| LA SENTENZA DEFINITIVA |
| LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - Prima Sezione
ALL'UDIENZA PUBBLICA DEL 10/01/2007 HA PRONUNCIATO LA SEGUENTE SENTENZA SUL RICORSO N°34097/2006 PROPOSTO DA :PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI C/ AVVERSO LA SENTENZA DEL:CORTE DI ASSISE D'APPELLO DI ROMA ecc
LA CORTE SUDDETTA DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO DEL P.G
RIGETTA IL RICORSO DELLE PARTI CIVILI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI MINISTERO DELLA DIFESA CHE CONDANNA AL PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI E DELLA SOMMA DI 500 € CIASCUNA ALLA CASSA AMMENDE. |
INTERVENTI DEI RELATORI ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DEL GEN MANCA.
(versione non revisionata)
24.01.2007 PRESENTAZIONE LIBRO “ USTICA ASSOLUZIONE DOVUTA GIUSTIZIA MANCATA “ DEL GEN. VINCENZO MANCA PRESSO LA CASA DELL’AVIATORE DI ROMA.
Viene suonato l’Inno di Mameli.
PRESIDENTE ON. LE GERARDO BIANCO:
C’è sempre un fremito di emozione quando si ascolta questo inno… credo che tutti quanti noi si senta qualcosa che deve essere mantenuto forte nella nostra (..?..), nel nostro spirito, nella nostra passione. Questo amore della Patria che talvolta si dissolve in orientamenti e indirizzi non sempre convincenti
Io pregherei il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, il Generale Camporini – siamo suoi ospiti – di darci un saluto e di dirci la sua su questo argomento.
GEN. S.A. VINCENZO CAMPORINI:
Grazie, grazie, sono molto commosso di essere qui stasera e vorrei iniziare questa serata pregandovi di alzarvi per un minuto di raccoglimento per le vittime del disastro di Ustica.
(00.04.15)
Grazie… sono molto lieto di essere qui stasera a dare il benvenuto a tutti voi ringraziandovi per la presenza e ringraziando soprattutto il Generale Manca per la fatica, lo sforzo, la tenacia con cui ha perseguito questo disegno di documentazione e di divulgazione e per tutti gli illustri, gli illustri intervenuti che commenteranno questa fatica.
Sono molto lieto di essere qui questa sera perché questa è un’occasione ulteriore per richiamare tutti quanti alla necessità di non dimenticare quello che è successo e di non trascurare nulla perché, in qualche modo, si gettino luci su un evento che ha segnato la Storia d’Italia e di quella, sicuramente, dell’Aeronautica.
Lo dico perché qui ci sono tre tipi di vittime: sovente ci si riferisce al disastro di Ustica citando coloro che sono morti nella tragica caduta del velivolo e coloro che hanno patito ingiustamente per decenni di accuse infamanti e che sono stati finalmente, finalmente riconosciuti liberi da ogni qualsiasi sospetto. Ma c’è un terzo tipo di vittime, in questa storia, che mi colpisce ancora di più, se vogliamo, e sono i familiari di coloro che hanno perso la vita nel disastro. Vittime di chi ha con pervicacia tentato di ingannarli, che ha seminato menzogne, sapendo di dire menzogne, non so a quale scopo… non voglio pensare a quale scopo…
Sono decine e decine di persone che non hanno potuto darsi pace, cercando sempre un colpevole di qualche cosa che li aveva colpiti profondamente, ma cercato dalla parte sbagliata.
Dico tutto questo con l’amarezza del cittadino italiano, con l’amarezza dell’aviatore, del membro di questa splendida famiglia dell’Aeronautica Militare.
Lo dico anche come specialista di Sicurezza del Volo, come uomo che ha nel suo bagaglio professionale avuto anche, purtroppo, necessità di indagare su incidenti di volo, che sa come si fa, quindi, una indagine sugli incidenti di volo e non può non guardare a questa storia con immensa delusione per indagini condotte, diciamo pure, con superficialità …ma sto usando degli eufemismi: indagini che non potevano portare a nulla, indagini settoriali, indagini tardive e indagini che non hanno portato da nessuna parte e per le quali, ancora oggi, il Paese si interroga su come è successo quello che è successo.
Credo che da questo punto di vista l’opera del Generale Manca si situi davvero in un’ottica da un lato di chiarezza, da un lato di ricerca della verità, da un lato di ulteriori elementi che possono far capire, a chi non sia accecato dalla faziosità, (su) quali siano state le … la vera sequenza degli eventi e dall’altro per lo sforzo che lui fa per, appunto, cercare di mostrare come nella riparazione verso i parenti delle vittime stia sicuramente una delle chiavi secondo le quali si deve muovere questo Paese.
Non voglio rubare altro tempo… io, purtroppo, mi dovrò assentare presto perché ho altri impegni personali, ma sono molto contento di essere qui questa sera, ci tenevo particolarmente, e sono grato al Generale Manca che mi ha sollecitato a questo evento. Grazie.
(00.08.56)
PRESIDENTE ON. LE G.BIANCO:
Ringrazio il Capo di Stato Maggiore il Generale Camporini per il suo saluto, ma ho colto anche, nelle sue parole, nelle sue frasi, una qualche amarezza, più che giustificata, per vicende che dovevano avere, forse, altri orientamenti, altre scelte.
Ma di questo poi parleremo, perché il libro è un documento molto importante e molto rilevante anche per lo sforzo di stabilire la verità.
Ora avremo un intermezzo, ci sarà una piccola proiezione che ci farà vedere queste terribili immagini di un evento che ha sconvolto il Paese e che richiede ancora chiarimenti… non nella direzione sbagliata, ma forse con altre ricognizioni e con altre indagini che dovrebbero essere svolte in direzioni diverse.
Quindi rivedremo, un attimo, quei momenti terribili che riporteranno alla nostra memoria la vicenda che è stata, appunto, sconvolgente. Qualche minuto della nostra attenzione sarà appunto rivolto a questo filmato.
PROIEZIONE (00.10.36 – 00.11.16)
Vada all’idea di Vincenzo Manca il presentare questo filmato, perché, in realtà, la presentazione di queste notizie che si sono susseguite nel tempo è piuttosto sconvolgente per l’accavallarsi di contraddizioni, per l’intreccio di notizie che, peraltro, hanno fuorviato anche la conoscenza precisa dei fatti. Leggere, alla fine del filmato, la notizia della, peraltro sacrosanta, assoluzione degli imputati : “Ustica, nessun colpevole” evidentemente, nell’immaginario, finisce perfino per alterare quella che era la vera imputazione che era stata rivolta agli Ufficiali… ai Generali. La imputazione non era certo quella di aver provocato il fatto, ma di aver, nientemeno, che svolto un’azione scorretta rispetto al Governo nella informativa che era stata fornita.
Naturalmente si tratta di un dato completamente diverso, ma quello che sconvolge è la approssimazione, la improvvisazione, la volontà di alterare, in un certo senso, di andare incontro a un bisogno generico di vendetta e di individuazione di un colpevole a prescindere dalla verità dei fatti.
C’è un capitolo che mi ha parecchio impressionato, nel libro di Manca, che io non presenterò perché tocca appunto ai nostri amici qui presenti al tavolo, di parlare del libro che mi ha colpito.
Quando Manca dice, rispetto alle precisazioni che venivano fatte con puntuale riferimento ai fatti, la Stampa continua a ripetere una serie di, potremo dire, stereotipi, di notizie in un certo senso prefabbricate, senza avere neppure la correttezza di riferire la notizia e quindi verificare…diversa… e quindi verificare la esattezza della notizia…
Siè trattato di una vicenda triste per il fatto, ma anche triste per le successioni e io devo credere che veramente sia stato merito della Commissione, e qui voglio dare atto al collega Pellegrino di aver governato questa Commissione con grande spirito di verità, perché di questo si tratta. Spirito di verità che ha portato anche ad alcune conclusioni, ad alcune individuazioni di fatti. Per esempio è accertato che quella che sembrava essere l’accusa principale, cioè di un aereo colpito da un missile, non aveva fondamento né scientifico, né aveva fondamento nelle perizie che erano state depositate. Peraltro perizie che avevano anche un limite, perché non è che si sia potuto acclarare tutto. Ma se c’era una cosa che, peraltro, poteva essere acclarata era che il missile non c’entrava.
Io ho avuto l’opportunità di parlare con un grande scienziato, che era tra i consulenti, il quale, in una conversazione privata, mi spiegò, anche tecnicamente,…io non è che sia competente in materia, però sul libro di Manca ho imparato anche alcune cose, come ad esempio i “plot” che sono stati uno strumento importante, controverso, nelle analisi… e mi spiegava come era da escludere assolutamente l’ipotesi del missile.. e quindi cadeva tutta la costruzione che era stata portata avanti in un modo piuttosto avventuroso dal punto di vista della ricostruzione.
E’ stato ricordato che io sono stato presidente della Commissione Stragi… in realtà è stata la prima Commissione e noi cominciammo però con un criterio completamente diverso. Direi che mi sento molto rappresentato alla Commissione presieduta da…appunto… Pellegrino, cioè cercare, senza clamore, tentare di individuare i fatti per quelli che sono, non per come possono essere graditi ai mass-media, e soprattutto per non alimentare quello che spesso è il bisogno delle persone, della gente, di avere notizie clamorose.
