guerra
aerea e del missile abbattitore.
Se in uno Stato democratico gli organi di informazione,
i giornalisti e gli opinionisti sono la garanzia della trasparenza
nella ricerca della verità per la tutela del diritto dell’opinione
pubblica di essere correttamente informata, onde porla in grado di
esprimere un consapevole giudizio su quanto avviene nel Paese e nel
mondo, in questa circostanza, fino ad ora e tranne pochissime eccezioni,
ci si è invece trovati di fronte ad un vero "muro di gomma",
eretto dai media, a protezione dell’ipotesi missile e che indicava
il colpevole coinvolgimento dell’A.M.
Così si sono avute le vere deviazioni ed il
vero depistaggio sul caso Ustica: orientando continuamente ed insistentemente
la maggior parte dei lettori e degli ascoltatori verso l’ipotesi "missile"
e contro "colpevoli prescelti". Questi, costretti al silenzio, da
tutte le circostanze di legge e stanti le competenze istituzionali,
sono stati quindi bollati, di fronte alla pubblica opinione, come
cospiratori a danno dello Stato.
f. Le parti civili.
Si sono costituite parte civile:
la Società "Itavia" cui apparteneva
il DC-9;
le Famiglie delle Vittime per la precisione
le famiglie di 51
vittime su 81, organizzate in una
Associazione
volta ad ottenere la verità
su Ustica
e guidata dalla Signora Daria Bonfietti,
sorella di una delle vittime, poi
eletta
deputato del Pds nella XII Legislatura
e senatrice nell’attuale XIII, componente
della
Commissione Stragi;
il Ministero della Difesa contro ufficiali
e sottufficiali dell’A.M.
raggiunti da comunicazione giudiziaria.
L’Associazione delle Famiglie guidata dalla Signora
Daria Bonfietti (convinta che sulle cause della caduta del DC-9 la
versione delle Autorità non fosse attendibile) si è
apertamente adoperata, nel suo pieno diritto, a tenere vivo il problema.
E questo, soprattutto, quando nell’attività di indagine si
verificavano rallentamenti o pause, come fra l’’82 e l’’87.
La pietà per le vittime e la comprensione
per il dolore dei familiari, ma anche l’emozione creata da ricostruzioni
artefatte di scenari ed ipotesi, costrinsero Autorità, esponenti
politici e Magistratura a prendere, sotto la spinta di improvvise
urgenze, generate dal disorientamento dell’opinione pubblica, posizioni
ed iniziative spesso poco meditate. Mentre venivano quindi creati
positivi stimoli per le indagini, la spinta emotiva, anche da parte
dell’Associazione delle Famiglie, condusse invece ad una pista obbligata
nel ricercare ciò che aveva determinato la tragedia di Ustica.
La convinzione dei familiari dell’Associazione in
merito alla colpevolezza dell’Aeronautica - o solo di alcuni suoi
uomini, come abilmente poi taluno ha detto - si è infatti progressivamente
sempre più evidenziata, sia evitando in larga misura di utilizzare,
per le indagini, qualificati esperti che appartenessero all’A.M.,
che influenzando le attività giudiziarie quando ancora non
si conoscevano le cause del disastro.
In particolare, la costituzione di parte civile del
Ministero della Difesa, contro i dipendenti raggiunti da comunicazioni
giudiziarie, è stata palesemente e ripetutamente richiesta
dalla Presidente dell’Associazione Famiglie, appoggiata in questo
dalla stampa ed avallata, con discutibilissima decisione, dall’allora
Ministro della Difesa On. Salvo Andò (Psi).
Non essendoci allora nessuna prova che dimostrasse
come fondata l’ipotesi del missile (peraltro oggi definitivamente
esclusa dalle perizie sia sul relitto che sui tracciati radar) sulla
quale basare le accuse all’A.M., si verificò, con questa iniziativa,
una grave lesione del diritto degli uomini dell’A.M. ad essere considerati,
per principio di diritto penale, innocenti fino a prova contraria.
Se l’operazione fu un successo di immagine per la Signora Bonfietti
e la Sua Associazione, compromise però ingiustamente l’immagine
e l’onore, oltreché la serenità delle famiglie, di ufficiali
e i sottufficiali coinvolti, contribuendo in maniera determinante
ad offuscare nell’opinione pubblica l’immagine dell’intera Forza Armata.