E noi cominciammo questa indagine partendo da un filo che poi la Commissione successiva, quella di Gualtieri, in un certo senso, alterò. Lo dico perché questa è la mia valutazione dei fatti.
Ma non mi voglio soffermare su storie passate, voglio solo dire che questo libro, che, coerentemente, completa l’altro volume di E Manca, volume che, in certo senso, anticipa anche alcune conclusioni che poi sono venute dalla sentenza.
Devo dire che questi Magistrati che hanno avuto il coraggio di … peraltro un coraggio che forse sarebbe opportuno che avessero anche altri Organi dello Stato, perché è abbastanza assurdo, se mi permettete lo dico con molta franchezza, che al momento in cui c’è l’assoluzione, poi si faccia un ricorso per chiedere praticamente che l’assoluzione non avvenga perché il fatto non c’è, perché non c’è stata nessuna alterazione, ma perché quel fatto non è più considerato reato… che, francamente, stupisce. Sarebbe opportuno che, invece, ci si attenesse rigorosamente a quello che è stato il deliberato… la sentenza della Magistratura che ha dovuto prendere atto di un dato oggettivo: che non c’era stata nessuna alterazione, non c’era, peraltro, nessun interesse a creare, appunto, una turbativa nell’informativa del Governo.
Devo dire che questo sforzo di cercare la verità condotto dalla Commissione Pellegrino ha avuto un testimone straordinario in Manca. Manca viene… è stato un importante Generale dell’Aeronautica, poteva essere incline a qualche debolezza nei confronti dell’Arma, ma io devo dargli atto che, a parte qualche pagina nella quale lui, giustamente, rivendica l’onore dell’Arma, il libro non è un libro che… giustificazionista, non è un libro che cerca di giustificare gli eventi in qualche maniera, cercando le scuse perché alcune cose sono accadute. E’ un libro che è basato tutto su dati, su fatti, su documenti, su elementi oggettivi e quindi ricostruisce in questo modo, con una logica stringente.
Era già un privilegio che, posso dire, appartiene anche all’altro volume, di una capacità di oggettivazione dei fatti e quindi di una stringente logica che porta poi a una conclusione.
Vedo che mi sto avventurando nel parlare del libro… di solito chi presiede deve star zitto… ma io sono tentato a parlare di Manca perché questo scritto che io ho letto mi ha non solo interessato dal punto di vista, potremmo dire, della ricostruzione delle indagini, ma anche per la passione, perché la vicenda di Ustica è una vicenda particolare che ancora sanguina… e mi ha fatto anche piacere – abbiamo anche sentito le parole del Generale Camporini in proposito – che, in un certo senso, oggi è l’Aeronautica a voler capire meglio qual è la verità. Questo è un dato, come dire, molto importante. Mi pare molto importante non solo aver reso omaggio alle vittime, non solo aver reso omaggio alle famiglie, ma farsi in qualche maniera perfino autori di una volontà di ricerca della verità per dare soddisfazione a quelle famiglie e questo mi pare una cosa molto nobile, molto elevata, che dimostra anche la classe dell’Aeronautica e dei suoi Ufficiali. (applausi)
Questo libro aiuta, questo libro aiuta perché mette dei punti fermi, chiarisce alcuni fatti e, in quanto chiarisce alcuni fatti, apre anche delle piste, apre anche dei percorsi.
C’è una bellissima introduzione di Pellegrino. Pellegrino ormai è diventato il maggior esperto in materia, ha scritto, peraltro, un libro bellissimo che io ho avuto modo di presentare anche con Pasanella. Diciamo pure che, ormai, a forza di stare fra Manca e Pellegrino, sto diventando anch’io una specie di esperto in materia.
Poi abbiamo qui la grande competenza, anche militare, dell’amico Giovanardi il quale, come voi sapete, è uomo, come si dice, di lotta e anche di Governo.
(Giovanardi: “carabiniere”)
Carabiniere e quindi va diritto alla meta…
Il Professor Musco è stato, come dire, un difensore, ha avuto successo… non devo dire nulla, lascio a loro la parola.
Però prima di dare la parola a Giovanardi che aprirà, sicuramente in picchiata, vero, questa nostra conversazione…picchiata nel senso che vai, come dire, a colpire… non con il missile, ma con l’apparecchio..vero… nel senso giusto, devo dare purtropppo notizia che mancherà…diciamo… la signora Maglie che aveva, appunto, assicurato la presenza… ma credo che abbia una giustificazione assoluta: ha mandato questa lettera che leggo: “Cari amici una micidiale influenza” – speriamo che non sia micidiale! – “un’influenza pittosto pesante, che in qualche maniera passerà, mi trattiene in casa e questo mi dispiace due volte: perché avevo preso un impegno e perché l’evento è di grande rilievo. Ho letto con attenzione il libro del Generale Manca e la prefazione di Giovanni Pellegrino. Il disastro di Ustica non è l’unico caso nel quale l’Italia ha contratto un debito, mai saldato, verso vittime innocenti. Penso anche alla strage di Bologna. La cultura del mistero, del partito preso sono sicuramente dei mali tipici italiani. Anche la categoria alla quale appartengo, quella dei giornalisti della quale ho esperienza non fa eccezione a inseguire teorie sensazionali”.
Credo che forse questa lettera debba essere mandata anche a tutti i colleghi della Maglie perché, in realtà, diventa una specie di invito a rendersi conto che non si aiuta a risolvere i problemi lanciando teoremi, soltanto cercando, come si fa nelle grandi inchieste, come fa il grande giornalista, la verità delle cose.
Il libro e la discussione con un livello così alto di partecipanti non potranno che darci una mano perché peggio del partito preso e sensazionalismo delle coperture c’è solo il cinismo di chi alza le spalle e dice : “basta rivangare nel passato, il passato è passato”… No il passato ci appartiene e dobbiamo chiarirlo. Sono d’accordo con la Maglie.
Grazie, la parola a Giovanardi. (applausi)
INTERVENTO ON. LE CARLO GIOVANARDI ( 00.23.48)
Stati Uniti d’America: vi porto dentro ad uno di quegli sceneggiati che vediamo alla sera, con tutti gli uomini in divisa e quelle musiche da film americano.
Un aereo civile americano viene abbattuto misteriosamente e chi è che viene accusato di aver depistato le indagini è nientepopodimeno che il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica degli Stati Uniti.
Pensate la tensione, il processo e … alla fine, quel caso, che coinvolge tutta l’opinione pubblica americana, si risolve con l’assoluzione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica.
Immagino la scena: esce dal tribunale, tutti i giornalisti, le televisioni,… il Presidente degli Stati Uniti che dice: “la nostra Aeronautica…abbiamo tolto ogni ombra… sono fedeli alle Istituzioni ..” negli Stati Uniti…
Siamo in Italia… l’altro giorno abbiamo seguito l’assoluzione con formula piena, “perché il fatto non sussiste” e i Generali, qui presenti, accendono la televisione, guardano i giornali … vedi i soliti che dicono “alto tradimento” …”il missile”… Qualche Istituzione ha detto “sconcerto e rabbia per questa sentenza che non fa giustizia”… e allora il mio senso di giustizia si ribella perché … ma, amici di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di 81 morti,… di una tragedia, stiamo parlando di vittime!
Io non ho mai capito perché se fossero morte perché una bomba a bordo ha fatto esplodere l’aereo o perché, invece, un missile ha fatto esplodere l’aereo, una cosa sia progressista, affascinante – quella del missile – invece la bomba sia qualcosa che va esclusa a priori come se la morte per un attentato non fosse qualcosa di terribile.
Dice: ma le Istituzioni – mentre sto parlando – il Parlamento… Qui abbiamo il Presidente ed il Vice Presidente di una importante Istituzione parlamentare che presentano un libro nel quale hanno scritto come il Parlamento, interessandosi del caso sia pervenuto a una certa conclusione.
Nel 92 sono andato in Aula e mi sono messo a rapporto con il Parlamento. Mi han fatto un’interrogazione e, prima di rispondere, che faccio? Cerco di documentarmi. Dice la Bonfietti: “Gli americani e i francesi non hanno mai risposto”. Poi mi informo – lo troverete nel libro – uno ha risposto 33 volte, l’altro 64 volte! Ci sono le lettere pubblicate: “Dear Giuliano”.. dice, non Bush, Bill Clinton :”Dear Giuliano” ma quante volte te lo devo dire…l’abbiamo detto, ridetto, riscritto,…noi non c’entriamo nulla. Chirac, Presidente degli Stati Uniti (?) dice non “dear”… “Caro Giuliano, guarda che noi francesi…” non hanno mai risposto?
Lascio perdere le questioni che…insomma non so se fanno piangere o fanno ridere: il pilota del MiG libico che sarebbe stato in qualche frigorifero da queste parti… trasportato qua, poi ritrasportato là…
Il Corriere della Sera che scrive: Eh Ramstein, una bella tragedia… dieci anni dopo… eh ma perché sono morti quei due piloti? Ah perché dieci anni prima erano in volo sul Tirreno… Dice, scusi, se erano in volo dieci anni prima perché si sarebbero suicidati dieci anni dopo? … Però fa tutto colore.
Quindi, il Parlamento sostanzialmente si è espresso attraverso una Commissione… il Governo è andato in Aula a riferire e a dire… guardate, mica io, io che ne so… sono andato a vedermi tutte le commissioni di indagini tecniche e, al 98%, compreso Taylor, hanno concluso, specialmente dopo il recupero dell’aereo, per una bomba a bordo. E la Magistratura…
Stamattina ho fatto un dibattito con Purgatori e, come se niente fosse successo: “ma, le tracce radar… ma il missile… ma la battaglia..” Dico: Purgatori ma che stai dicendo? Scusa eh…guarda che il processo è finito… per dieci anni hanno guardato carte, su carte, su carte… queste cose non le puoi più dire! Perché c’è una verità politica, c’è una verità parlamentare, c’è una verità giudiziaria…
E c’è una cosa terribile, amici miei… che io mi domando come cittadino di questo Paese: ma perché non sono tutti corsi dietro agli assassini che hanno ammazzato queste 81 persone invece di correre dietro ai teoremi di fantascienza e cercare dei capri espiatori in persone che non c’entravano nulla?
Questo è il grande problema e per questo che la cosa non può finire qui, perché in un Paese civile io credo che la prima preoccupazione sia andare a scoprire i colpevoli di quell’omicidio di massa, non andare a costruire un fatto mediatico.
La cosa terribile è che l’opinione pubblica pensa che i Generali incriminati siano stati quelli che hanno causato la morte di 81 persone. No, state attenti: sono anche quelli colpevoli di non aver risarcito le famiglie … perché basta leggere i giornali: “Per colpa dell’assoluzione dei Generali le famiglie delle vittime non avranno il risarcimento”. Come fossero i Generali dell’Aeronautica che dovevano risarcire per un fatto da loro non causato!
Allora cosa devo dire… Voglio citare, perché siamo stati in questi anni in contatto, anche Pinto, permettetemi di farlo perché si merita, con quella continua opera (applausi) di “controinformazione” che ha fatto, una citazione.
Zamberletti… Zamberletti era qua… non so dove sia… perché, perché, fin da tanti anni fa ci ha indicato una strada che forse, se fosse stata seguita con un pochino più di attenzione… oh, anche un carabiniere di leva come me che (..?..) ma non posso dirlo perché il generale mi (..?..)… un ragazzino di leva come me dice: “ ma a Lockerbie Gheddafi ha ammesso di aver messo la bomba perché glie l’hanno fatto dire… coi francesi ha ammesso di aver messo la bomba… più o meno era lo stesso periodo… Zamberletti ci ha detto che andava a firmare a Malta quel trattato che staccava Malta dalla Libia, con tutte le minacce che c’erano state, poteva essere un’ipotesi. Credo che dopo vent’anni è difficile da coltivare…
Quindi voglio citare anche queste persone, perché in questi anni non tutti si sono adeguati a questo tipo di linciaggio mediatico.
Ecco, allora io posso ringraziare più che altro l’avvocato perché naturalmente è stato bravissimo a portare a galla la verità… e ringrazio quelli che hanno scritto questo libro.
Gerardo, bisognerebbe farlo circolare dappertutto e farlo diventare un testo che dimostra come l’opinione pubblica può essere intossicata e come, invece, come succede nei film ottimistici, alla fine dovrebbe sempre prevalere la verità. Sono autorevoli, sono di orientamento politico diverso, sono credibili e questa sera, penso che non debba essere la fine di un discorso su Ustica, ma l’inizio.
Non finisce qui, sia per quanto riguarda la ricerca della verità, sia per quanto riguarda la rivalutazione delle persone che per troppi anni sono state accusate ingiustamente e che meritano tutta la nostra solidarietà. (applausi) (00.30.54)
PRESIDENTE G.BIANCO:
Grazie a Giovanardi il quale con tempi europei ha sintetizzato benissimo quella che è una considerazione che molti di noi fanno: che esistono morti di una specie e morti di un’altra, è vero, perché vengono colorati in un modo…
Ma molto importante è proprio l’appello finale: mi pare che sia non solo il senso del libro di Manca, ma anche, come dire, il sentimento generale. Anche la postfazione di Parisi finisce con questa sollecitazione. Credo che vada ricordato.
La parola, ora, all’Avvocato Musco che…. ovviamente il Professor Musco che è quello che ne sa più di tutti, ed insieme con Manca sono .. (Musco: “e Pellegrino …”) voglio dire, nella vicenda specifica, in particolare, per averla seguita da vicino. Prego.
INTERVENTO PROF. AVV. ENZO MUSCO ( 00.31.58)
Grazie Presidente, io, per la verità,… io qualche minuto fa, mi sentivo a disagio in questo posto, perché Enzo Manca ha voluto fortemente ed anche affettuosamente farmi sedere da questa parte del tavolo per presentare questo libro.
E’ bene io sappia che gli avvocati devono tacere in manifestazioni di questo tipo, però questi due interventi che mi chiamano in causa direttamente, anche se questa non è la sede propria per fare delle valutazioni di ordine giuridico, per fare delle valutazioni e per esprimere argomenti di ordine giuridico … e questo perché? Perché, come diceva il Presidente Bianco nella sua introduzione, ormai questo evento appartiene alla Storia di questo Paese e una volta che un evento appartiene alla Storia di questo Paese gli avvocati hanno ben poco da dire … e tuttavia, gli interventi complessi precedenti mi sollecitano a presentare alcune cose anche dal punto di vista giuridico, perché, nonostante tutto quello che è accaduto, nonostante le assoluzioni, ancora oggi l’impressione che si ha è che noi qui stiamo parlando del processo della “strage di Ustica”. Non è così! La cosa che impressiona fortemente, è stata già più volte sottolineata e io credo che vada ancora ulteriormente sottolineata, è che noi oggi siamo qui per parlare di un processo che con la morte degli 81 passeggeri di Ustica non ha nulla a che vedere.
Noi oggi siamo qui a seguito di una assoluzione in un processo che ha avuto per oggetto un “alto tradimento”, cioè il delitto più infamante che possa commettere un militare ed il cui contenuto non è stabilito dal Codice Militare, ma è stabilito dal Codice Penale all’articolo 289 – per fare l’avvocato – che consiste nell’impedire agli Organi Costituzionali di esercitare le proprie funzioni.
Ha fatto bene l’onorevole Giovanardi a ricordarci questo dato: è un fatto importantissimo perché il processo di Ustica è finito nel 1999! … E’ finito nel 1999 quando si chiuse l’istruttoria, e l’istruttoria si è chiusa senza nessun rinvio per la strage di Ustica.
Qui abbiamo l’autore della Sentenza/Ordinanza che vi può confermare questo dato… e questo la dice lunga su tutte le speculazioni che ci sono state in questi anni dal 1999 a questa sentenza definitiva della Cassazione di alcuni giorni fa.
Io credo che questo sia un dato che vada sottolineato oltre misura: la dobbiamo smettere di parlare della “strage di Ustica” : i Generali della strage di Ustica non sono… nella strage di Ustica non sono stati mai coinvolti.
E questa è la prima considerazione che un avvocato in questo processo deve fare al di là dei meriti che ci ha, perché poi eravamo un collegio di difesa e assieme… io adesso vi dirò come sono entrato in questo collegio di difesa … Sono entrato in questo collegio di difesa per caso, perché mi chiama, una sera a casa, un bravissimo avvocato, primo degli avvocati del Generale Ferri, e mi dice: lei ha sostenuto nel 1982 questa tesi… e mi racconta una tesi … Dico io:” ma non mi ricordo… son passati vent’anni”…e io gli chiedo: “ma perché lei mi chiede se io ho sostenuto questa tesi?” Dice: “sa, vengo dalla requisitoria del processo di Ustica” – testuali parole –“ e il suo nome, un suo libro, una sua tesi, è stata sostenuta dall’Accusa, dai Pubblici Ministeri, a sostegno della responsabilità dei Generali”.
Io gli ho detto: “avvocato, la chiamo fra dieci minuti, vado a guardare questo libro”.
Io avevo scritto… vi racconto questa cosa perché significa che… perché io in questo processo sono stato un difensore atipico: sono stato un difensore del diritto, non sono stato un difensore degli imputati. Vado a prendere questo libro che avevo scritto nel 1982 con l’allora Presidente della Corte Costituzionale Ettore Gallo che ci ricordiamo tutti… grandissimo giurista, grandissimo Presidente. Avevamo scritto un libro nel 1982 sui delitti contro la personalità dello Stato, perché, come sapete, c’era stata una stagione del terrorismo… c’erano state quantità di sentenze enormi e avevamo pensato di fare un opera di razionalizzazione.