Le ipotesi imposte dall’Associazione delle Famiglie
dei caduti - a cui in effetti aderiscono solamente 51 famiglie su
81 - ancorché comprensibili sul piano emotivo, hanno certamente
creato un clima tale da influenzare le Autorità e gli inquirenti.
L’On. Bonfietti, per la quale vanno comunque sollevati
dubbi di legittima compatibilità della sua duplice veste di
componente della Commissiome Stragi e di Presidente dell’Associazione
Famiglie Vittime, ha spesso tentato di impedire che ipotesi differenti
da quelle sostenute da lei stessa e dalla sua Associazione, trovassero
strumenti di diffusione e luoghi di ospitalità, per esempio
ostacolando in ogni modo l’attività dei relatori del Comitato
Studi per Ustica, espressione del Centro Studi Aeronautici, che nel
’93 aveva iniziato un ciclo di conferenze, offrendosi al pubblico
confronto, per la ricerca della verità e nel tentativo di garantire
pluralismo e democrazia all’ormai iniziato "processo pubblico".
L’On. Bonfietti, come peraltro ha chiaramente ribadito
in un dibattito televisivo condotto da Maurizio Costanzo sul Canale
5 di Mediaset, ritiene, con atteggiamento perentorio, che solo alla
tesi del "missile" debba essere concesso diritto di illustrazione
in pubblico, mentre chi contesta (e con prove inoppugnabili) vada
invece posto a disposizione della Magistratura ed in quella sede debba
darne giustificazione. Infatti una conferenza del Comitato a Todi,
fu pubblicamente osteggiata dalla Signora Bonfietti, che, in una lettera
aperta al sindaco (Allegato 4), lascia chiaramente intendere di essere
contraria a far parlare "i Generali" nelle sale comunali.
Il Comitato, in un tentativo ulteriore di ricercare
il dialogo, indirizzò alla Signora Bonfietti una lettera (Allegato
5), offrendo, ancora una volta, collaborazione per la ricerca della
verità sulla tragedia di Ustica. Dopo una seconda lettera di
chiarimenti (Allegato 6), in cui il Comitato illustrava la sua posizione
su argomenti specifici, la Signora Bonfietti decise di sfuggire a
qualsiasi confronto, determinando l’impossibilità dell’apertura
di un dialogo con lei e la sua Associazione.
g. Il Parlamento e la Commissione Stragi (Presidenza
Senatore Libero Gualtieri- XI Legislatura).
Il Parlamento si è attivamente occupato del
caso Ustica sin dal primo momento, con la presentazione di interrogazioni
e sollecitazioni, ma, come afferma anche la relazione della Commissione
Stragi, ad un iniziale interesse si sono succeduti periodi di letargo,
dovuti anche a gravi avvenimenti di portata nazionale, od internazionali,
ed all’avvicendarsi di Legislature e Governi.
Nel 1989 la Commissione Bicamerale Stragi veniva
incaricata di svolgere indagini in merito ai comportamenti tenuti
sul caso Ustica da parte di chi aveva responsabilità istituzionali.
L’indagine della Commissione, completata nel 1992 (e approvata dal
solo quorum minimo di 14 componenti su 41 (13 dell’opposizione ed
uno della maggioranza, quest’ultimo determinante ai fini dell’approvazione
della Relazione), a Camere già sciolte, ha ritenuto di individuare
inammissibili coinvolgimenti e quindi gravi responsabilità
in molteplici settori dello Stato. Ha per contro sollecitato provvedimenti
unicamente contro l’Aeronautica Militare, a cui vengono erroneamente
attribuite responsabilità che le leggi e le normative vigenti
assegnavano al Governo, ai Ministri e all’Autorità Giudiziaria.
E tutto questo sempre nella completa assenza della conoscenza delle
specifiche cause del disastro.
I risultati della Commissione Stragi, fortemente
devianti, anche alla luce delle indagini successive, hanno concorso
a rafforzare, in una pubblica opinione ormai "intossicata" e convinta
della "ipotesi missile", l’idea di uno scenario di guerra assolutamente
inesistente, tanto che una nota aggiuntiva alla Relazione Gualtieri,
del tutto contraria al testo accettato dai quattordici votanti, non
ha quasi ricevuto, dai media, dignità di pubblicazione.