Rivado a leggere quello che avevamo scritto e che avevo sostenuto: esattamente il contrario di quello che il Pubblico Ministero mi aveva messo in bocca! Esattamente il contrario! Io avevo sostenuto la tesi che questo delitto non poteva essere commesso se non con azioni violente, laddove i Generali erano accusati di aver commesso questo delitto con attività di informazione o per aver omesso di comunicare dei dati.
Mi si chiede di intervenire al processo: io sono intervenuto al processo sostenendo esattamente questa tesi.
E qui è la seconda riflessione di ordine giuridico che voglio fare… e la voglio fare proprio in presenza del Giudice Priore che ha rinviato a giudizio. Leggendo lo scritto di un giovane studioso calabrese venticinquenne, neo laureato, sul primo processo di Ustica, mi sono convinto che quando il Giudice Istruttore ha rinviato a giudizio ha violato un obbligo di lealtà che c’è nei confronti delle Istituzioni dello Stato.
Io sono contento che lei sia qui davanti, perché le dico che questo giovane studioso ha ragione. Le dico che questo giovane studioso ha ragione perché guardando tutto quello che è stato scritto dalla dottrina penalistica italiana, da tutti i massimi penalisti italiani, dal 1930, quando è entrato in vigore questo Codice, fino a quando ella ha rinviato a giudizio gli imputati, quella norma era stata intesa sempre in una certa maniera e cioè che ci voleva un’attività violenta per “impedire agli Organi Costituzionali di esercitare .. o di turbare le funzioni costituzionali” … il secondo comma dell’articolo 289. Quindi il diritto vivente dell’epoca… lei sa meglio di me che cos’è il “ diritto vivente” e cioè l’elaborazione dottrinale… E anche l’unica sentenza che c’era in cinquant’anni di applicazione di questo Codice… in sessant’anni, perché lei ha rinviato nel 1989 … 99… in sessant’anni di Codice c’era una sola sentenza del Tribunale di Perugia che era esattamente nello stesso senso, quindi diceva: “Perché ci sia un attentato agli Organi Costituzionali – quindi perchè ci sia l’ “alto tradimento” – occorre che l’attività sia un’attività violenta, cioè un’attività commissiva, vi siano degli atti, delle attività..”. Nel momento in cui sono stati rinviati a giudizio si è violato l’ordinamento giudiziario perché si è creata, di fatto, una nuova norma che nel nostro Codice non aveva diritto di esistere.
Questo giovane studioso che si chiama Pompeo Pizzini, queste cose le ha scritte in un articolo pubblicato in una rivista penalistica e che io qui riprendo per farvi capire come una tragedia di questo tipo si sia consumata proprio sul piano dell’Ordinamento giuridico senza che per tanti anni ce ne fossimo accorti.
Il Presidente Bianco e l’Onorevole Giovanardi hanno richiamato responsabilità del Governo per come sono intervenuti in questa vicenda, ma io adesso vi devo rivelare un particolare: dopo la sentenza della Corte di Assise di Appello, che ha prosciolto i Generali “perché i fatti non sussistono”, è stato chiesto all’Avvocatura di Stato un parere sulla fondatezza della sentenza e l’Avvocatura di Stato risponde che “la sentenza è impeccabile e non ci sono ragioni perché questo processo vada ancora avanti in Cassazione”. L’Avvocatura di Stato ha ricevuto l’ordine di ricorrere in Cassazione! Perché – ecco questo è il grave – “perché c’erano vittime da tutelare”.
Ma quali vittime da tutelare c’erano se questo processo in realtà non era un processo per la strage di Ustica! Questo era un processo ai due Generali per “alto tradimento”! Quindi quel doveroso principio di lealtà delle Istituzioni è stato più volte, più volte frainteso in questa storia, in questo processo.
Che poi il legislatore nel 2006 ci abbia dato ragione, che abbia codificato dicendo che “l’alto tradimento c’è soltanto quando si compiono atti violenti”, questa è una soddisfazione postuma ed amara per gli imputati, perché quando sono stati rinviati a giudizio questi imputati, non c’era un’ipotesi di reato che si potesse loro applicare. L’ipotesi di reato è stata costruita in via giudiziale.
E la funzione della Magistratura non è quella di creare le norme, non è un “produttore di norme giuridiche” la Magistratura, ma è un “consumatore di norme giuridiche”.
E quando c’è un pensiero giuridico consolidato, caro Presidente Pellegrino, non si può procedere. Ma questo è l’esempio più clamoroso, questo è l’esempio più clamoroso…
La terza considerazione di ordine giuridico… - io voglio essere europeo come l’Onorevole Giovanardi - … vi voglio leggere sei righe della sentenza di Appello, che nessuno ha letto. Io non ho mai letto – e chiedo anche al Senatore Pellegrino se gli è capitato di leggere una cosa del genere in una sentenza dei giudici – Dice la Corte: “Era ben conscia dell’impatto negativo di un’ulteriore sentenza assolutoria anche nei confronti dei due Generali, ma a fronte di commettere un’ingiustizia, perché tale sarebbe stata la conferma della sentenza o una condanna, andare contro l’opinione pubblica non costituisce un ostacolo. In quel caso, allora, si sarebbe trattato di una vergogna perché si sarebbero condannati o ritenuti responsabili di un reato persone nei cui confronti vi era un difetto assoluto di prove”.
Io vi garantisco che in tanti anni di attività professionale come avvocato, come direttore di riviste che mi porta a leggere le sentenze dei giudici, una frase di questo tipo io non l’avevo mai letta. I due Generali devono ringraziare che hanno trovato il “famoso giudice a Berlino” … hanno trovato il loro “giudice a Berlino”. Questo la dice lunga, forse ancora più lunga di quanto non sia lungo quel documentario, di quanto non sia eloquente quel documento, perché se una Corte di Assise di Appello sente il bisogno di invocare… il bisogno di rendere giustizia contro l’opinione pubblica, allora vuol dire che il processo non si è svolto nella serenità in cui questi processi si devono svolgere ma si è svolto sotto un continuo e pesante condizionamento mediatico che ha rischiato di portare il processo fuori dai binari naturali. (applausi 00.44.40)
Due parole finali in più, signor Presidente, sul libro, se mi è consentito.
L’amico Enzo Manca ha voluto che io leggessi questo libro quando era ancora in fieri, in bozza ed in corso. Ma io di questo libro devo dire ho apprezzato e ammirato due cose: intanto la preoccupazione e il rispetto per i parenti delle vittime. Leggerete questo libro e vedrete che questa preoccupazione percorre tutto il libro dalla prima all’ultima pagina. E questa preoccupazione mi fa chiedere: ma erano i Generali che dovevano risarcire? Posto che il processo era un processo di attentato agli Organi Costituzionali e di alto tradimento o a qualcun altro e tornando alle collaborazioni istituzionali, ma non doveva esser fatto prima quello che ha fatto la Finanziaria del 2006, laddove all’articolo… al comma uno… no all’articolo uno comma 1270….madonna… ha disposto che ai familiari delle vittime del disastro aereo di Ustica del 1980 nonché ai familiari delle vittime e ai superstiti della cosiddetta “banda della Uno bianca” si applichino le disposizioni per le vittime dei terroristi? Ma non doveva essere fatto prima questo? Non doveva essere sgombrato il campo dalle speculazioni delle vittime…degli avvocati delle vittime? Due, ed è stato molto meglio di me sottolineato dal Presidente Bianco, questa ansia autentica per la ricerca della verità che pervade tutto questo libro. Perché veramente il libro è scritto con la mentalità dello storico, dello storico che va a trovare i fatti, che li concatena, che li critica, che li pesa, che li valuta e che quindi rifiuta tutte quelle posizioni piene di pre giudizio, Presidente Bianco, nel senso che si è già giudicato prima di valutare gli argomenti.
Concludo con un richiamo a tre righe della prefazione di Giovanni Pellegrino che, per me che ho passato tutta la mia giovinezza… io mi sono formato in un altro Paese, perché io a 23 anni sono stato spedito dai miei maestri a vivere in Gertmania per sette anni e quindi, non solo in Germania, ma in Austria, in Inghilterra… e quando ho letto “ In definitiva ritengo che nel suo complessivo svolgimento il caso Ustica ha rivelato i limiti di un sistema-paese pronto più ad emozionarsi che a ragionare e quindi a prendere partito prima di aver sufficientemente ragionato, limiti riconducibili in parte al carattere nazionale e in parte alle disfunzioni istituzionali..” questo giudizio di Pellegrino secondo me è la chiave di volta per cercare di superare le insufficienze, i limiti del nostro sistema. Grazie. (applausi) (00.48.29)
PRESIDENTE G.BIANCO:
Grazie all’Avvocato…al Professor Musco che peraltro ha riportato il tema della sua, direi, precisazione, utile perché la confusione che il processo ai due Generali riguardasse la strage di Ustica è abbastanza generalizzata.
Devo dire che perfino qualche personaggio importante, dopo la sentenza, come avete visto dal filmato, ha fatto dichiarazioni : “Ustica nessun colpevole”. Chiaramente, però, dovrebbe essere informato, questo personaggio, che, peraltro, ha avuto ed ha ancora dei ruoli importanti nella vita politica del Paese, che, in realtà, i due Generali, quelli che erano rimasti – i primi due furono assolti – non c’entravano nulla. Bellissimo quel richiamo fatto però, per dimostrare a Manca che il libro l’ho letto tutto, vero, dalla A alla Z … è segnato, devo dire che Manca ha riportato nel suo libro quella parte della sentenza che è stata letta dal Professore. E’ stata riportata perché effettivamente è una dimostrazione come la Magistratura, diciamo, riesce a resistere alle ondate cosiddette populistiche e che , quindi, al dilà di soddisfare la folla, cercano la verità. Quella verità che ha cercato, appunto, il Senatore Pellegrino e adesso io gli cedo la parola perché poi lui può dire tutto su tutto quelloi che riguarda, naturalmente, la pagina, non solo quella di Ustica, ma anche quella terribile che ha riguardato Aldo Moro. (applausi) (00,50,30)
INTERVENTO DEL SEN. GIOVANNI PELLEGRINO:
Ma… io vorrei innanzitutto spiegare perché ho accettato con piacere di scrivere una prefazione a questo bel libro dell’amico Enzo Manca. Ritenevo di dover pagare un debito che avevo verso di lui per le tante volte che, da presidente della Commissione, a lui, vicepresidente avevo detto no! E per quante volte gli avevo detto “non mi hai convinto”. Per la verità a lui e ad altri Generali dell’Aeronautica che… negli anni in cui ero presidente della Commissione, avevo incontrato e avevo conosciuto.
Perché mi è sembrato giusto confessare, nella prefazione, che anch’io, inizialmente, ero vittima di quell’immaginario collettivo che Manca descrive così bene nel suo libro. Cioè la convinzione diffusa che, su Ustica, quella tragica notte del giugno era successo qualchecosa di aeronautico, che non chiamava in ballo una responsabilità diretta dell’Aeronautica, ma di cui l’Aeronautica non aveva non potuto percepire. Non aveva potuto non percepire la configurazione e quindi che l’Aeronautica fosse apportatrice di un segreto che non veniva rivelato, impedendo l’accertamento della verità. Perché, piaccia o non piaccia, questa era la convinzione di almeno l’ottanta per cento degli italiani. Se uno incontrava un…tassista e si metteva a parlare di Ustica… vabbè …Ustica… l’hanno buttato giù l’aereo, sono stati gli americani… gli israeliani… i francesi… i libici… Su chi fosse stato a buttarlo giù c’era grande incertezza, grande fantasia. Sulla certezza che si trattasse di un fatto aeronautico, invece, buona parte dell’Italia e buone parte del cielo dirigente italiano nutriva questo convincimento.
Quello che Manca, giustamente, chiama “l’immaginario collettivo”. Poi, dire… secondo me… come si è formato…Bastava vedere i titoli di giornali: il sospetto iniziale nasce in ambiente aeroportuale. Ci stanno pure i controllori che dicono che forse l’hanno buttato giù, forse c’è stata una collisione… così dicevano.
Però, ecco… pur essendo io portatore di un pregiudizio, come presidente della Commissione non mi sono voluto far influenzare da quel pregiudizio. E devo dire che, secondo me, su Ustica la Commissione che ho presieduto ha fatto poco. Ha fatto molto di più col caso Moro o ancora di più sull’omicidio D’Altona.
Perché la situazione in cui mi trovai da presidente della Commissione, su Ustica, era questa: nelle due legislature precedenti c’era stata una progressiva… come dire… levata di pelle all’Aeronautica da parte della Commissione presieduta da Gualtieri e con una seconda relazione molto più severa della prima.
Quell’attività di quella Commissione era servita ad attivare l’indagine giudiziaria che, tutto sommato, si era addormentata.
Ma nel momento in cui divento presidente della Commissione, l’indagine giudiziaria era andata enormemente avanti.. ed era un’indagine che si fondava, quasi prevalentemente, su attività peritali. Perizie sui tracciati radar, perizie su… sul relitto che era stato, nel frattempo, progressivamente fatto riemergere dalle profondità abissali del Tirreno… perché nel Tirreno quello è andato a finire.
E allora Manca mi sollecitava e diceva: “vabbè, ma noi abbiamo i poteri dell’autorità giudiziaria, come Commissione d’inchiesta, attiviamoci pure noi, perché vedrai che se noi andremo al fondo di tutto questo immaginario collettivo, capirai che è una nube destinata a dissolversi…”
E dall’altra parte, però, dall’interno della stessa Commissione, era presente addirittura la Parte Civile del processo che mi sollecitava ad esercitare i poteri di indagine, ovviamente, in una direzione diversa.
Ora io sono profondamente convinto che quei poteri di indagine uguali a quelli dell’Autorità Giudiziaria, di cui le Commissioni di inchiesta parlamentari sono dotate, dvono essere esercitati con grande parsimonia… con grande senso di “selfrestrain”, con grande autolimite, per il semplice fatto che un organismo formato da 41 persone è certamente lo strumento meno adatto ad esercitare i poteri propri dell’Autorità Giudiziaria che sono poteri o monocratici o attribuiti a Collegi di un numero ridotto di persone. Tant’ è vero, consentitemi di dirlo, che, nella scorsa legislatura, l’utilizzazione dei poteri propri dell’Autorità Giudiziaria da parte di due Commissioni di inchiesta, la Mitrokhin e la Telecom-Serbia ha portato al sisagio cui ha portato : alla fine le Commissioni si sono un po’ coperte di… giorni fa sono andate in Senato in cui se ne andavano cercando… il Polonio 210… Perché le Commissioni di inchiesta..no?… Ma soprattutto in un caso come questo… che avremmo dovuto fare? Avremmo dovuto nominare noi un altro Collegio di periti… avremmo…
E quindi , in realtà, mi sembrò giusto guidare la Commissione, fra le proteste di Manca e le proteste della Bonfietti, a seguire l’attività giudiziaria, salvo, ogni tanto, compiere… diciamo… opere di impulso istituzionale su Prodi, su… su Amato.
Noi intervenimmo perché determinate iniziative del Governo di collaborazione con l’Autorità Giudiziaria venissero assunte. Però che cosa mi accadeva… che a mano a mano che seguivo l’inchiesta, quel pregiudizio da cui ero mosso diventava sempre più inconsistente. Dovevo prendere atto che più proseguiva l’inchiesta, più la certezza dello scenario bellico degradava a mera possibilità, a mera ipotesi.
Tant’è vero che a un certo punto…poi, facendo il presidente della Commissione di inchiesta,… vorrei difendere pure… una specie di paranoia che gli viene a vedere da tutte le parti congiure… Cominciai a pensare alla possibilità di un doppio depistaggio… cioè che fosse stata un’operazione dei Servizi quella di convincere l’Aeronautica che c’era qualchecosa da nascondere e quindi che il depistaggio da parte dell’Aeronautica fosse stato provocato per nascondere, invece, la verità.
C’era la bomba e quindi che fosse stata tutta un’operazione di copertura dell’attentato, traendo in inganno l’Aeronautica.
Devo dire che di un’ipotesi di questo genere parlammo con Zamberletti in una cena che avemmo insieme… e devo dire che Zamberletti e lo stesso Cossiga erano fra le persone che per prime mi ammonirono dal difendermi da quell’immaginario collettivo che Manca descrive così bene nel suo lavoro. Perché tutti due erano convinti che, in realtà, fosse stata una bomba… che la bomba fosse stata posta nella toilette dell’aereo, e che da questo dipendesse il fatto che una delle salme non era mai stata ritrovata.
La verità è che più andavo avanti, più mi accorgevo che quel relitto ripescato in fondo al mare non dava le risposte attese. Ah… ma ne manca un pezzo… troviamolo tutto così capiremo… avremo la prova che è stato un missile … eccetera eccetera…
Invece tutto questo non veniva fuori… Un autore, secondo me uno dei migliori scrittori italiani : Del Giudice, ha scritto un racconto bellissimo sul fatto che il DC9 non risponde.
E ha continuato a non rispondere nemmeno da quando l’abbiamo tirato fuori dal mare.
Però,,, devo dire…che, nel frattempo questo… quello si è un muro di gomma… nell’immaginario collettivo continuava a essere resistentissimo… A persone di famiglia a me vicine, quando cominciai a esprimere questi miei dubbi… dice be, vabbè hai preso i soldi dall’Aeronautica … si capisce subito .. dice… Tutti sanno che lì c’è stato il duello aereo… adesso arrivi tu e dici che.. forse non c’è stato. Tutti sanno… tutti sanno.
Devo dire che.. che tutto sarebbe finito con un verdetto assolutorio: una convinzione che raggiunsi non appena lessi la Requisitoria dei Pubblici Ministeri. Qui scattò, diciamo, il buon senso del vecchiuo avvocato. Perché la Requisitoria dei Pubblici Ministeri innanzitutto diceva chiaramente quello che io avevo percepito seguendo l’indagine… cioè che alla fine non si era capito niente.
Che i segni di un’esplosione interna erano prevalenti su quella dell’esplosione esterna… però c’erano anche segni contraddittori in questa esplosione interna e che quindi i Generali erano imputati di alto tradimento non per non aver detto al Governo ciò che avevano accertato o saputo, ma per non aver detto al Governo… non aver informato il Governo di ciò che avevano sospettato.