Particolare rilevanza assume pertanto il fatto che
la Relazione Gualtieri sia stata fonte autorevole per la definizione
delle imputazioni ascritte agli alti gradi dell’A.M., formulate dal
G.I. Priore che, già consulente giudiziario della Commissione
stessa, per pubblico vanto dello stesso On. Gualtieri, fu scelto per
sostituire il Giudice Bucarelli. La sostituzione traeva origine da
diverse ragioni, non escluse quelle del non avere Bucarelli accettato,
a priori, l’ipotesi del missile e di essere nel contempo non gradito
dall’Associazione delle Famiglie, oltre che in contrasto con l’On.
Giuliano Amato (Psi) per un ‘attività subacquea sul relitto
del DC-9 che la Marina statunitense avrebbe illegittimamente condotto.
h. Il Comitato Studi per Ustica: costituzione ed
attività.
E’ nato nel 1990, con lo scopo di contribuire all’accertamento
della verità su Ustica e non, come è stato detto, per
difendere ad ogni costo l’Aeronautica o il suo personale.
Ne fanno parte numerosi esperti del volo militare
e civile, nonché tecnici ed ingegneri. Alcuni hanno collaborato
e collaborano saltuariamente, alcuni continuativamente.
Tra questi segnaliamo per le specifiche competenze:
- quali coordinatori:
Catullo Nardi, Gen. di S.A. (p), esperto di difesa
aerea, ultimo incarico.
Com.te II Reg. Aerea
Cesare Fazzino, Gen. di S.A (p), esperto di difesa
aerea e
telecomunicazioni, ultimo incarico Com.te V ATAF
- quali componenti:
Maria Fede Caproni, esperta di storia e di archivistica
aeronautica
Romolo Mangani †, Gen. B.A., già Com.te 3°
ROC Martina Franca
Pino Cespa †, Magg. Gen., già Com.te Radar
Marsala
Enrico Pinto, Gen. B.A. (aus.), esperto del
volo e sicurezza del volo
Giuseppe Dugnani, Col. (p), pilota pattuglia acrobatica,
Com.te Alitalia
Giulio Terzoli, Ing., pilota aviazione generale
Gianfranco Cerri, Magg. pilota-Com.te Alitalia
Dal 1992, dopo circa due anni di studi preparatori,
il Comitato ha cercato di intervenire nel dibattito, accettando il
confronto nel "processo pubblico", per contribuire alla ricerca della
verità, cercando di assicurare anche all’Aeronautica e al suo
personale la possibilità di presentare all’opinione pubblica
proprie tesi a sostegno di quanto era realmente accaduto, nel cielo
di Ustica, dopo averle sottoposte, prima di assumerle, a severissime
verifiche scientifiche.
Come già evidenziato, il Comitato ha offerto
la propria disponibilità al dialogo con l’Associazione delle
Famiglie delle Vittime, rappresentata dall’On. Bonfietti.
Il Comitato non ha in atto alcun conflitto con i
familiari degli scomparsi ad Ustica ed è sempre pronto, qualora
questi lo desiderassero, a mettere a loro disposizione ogni risultato
raggiunto nella analisi delle cause della tragedia.
Il Comitato inoltre, forte dell’esperienza acquisita,
per sottolineare l’improcrastinabilità della costituzione in
Italia dell’Agenzia per la sicurezza del volo, ha a suo tempo promosso,
insieme all’A.N.P.A.C. (Associazione Nazionale Piloti Aviazione Civile),
una petizione popolare, da inviare al Presidente della Repubblica,
che raccolse un migliaio di firme.
Dalla primavera del 1997 il Comitato, dopo aver tenuto
circa quaranta conferenze presso circoli privati ed associazioni in
tutta Italia, ha cominciato a presentare i risultati del suo lavoro
all’opinione pubblica nazionale. Una limitata percentuale dei mass
media, rompendo un silenzio durato troppo a lungo, ha quindi dato
notizia delle sue valutazioni consentendo così l’inizio di
una più equilibrata informazione dell’opinione pubblica.
Lo scorso dicembre il Comitato ha inviato un proprio
rappresentante a Baltimora (Maryland, USA 8-12 DIC 1997) perché
seguisse l’udienza pubblica nell’N.T.S.B. sulle cause dell’incidente
occorso nel Luglio 1996 al Boeing 747/100 della Twa Volo 800, New
York-Parigi. Nel corso di tale pubblica udienza è infatti emersa
in tutta evidenza la rapidità nel condurre l’inchiesta tecnica,
la non ingerenza della Magistratura sui fatti tecnici e scientifici
degli accertamenti d’indagine, nonché la completa trasparenza
degli atti dell’inchiesta, ciò a confronto dei 17 anni di indagini,
della confusione di responsabilità e di atti tecnici resi solo
parzialmente pubblici come avvenuto in Italia per il DC-9 (Allegato
7).