Qui, vorrei dire all’amico Musco…vediamo che è un maestro nella scienza giuridica… che se c’è un principio costituzionale che in Italia è saltato da vent’anni è quello dell’articolo 25 della Costituzione, nella tipicità delle fattispecie generali. Questa è la verità! (Musco: questo è drammatico!) Nessuno può essere punito se non per un fatto previsto dalla legge come reato.
Poi di leggi, capi di imputazione che sono lunghi quindici pagine, spesso fatte da un unico periodo, quindi pieno di incisi, di gerundi… potendo… vedendo… e tutto diventa tutto.
… dalla mia…. fatti professionali, fatti contestati come “abuso di ufficio”, l’dentico fatto, nel corso dell’udienza preliminare, viene contestato come “truffa”… instaurato come… mentre nel frattempo l’abuso d’ufficio si stava prescrivendo…
E allora, se mai vogliamo dire la verità… è presente qui uno dei giudici che si sono occupati…
Se non si fossero prescritte ipotesi minori: la falsa testimonianza, il falso, il falso per distruzione, il falso che cosa… l’imputazione per alto tradimento non ci avrebbero mai pensato!
E’ che era l’unica imputazione che aveva una tale gravità in cui… in qualche modo…sto fatto che il depistaggio… perché questa era la verità… il sospetto era che l’Aeronautica avesse depistato, non avesse collaborato nelle indagini… le varie caselle in cui il depistaggio si poteva infilare portavano, dopo tanto tempo, alla prescrizione. E quindi si pensò all’alto tradimento.
Però non scandalizzandomi di questo fatto perché lo ritengo far parte di uno scandaloso modo complessivo con cui vanno le cose in questo Paese… io però feci una previsione: che sicuramente, nel dibattimento si sarebbe passati dall’ipotesi della prima… primo comma al secondo comma e.. quindi la prescrizione sarebbe scattata lo stesso.
E quindi feci una sorta di riflessione sul fatto che in Italia pur di… ecco… la rinuncia al dibattimento … sembra una sconfitta della Magistratura inquirente… della… diciamo di tutti questi dalla parte della Magistratura che si occupano del processo prima del dibattimento… mentre , invece, dovrebbe essere un esito normale: nel momento in cui non ci sono le ragionevoli possibilità di pervenire a una condanna, la prosecutio dovrebbe smettere di essere esercitata.
Perché poi, i Magistrati dovrebbero occuparsi delle cose utili e non di tenere questi processi enormi!
Per fare questo processo si è dovuto trovare un posto speciale… ecco perché la Stampa non l’ha seguito… Perché il volume dell’indagine era tale che non c’era una cancelleria del tribunale che lo potesse contenere. (Musco: è un milione di pagine!)
Tutto questo avveniva in una situazione in cui già nel leggere la requisitoria dei Pubblici Ministeri si capiva che non si era capito niente e che il processo era inutile perché sarebbe approdato ai riti della prescrizione… se vogliamo essere realistici…
Tutto riprendeva una sua maggiore logicità, invece, proprio con l’ordinanza / sentenza di rinvio a giudizio. Perché nell’ordinanza / sentenza di rinvio a giudizio c’erano… si parlava… era un’indagine a 360 gradi… si era indagato su tutto per cercare uno scenario internazionale in cui dare una spiegazione logica di quello che era successo a Ustica. Però su Ustica che cosa si diceva… si diceva : no!… Io giudice istruttore, a differenza dei Pubblici Ministeri, sono sicuro che c’era uno scenario bellico…in questo scenario bellico… quasi collisione… quasi missile, eccetera eccetera, il DC9 si è trovato coinvolto, quindi l’Aeronautica di questo scenario bellico non può non aver avuto percezione … e quindi l’accusa di alto tradimento diventava non aver informato il Governo di ciò che sapeva, non di ciò che si era sospettato.
Però io dissi subito all’amico Priore… dopo che passai un’estate a leggermi le varie pagine dell’ordinanza… che non finiva mai… una cosa così… occupò una stanza della mia casa… dissi subito : ma alla fine, la certezza di questo scenario bellico da dove nasce ?
Nasceva da un’interpretazione dei dati radaristici che, come tutte le interpretazioni, potevi dire bianco e potevi dire nero. E quindi un’altra volta gli feci questa stessa prognosi : che, alla fine, non reggerà. Perché prove certe dello scenario bellico non ce ne sono. E’ un’ipotesi… però a fianco ce ne possono essere tante altre, compresa quella dell’esplosione interna… della bomba…eccetera eccetera. Lockerbie, malta, Bologna… e qui c’era un altro fatto che è tutto italiano, e su cui io mi sono veramente dannato …ma… Mi misi dalla parte delle vittime: che cosa è più grave se un giorno io scendo dal marciapiede e, casualmente, una macchina mi mette sotto … o che qualcheduno mi spara addosso? Dal punto di vista dei familiari, secondo me,.. ma poi, dal punto di vista dell’oggettività è molto più grave l’omicidio volontario dell’omicidio casuale. Dolo eventuale, preterintenzionale, colposo… e io non riuscivo mai a capire perché era minimalista non dire “bomba” ma dire “b…” Già “bo..”… ah, vabbene …và…
Se dicevi che è “missile” eh… allora si… Se era stato un fatto aeronautico, diciamo… quella gente è morta per caso… perché casualmente si è trovata a passare tra aerei che si inseguivano… eccetera eccetera… Se , invece, è stato come Lockerbie, come tutti i grandi attentati, le grandi stragi che hanno caratterizzato il Paese… invece, ci sono state delle persone che hanno deliberatamente deciso di uccidere ottantuno altre persone …no? Quindi, questa era, secondo me, lo’ipotesi più grave, però… non ne potevi parlare : se appena ne accennavi eri minimalista, perdonista, vabbè… il solito garantista… amico dell’Aeronautica, eccetera eccetera.
Alla fine le cose sono andate a finire come dovevano finire. Sono finite come dovevano finire e allora, ecco perché io direi all’amico Manca : non pensiamo ad altre commissioni di inchiesta, comitati di indagine, dibattiti parlamentari…
Ma dove sta scritto che di ogni accadimento umano si riesca a ricostruire l’esatta dinamica, le cause? Quanti fatti, nella storia dell’Uomo sono rimasti misteriosi e sono rimasti… il triangolo delle Bermude: intere navi affondano proprio lì… ma non si sa...
Io non penso che… finchè qualcheduno non parla… E una delle cose che mi avevano dette … fatto maturare il convincimento e l’immaginario collettivo, era fragile è che di un fatto bellico di quel tipo, almeno cinquecento persone ne dovevano essere a conoscenza.. no? Quelli che li guidavano da terra gli aerei… In tutta l’apertura degli archivi dei Servizi non s’è trovato niente… né da una parte né dall’altra… quindi dovremmo pensare che c’è stato un fatto bellico sul Tirreno di cui… nessun apparato di intelligence ha percepito niente, ha saputo niente, è riuscito a dare una spiegazione.
Giovanardi ti ricordi cosa diceva Calvi, quello che è finito impiccato…”quando una cosa la sanno in due, la sanno tutti”… diceva.
Però, ecco, io una cosa vorrei dire..ecco: non pensiamo alla congiura, perché quello è un altro difetto italiano… la dietrologia… cioè che qui ci sia stata tutta una manovra contro l’Aeronautica, fatta apposta per… E’ che siamo un Paese che si emoziona… e che preferisce emozionarsi che ragionare: se ragioni… non sei… come dice… come dice Celentano ? Sei lento… si, se ragioni sei lento… invece se ti emozioni sei rock… ecco, questo è il punto: noi siamo un Paese che se ci emozioniamo siamo liberi… se ragioniamo siamo lenti… se ci emozioniamo siamo rock : possiamo andare avanti così. E di questa tendenza all’emozione fa parte l’idea del complottismo e della congiura. E qui… chissà perché… quali forze del male si sono accanite contro l’Aeronautica…eccetera. Siamo un Paese…
Quello… cosa ha raccontato Giovanardi che un Purgatori… in fondo è stato lui che l’ha rilanciata sta cosa no?… Però oggi lui continua a essere uno che dice no… io ho telefonato a due giornalisti amici, a Bianconi e Bellu, voi avete fatto sul Corriere della Sera e su Repubblica due resoconti pessimi di come sono andate le cose perché avete cominciato a dire che i Generali sono stati assolti benchè sia certo che c’era lo scenario bellico, invece non è affatto vero, perché è stato accertato che non c’era la prova che lo scenario bellico ci sia stato… e questo… Io voglio dare atto a Manca innanzitutto della signorilità con cui ha affrontato questo problema. Lui si è sempre sentito parte della parte offesa dell’Aeronautica, però il libro è scritto con signorilità, con oggettività, pieno di riferimenti concreti, reali, non discutibili.
Non c’è nel libro il desiderio di rivincita e questo pure è raro… mi sembra abbastanza nobile. Però, io direi chiudiamola! (voci: no! no!) Eh..no…vabbè.. è così?