Il Comitato, richiamando ancora una volta l’attenzione
sulla necessità di aggiornare in Italia gli strumenti della
sicurezza del volo civile, si propone di recepire l’esperienza fatta
a Baltimora sull’argomento e di inviare al Parlamento una relazione
utile per il progresso aeronautico del nostro Paese.
Il Libro Bianco e la sua presentazione concludono
quindi un ciclo di attività durato sette anni ed i cui risultati
sono così messi a disposizione di tutti quale strumento di
democratico confronto ed ausilio nella ricerca della verità
sull’accaduto.
2. Descrizione dell’evento.
Venerdì 27 GIU 1980 alle ore 20.59’45" il
DC9 ITAVIA I-TIGI Volo IH-870 in rotta 180° su Palermo, alla quota
di 25.000 piedi (aveva avuto autorizzazione di scendere a tale quota
dai 29.000 piedi), mentre era passato dal controllo radar a quello
procedurale (attuato tramite comunicazioni radio e riporto di posizioni
all’aria del velivolo) - pur se ancora seguito dai radar ai limiti
della portata - scomparve dagli schermi dei radar del controllo di
Roma Ciampino e dal radar della Difesa Aerea (D.A.) mentre si avvicinava
ad Ustica.
Da tale ora non rispose più alle chiamate
radio, anche a quelle fatte effettuare da altri aerei in volo. Ciampino,
alle 21.06’, comunicò al controllo di Palermo di aver perso
il contatto radio. Alle 21.11’, Ciampino interessò la sala
operativa del radar militare di Marsala per la ricerca radio, che
risultò infruttuosa e che indusse, tramite le fasi di "incertezza",
di "allarme" e di "pericolo", ed i relativi tempi - previsti della
Convenzione di Chicago (I.C.A.O.) - ad informare il Centro di Soccorso
di Martina Franca, alle 21.22’ (Allegato 8, mappa della copertura
radar). Alle 21.55’, cioè 33 minuti dopo, decollò da
Ciampino un primo elicottero, che impiegò soltanto 50’ per
raggiungere la zona di inizio ricerche, seguito da un secondo che
arrivò alle 23.10’, 25’ dopo il primo. Si tratta di tempi che
rispettano - su una distanza di circa 140 NM e tenuto conto dei 30’
iniziali di allertamento, entro i quali dovevano avvenire i decolli
su allarme - quelli stabiliti dalle norme internazionali in vigore
per il Search And Rescue (S.A.R.).
Inoltre, alle 22.30’, decollò anche un aereo
- Atlantic - equipaggiato per il soccorso che giunse in zona alle
23.45’, mentre vennero allertate tutte le navi, sia del soccorso che
quelle in zona.
Il punto di inizio ricerche non fu esatto, né
poteva esserlo, come invece si pretende in certi documenti e come,
per esempio, riportato dalla Relazione della C.S.
Esso è infatti sempre definito con un grado
di approssimazione, che viene previsto nel piano di ricerca standardizzato
redatto sulla base di esperienze e di norme internazionali.
Il grado di approssimazione dipende inevitabilmente
dalle condizioni ambientali, dai dati e dalle notizie disponibili.
Nel caso in esame, esso non poteva che basarsi sugli ultimi dati forniti
dai radar che controllavano lo spazio aereo al di sopra del mare,
interessato da forte vento in quota - 260°/100 KTS (185 km/h) - e
da un vento di 15-18 KTS (27-32 km/h circa) sulla superficie del mare.
Del resto, gli scarti denunciati - anche se di decine
di miglia - tra l’ultima "posizione all’aria" del DC-9individuata
dai radar e le aree di reperimento di parti del relitto, sono normali
in presenza di forti venti in quota e di correnti marine, che hanno
un forte effetto di spostamento del velivolo e di tutto ciò
che dallo stesso si distacca.
La ricerca dette risultati concreti soltanto alle
prime luci dell’alba, quando furono avvistati e recuperati, sparsi
in una larga zona di mare, pezzi di velivolo, alcune salme e bagagli.
Ciò evidenziò, a prima vista, una disintegrazione in
volo, imprecisabile al momento, ma che sarebbe stata poi chiarita
con il recupero del relitto, completato solo nel 1992, ed in base
al quale è stata definita l’esatta mappa dei ritrovamenti che
sono risultati coerentemente distribuiti secondo due allineamenti
fondamentali, il primo - Nord/Sud - parallelo alla rotta - sulla sua
sinistra - e l’altro - Ovest/Est - ortogonale alla medesima (Allegato
9).
In particolare la fusoliera posteriore, disintegratasi
e quindi principalmente costituita da elementi piccoli e leggeri,
si è distribuita, per l’effetto predominante e continuo del
vento, in direzione Ovest-Est, interessando un’area lunga 12-14 km
e larga 2-2,5 km; la parte principale invece, costituita dalla rimanente
fusoliera anteriore e dalle ali, è precipitata in mare pressoché
integra, mentre i motori, distaccatisi prima, hanno sopravanzato il
relitto principale per la forza viva posseduta, distribuendosi, insieme
alla fusoliera, su di un’area, in direzione Nord-Sud, lunga 3-4 km
e larga 1,5-2 km.
I tempi, le modalità e gli interventi sopra
descritti sono stati documentati ed accertati ufficialmente. E’ dimostrata,
quindi, l’inesattezza di quanto affermato dalla C.S. (cfr. Allegato
17, p. 12) circa l’iniziale disorientamento dei soccorsi. Infatti,
le indicazioni telefoniche fornite dai centri radar al 3° Roc di Martina
Franca permisero di iniziare la ricerca dalla posizione risultante
dall’ultimo eco radar, che non poteva comunque coincidere né
con l’insieme effettivo dei punti delle aree di caduta in mare dei
rottami dell’I-TIGI, né con le posizioni di ritrovamento delle
varie parti del relitto sul fondo dello stesso. Tali differenze non
disorientarono in nessun caso i soccorsi, in relazione al fatto che
i piani ed i criteri di ricerca hanno tenuto anche conto del vento
fortissimo in quota - proveniente da 260° e con intensità di
circa 100 KTS (185 km/h) - e del suo effetto di traslazione sulle
parti del velivolo disintegrato. Lo stesso influì certamente
in modo determinante nell’approssimazione dei punti di caduta in mare
dei pezzi dell’aereo, mentre l’ubicazione delle parti del relitto
sul suo fondo fu anche determinata dalle correnti marine.
E’ parimenti inesatto e strumentale attribuire il
ritardo di 10 ore nell’avvistamento del relitto all’imprecisione del
punto d’inizio ricerca. La Relazione Gualtieri pare aver dimenticato
che devono essere coniderati anche i tempi di allertamento dei mezzi
di soccorso, nonché i tempi di volo da Ciampino, sede viciniore
di tali mezzi rispetto alla zona di ricerca, ed il fatto che di notte
risulta estremamente difficile individuare piccoli rottami in mare.
Infatti solo alle prime luci dell’alba fu non tanto possibile avvistarli,
quanto e soprattutto mantenerli sotto continuo contatto visivo, fino
al completamento, caso per caso, dell’effettivo recupero, cosa praticamente
impossibile durante la notte precedente.
3. I primi accertamenti e le prime deviazioni.
La rilettura dei Nastri radar civili e militari,
per individuare presenze di altri velivoli in zona Ustica, oltre che
per determinare l’esatto punto del disastro, dette subito esito negativo.
Peraltro, nessun controllore disse mai di aver visto sugli schermi
qualche velivolo intorno al DC-9, come del resto risulta da tutte
le indagini, per il fatto che i calcolatori non hanno mai inviato,
agli schermi radar dei controllori, tracce di aerei vicini e quindi
pericolosi per il DC-9. Non inviarono nemmeno quei famosi echi del
radar Marconi - oggetto di tutta una letteratura - che si tenta di
presentare all’opinione pubblica come indizi di tracce di aerei. Inoltre,
come da prassi, il Comandante del 3° ROC responsabile della Difesa
Aerea del suo settore (Martina Franca), indagò sull’eventuale
presenza di velivoli militari in zona e la escluse, sia in base alle
immediate conferme ottenute dai controllori dei dipendenti centri
radar della D.A., sia a seguito dei riscontri delle registrazioni
radar. Contemporaneamente l’AM richiese al comando Nato di Bagnoli
di svolgere le stesse indagini per velivoli alleati dipendenti dalla
Nato e dalla VI flotta, ottenendo, dopo pochi giorni, tramite messaggio
dal CINCUSNAVEUR in Londra - diretto alla Nato di Bagnoli ed inviato
in copia all’AM - assicurazione formale negativa (Allegato 10).