Io, per esempio, se non fosse stato per quel debito non l’avrei voluta scrivere questa prefazione, perché non vorrei diventare un professionista del passato : Moro… Gladio.. Ustica.. le Brigate Rosse… terrorismo nero eccetera eccetera. Lasciamoli agli storici… queste cose… Dobbiamo guardare avanti!
Io, personalmente, ecco… pagato questo debito non me ne voglio proprio più interessare, perché questi anni di presidenza alla Commissione Stragi mi perseguitano creando anche problemi familiari con mia moglie: i travestiti telefonano da Roma… ma.. non lo so … perché non ci hanno altro da fare…(risa e applausi)
Voce: Purgatori non ha pagato però!
PRESIDENTE G.BIANCO:
Si potrebbe banalmente dire che non si costruisce il futuro se non si chiarisce il passato… (Voci: bravo!, bravo! – applausi)
Però io capisco la psicologia di Pellegrino sintetizzata in questa frase finale che è stata pure sottolineata, prima, dal Professor Musco.
Pellegrino è un po’ sfiduciato nei confronti degli italiani perché dice “…la possibilità di una valutazione critica su di un brano di storia nazionale, il che potrebbe essere utile se fossimo in presenza di un Paese capace di riflettere serenamente sul proprio passato, quale invec, purtroppo, il nostro è ben lontano dall’essere”. Io, invece, sono più, come dire, fiducioso di Pellegrino, da questo punto di vista… sia perché abbiamo… ci emozioniamo, abbiamo le ondate di opinione pubblica, c’è il populismo – ma questo è un male che appartiene un po’ a tutti quanti i popoli – però poi, alla fine, c’è una riserva critica nel nostro popolo che ci può consentire anche, invece, di esorcizzare questo pessimismo di Pellegrino e di dare invece ragione a Manca, al quale adesso cedo subito la parola, perché Manca chiude il suo libro con: “l’auspicio che sulla tragedia aerea del 27 giugno non si possano comunque verificare immorali e pericolosi colpi di spugna e ciò per il rispetto che tutti dobbiamo avere, come più volte ho detto, verso le 81 vittime innocenti”.
E poi qui c’è segnato… direi che lui ha voluto trasferire in questa sottolineatura tipografica tutto il suo spirito: “anche verso l’inestimabile valore della verità”.
Lui ha cercato la verità: questo impegno è stato di Manca, ma credo che debba essere di tutti quanti noi. Ognuno deve dare un contributo perché si faccia la luce in tutti i modi possibili… intervengano anche gli storici.
E’ un capitolo che non può essere chiuso senza svelare i misteri che, purtroppo, ci sono e questo, credo che possa, con la ricerca storica, con la ostinazione di Manca, con lo stile “manchiano” , si possa ottenere. La parola a lui. (applausi) (01.17.23)
INTERVENTO DEL GEN. S.A. VINCENZO MANCA:
Io inizio con il classico “Autorità tutte, gentili Signore e Signori” perché lo Stato italiano ha anche speso dei soldi per preparare, chi ha funzioni istituzionali, a come si parla.
Per questo devo tanto all’Aeronautica. Io, quando avevo vent’anni, non sapevo come bisognava iniziare i discorsi e come bisognava chiuderli, come scrivere una lettera, come trattare, anche con lingue estere… invece, l’Aeronautica mi ha dato tutto questo, passando da un paesino sperduto della Provincia di Lecce a regge, alla Casa Bianca e tanti altri posti in Italia e all’estero, tutto per merito dell’Arma Azzurra.
Detto, allora “Autorità tutte, gentili Signore e Signori”, chiedo scusa se vi debbo ancora trattenere… però, per pochi minuti. Pochi minuti, infatti, di intervento, sono d’obbligo per l’autore, in queste occasioni. A lui, però, non spetta di argomentare sullo spessore giuridico, letterario, tecnico o scientifico del suo lavoro.
Ma è bene comunque che egli tratti argomenti a carattere eminentemente complementare, per inquadrare meglio il saggio.
Ma prima di parlare di ciò, mi sia consentito di rivolgere alcuni dei tanti grazie che questa sera sono dovuti.
Il primo va all’Onorevole Gerardo Bianco dai lunghi e incisivi trascorsi politici e anche letterari,,, il quale ha magistralmente, come avete potuto… visto, presieduto l’intervento.
Il secondo va a tutti gli autorevolissimi – e dovrei usare tanti altri aggettivi superlativi – dei relatori, dei quattro relatori del cui spessore intellettuale, morale, giuridico, eccetera eccetera, tutti avete avuto, questa sera, testimonianza.
Devo dire grazie anche alla grintosa Casa editrice KOINè che, ancora una volta, ha voluto dare corpo editoriale al mio lavoro.
Ma un grazie, non meno sentito, ovviamente, va a tutti gli illustri e qualificatissimi convenuti, anche molti operatori dei mass-media presenti e poi anche al nostro Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, che ha inteso dare con i suoi pochi minuti – ma io so i problemi che ci ha in famiglia: è dovuto scappare – con i suoi pochi minuti di presenza, testimonianza istituzionale ad un evento con il quale, in verità, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, e fra questi, io, ancora una volta, intendo nominare il Generale Enrico Pinto, si è voluto far riferimento solo ai fatti e non all’interpretazione di essi.
Tenendo presente principi costruttivi o come si dice adesso - ho imparato al mio Rotary – “proattivi” e non principi di rivalsa, né tantomeno, di polemica fine a sé stessa. Ed è in tale contesto che ho il piacere di annunciarvi che è mio intendimento destinare il ricavato dai diritti d’autore e quindi la quota parte di denaro di chi acquisterà il libro, ad una borsa di studio a favore dell’estensore di una tesi di laurea, di un elaborato, cioè, che sarà scelto fra quelli che avranno indicato, nell’ambito del diritto pubblico e per il bene ultimo delle Istituzioni italiane, che avranno indicato, dicevo, i problemi da risolvere per evitare interferenze e per ottimizzare le possibili sinergie, che possono nascere nel corso sia delle inchieste giudiziarie, sia di quelle parlamentari, sia di quelle tecniche e di tutte quelle cioè, attinenti a disastri aerei, a disastri marittimi, a disastri ferroviari e così via dicendo.
Ciò perché, chi ha seguito bene il caso Ustica, non può non essersi accorto di vari inconvenienti conseguenti ad avvenute o paventate interferenze. Tra un tipo di inchiesta e l’altra, tra un collegio peritale e gli altri… ed il risultato finale non potrà non essere che conclusioni inadeguate, incomprensioni anche profonde, il tutto, alla fine, dimostratosi poi fatale per la ricerca della verità, con particolare riguardo alla verità attinente sia alla causa dell’esplosione del DC9, sia agli esecutori della strage.
Devo rendere inoltre noto che è allo studio l’affiancamento dell’iniziativa della borsa di studio di altri Enti quali il Rotary Club Appia Antica – il quale sta interessando più Università allo scopo – inoltre si cercherà di coinvolgere anche Istituzioni pubbliche, quale potrebbe essere l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo.
E vediamo allora gli argomenti che attengono specificatamente al mio caso.
Chi vi parla ha lasciato l’Aeronautica Militare il 7 giugno 1996 per ragioni di limiti di età, rivestendo, grazie a Dio e alla Provvidenza, il grado apicale della carriera di un Ufficiale pilota.
Al tempo, sulla tragedia di Ustica conosceva solo quanto riportato dai mass-media. Pur se quanto leggevo, quanto sentivo e quanto vedevo era filtrato dalle mie conoscenze tecniche che rendevano non verosimili ipotesi, tesi e scenari di fantascienza.
Dopo pochi mesi di meritato riposo, io credo, dopo oltre quarant’anni di servizio di volo, mi fu richiesto, in modo del tutto inatteso, se accettavo la candidatura a Senatore della Repubblica nella tredicesima legislatura.
Dopo opportune e qualificate consultazioni, e qui devo ricordare anche la consultazione particolare del mio consuocero, il grande giurista Enzo Caianiello, io accettai la proposta, convinto, tuttavia che a motivo di un collegio elettorale valutato dagli esperti – io non sapevo nulla – perdente, … perché c’era D’Alema di mezzo, il collegio di Gallipoli, tanto per intenderci, difficilmente ce l’avrei fatta.
Nonostante un’infuocata, stressante, - mia moglie, qui presente, potrebbe testimoniare – campagna elettorale, ben trentasei comuni … un generale di squadra aerea che si mette a fare comizi in trentasei comuni… immaginate lo shock che ho avuto io e mia moglie … la sorte, invece mi riserbò l’onore di divenire parlamentare, sebbene nell’area di opposizione.
Mi fu chiesto quasi subito, anzi, mi fu quasi intimato – non so manco se Giovanni Pellegrino questo lo sa – dalla mia forza politica di appartenenza di far parte, oltre che della Commissione Difesa, che mi competeva, anche della Commissione Stragi, sperando che la mia presenza, almeno forse, in tale organismo parlamentare avrebbe aiutato, avendo io competenza aeronautica, a pervenire alla verità e soprattutto a quel tipo di verità che, al tempo, si era impadronita dell’immaginario collettivo e quindi anche di Palazzo Montecitorio e di Palazzo Madama.