A questo proposito non si comprendono, in ogni caso,
le illazioni della Commissione Stragi sul "Gruppo di Lavoro" attivato
dall’Ambasciata USA, come se tale costituzione fosse un indice di
mistero e di complotto. Si tratta in effetti del metodo di lavoro
tipico anglosassone adottato da tale Ambasciata a fronte di fatti
rilevanti quali un incidente aereo, accaduto in Italia, per verificare
se fossero coinvolti velivoli del proprio Paese, data la grande consistenza
e complessità dell’apparato aereo USA in Europa.
L’A.M., ricevute le informazioni, le passò
al Ministro della Difesa, che poté così relazionare
al Parlamento il giorno 10 LUG 1980 (Allegato 11, p. 9 resoconto 143^
seduta) che non vi erano velivoli italiani o alleati in volo nell’area
dell’incidente.
L’A.M. ritenne veritiere le informazioni ottenute,
non solo perché corrispondenti allo scenario radar, che ad
essa risultava, ma anche perché le Aeronautiche alleate avevano
in passato sempre ammesso eventuali errori commessi, anche contro
nemici, ben sapendo come sia impossibile nel tempo occultare la verità
(ad esempio il velivolo civile iraniano abbattuto nel Golfo da una
nave USA dette adito a riconoscimento dell’errore ed ai conseguenti
risarcimenti di un milione di dollari a vittima). Se esponenti politici
o dell’A.G., ovvero delle parti civili, avevano il sospetto che fossero
state rese dichiarazioni false da parte di soggetti internazionali,
era compito del Governo, eventualmente richiesto dall’A.G. o sollecitato
dal Parlamento, intraprendere gli atti necessari a livello internazionale
per ottenere risposte che potessero essere ritenute soddisfacenti
e non fare carico invece all’A.M. di non voler dare risposte convincenti.
Recentemente peraltro il Governo è intervenuto sulla NATO,
ottenendo piena collaborazione.
Durante le prime fasi delle indagini, sia tecniche
che giudiziarie, in parallelo con i primi accertamenti nelle sedi
istituzionali, si registrarono interventi e valutazioni estranee a
tali sedi e ad una scorretta impostazione dei lavori di ricerca sulle
cause dell’incidente che, benché non provate né approfondite,
furono via via strumentalizzate e radicalizzate, contribuendo così
a creare o ad alimentare il "Mistero di Ustica"
Fra essi sono da segnalare i seguenti casi particolarmente
significativi:
- Il Capo del R.A.I., Gen. Rana, che "suggerì"
al suo superiore, il Min. dei Trasporti Formica, che secondo lui poteva
essere stato un missile ad abbattere il DC-9.
- Il giornalista del Corriere della Sera,
che pubblicò nei primissimi giorni dopo l’incidente l’informazione
passatagli da un controllore di Ciampino - il cui nome, peraltro,
non è stato mai rivelato - che a causare la tragedia dell’I-TIGI
era stato un missile.
- Il Sen. Gualtieri che, in Senato, insieme ad altri
colleghi, il 3 e l’8 luglio 1980 (resoconto seduta 148^ p. 7883-7884
e seduta 149^ p. 7926, Allegato 12) paventò l’ipotesi del cedimento
strutturale, data la cattiva conduzione dell’attività di manutenzione
eseguita dall’ITAVIA, cattiva manutenzione da lui personalmente constatata,
chiedendo quindi al Ministro dei Trasporti il ritiro della concessione
governativa.
- Il Ten. Col. Lippolis, Capo del Soccorso (S.A.R.
del 3° ROC), coordinatore delle prime operazioni di soccorso, che
comunicò le sue personali impressioni circa un’esplosione sia
al Giudice Guarino, sia al suo Comandante.
-Il Sen. Pozzo (Msi) che denunciò , in Parlamento,
nella seduta dell’8 luglio 1980, che il Governo aveva accantonato
l’ipotesi dell’attentato (bomba) per "comodità" politica (p.
7929 del resoconto parlamentare, Allegato 13).