Incapaci di travestimenti per non usare altri sostantivi molto usati nel mondo politico e nel peno convincimento che un parlamentare – era questa la mia posizione caro Giovanni Pellegrino – deve perseguire la verità in sé e non quella precostituita, iniziai a interessarmi del caso Ustica dedicando tutto il tempo libero che avevo dall’Aula e dall’altra Commissione di cui ero capogruppo.
Purtroppo non tardarono ad apparire sui visi dei miei interlocutori diffidenza ed altro, non di certo commendevole, nei miei riguardi. Di pari passo apparvero le prime delusioni, le prime sofferenze, non poche fatiche fisiche e soprattutto psichiche. Iniziali timide critiche, solo che, man mano che andavo avanti, divenivano sempre più esplicite. Più richieste e più proposte, sia orali e soprattutto scritte, indirizzate tutte alla Presidenza della Commissione Stragi. Richieste e proposte delle quali può rendere testimonianza il qui presente Senatore Pellegrino, allora Presidente della Commissione.
Non abbandonai, comunque, la commissione dopo la sentenza/ordinanza del giudice istruttore, né mi risparmiai per gli altri casi, soprattutto per il caso Moro e anche per il caso D’Antona, di cui si interessava la Commissione stessa.
Fedele al principio che vede l’impegno verso l’intero mandato dell’Organismo parlamentare, non solo verso uno dei suoi casi, e mi sia perdonato, se ricordo soprattutto a me stesso, le tante fatiche fisiche frustrate spesso da censure clerico-apicali in quel di Lecce. Lo dico con testimonio vicino.
Le tante fatiche, dicevo, cui ero chiamato, insieme al Presidente della Commissione Stragi, a cui va dato ampio e pubblico atto per una lettura condivisa non solo di Ustica ma di tutto il passato terroristico che aveva vissuto il Paese. Le prospettive comunque per portare a termine una relazione dell’intero Organismo parlamentare, di intesa, sul caso Ustica, divennero sempre più lontane. In cuor mio, pur sapendo che qualcuno dei colleghi commissari, si era schierato nel frattempo al mio fianco, all’inizio ero solo, solo, solo.
Iniziai a sperare fortemente nella celebrazione, la più vicina possibile, del dibattimento giudiziario in Corte d’Assise. Anche perché ritenevo, ma il tempo, purtroppo, dopo ha dimostrato poi che mi illudevo, che solo ciò avrebbe potuto porre fine ai tanti processi di piazza, alle convinzioni precostituite di tanti e dall’imperversare della disinformazione e della intossicazione dell’opinione pubblica.
Così, come, peraltro, sta succedendo ora ad iter giudiziario decisamente concluso!
Per uno stato di diritto siamo alla fine! Assoluta! Situazione che può, a mio avviso, portare a minare la base dello stato di diritto che vige nel nostro Paese e l’intero nostro Ordinamento giudiziario. Per non parlare di altre conseguenze.
Giunse finalmente il tempo dei dibattimenti : quelli di primo grado, poi quelli di secondo grado e infine, giorni orsono, quelli della Cassazione.
I risultati finali di ciò che è stato oggetto di istruttorie, di inchieste, di relazioni parlamentari, di centinaia di udienze, di migliaia di pagine scritte, di sforzi professionali di grossi e grandi magistrati e grandi e grossi avvocati, questi risultati, dicevo, dovrebbero essere sufficientemente noti a tutti. O, comunque, ove così non fosse, spero che saranno noti, nelle loro linee essenziali e soprattutto fattuali, leggendo il mio saggio.
Più chiaramente, con il mio lavoro ho cercato, in un numero di pagine compatibile con una lettura non faticosa – e questo mi è stato imposto dalla Casa editrice – e sulla scorta delle esperienze vissute dal 1996 ad oggi, e di documentazione inoppugnabile, ho cercato, dicevo, di informare il lettore e, ovviamente il lettore che avverte il desiderio di liberarsi dall’immaginario collettivo, di informarlo sugli elementi di fatto e, sottolineo di fatto, pertinenti non solo all’aspetto giudiziario della vicenda, ma anche su quello parlamentare, su quello governativo, su quello istituzionale e anche su quello mass-mediatico.
Ho trattato, ovviamente, la parte attinente al ruolo rivestito, nella vicenda, dal personale della Forza Armata, e qui devo chiedere scusa, ma io credo che sia bene chiedere scusa anche al Senatore Pellegrino e a tutti, fra cui anche i magistrati, perché, in genere, si parla della Forza Armata… tuttalpiù si poteva parlare di qualcuno, qualche persona della Forza Armata… La Forza Armata è al di sopra di tutto e di tutti!
Quindi nella vicenda del personale della Forza Armata in servizio e in congedo, includendo in quest’ultimo, quelli in congedo, anche il prezioso, devo dire prezioso, ma poco o per nulla utilizzato, dossier redatto - sotto la guida appassionata del Generale Catullo Nardi che, questa sera è ammalato e non può venire… non ha potuto venire - dal Comitato Studi per Ustica, leggendo ora il quale, si ha la sensazione che sia stato scritto non prima, come lo è stato, ma dopo i processi giudiziari.
Il tutto va visto, ovviamente, anche alla luce del fatto che l’Aeronautica Militare… all’Aeronautica Militare era impedito – questo poco si dice in giro – dopo la costituzione come Parte Civile del Ministro della Difesa, allora era il ministro Andò, di pronunciarsi e difendersi da tante provocazioni durate per quasi un ventennio.
Ed a proposito di lavori con firma di altri, mi corre il piacevole obbligo di ringraziare il Senatore Giovanni Pellegrino per la sua illuminata e soprattutto coraggiosa prefazione. Debbo ringraziare anche il Presidente nazionale dell’Associazione Arma Aeronautica, che è qui presente, il generale di Squadra Aerea Giambortolo Parisi per la sua accorata e articolata e completa postfazione.
Entrambi gli scritti conferiscono di certo maggiore spessore e maggiore valenza documentale a tutto il mio saggio.
E per finire, mi sia concesso di sottolineare anche che, con il mio lavoro, ho cercato di passare in rassegna non solo il passato ed il presente della vicenda, ma anche il futuro di essa. E quà dò ragione all’Onorevole Bianco ma dò ragione anche, in fondo, al Senatore Giovanni Pellegrino perché lui dice così… ma lui, prima di me vuole che si migliori e si vada avanti. E ci ho l’intendimento, una volta accertata l’estraneità di fatti dell’Arma Azzurra e dei suoi vertici, di far sapere che c’è ancora molto da fare e molto da appurare per poi poter dare risposte convincenti al desiderio di verità che promana da tutto il Paese.
Da tutto il Paese. E ciò anche se, a mio avviso, devo dirlo, i tanti anni trascorsi e soprattutto il dissequestro del relitto potrebbero rendere quasi impossibile fare passi in avanti nella ricerca della causa dell’esplosione del DC9.
Una persona, come peraltro sente di essere chi vi parla, cresciuta con e per le Istituzioni, non può essere interessata solo al suo ambito e dal ciò che circoscrive i suoi personali interessi, ma deve volere quanto è giusto appurare e migliorare, a vantaggio dell’intera comunità nazionale, di tutto lo Stato e di tutte le sue articolazioni.
E qui non dovrei esser d’accordo con… per quella prospettiva futura… con il Senatore, ma, ripeto, l’ho detto anche nel libro, lui l’ha detto provocatoriamente, o comunque, facendo una fotografia certe volte davvero poco gradevole della situazione emotiva nostra e della situazione in fatto di ragionamenti.
Ed alla luce di tali valori appare possibile affermare, in definitiva concludo, che per ogni luce – come è stato già detto all’inizio – che sarà possibile accendere ai fini accennati, sarà come far nascere un fiore. Anzi, come vuole la copertina del saggio, di cui ringrazio la Casa editrice, come far nascere una rosa rossa in memoria delle ottantuno vittime innocenti del disastro aereo del 27 giugno 1980.
Ed è a queste ultime vittime che, prendendo congedo da voi, rivolgo il mio ultimo e riverente pensiero, pensiero non disgiunto da sentimenti di stima e di affettuosa solidarietà per i quattro Generali della gloriosa Arma Azzurra. Qui ce ne sono solo due presenti, i due più anziani, che sono loro, presenti anche se uno dei due non sta tanto bene…(applausi).. i quali, ingiustamente accusati di vari reati e poi riconosciuti del tutto estranei ad ogni addebito, hanno saputo superare anni drammatici dando continuo ed instancabile esempio di illuminata dignità, di grande senso delle Istituzioni e dello Stato (applausi), mai reagendo a provocazioni, come solo i veri e grandi uomini sanno fare.
Di tutto ciò li ringraziamo avvertendo, nel contempo, l’orgoglio di appartenere ad una Forza Armata che ha visto designati ai suoi vertici uomini come loro. Vi ringrazio. (applausi) (01.36.02).
PRESIDENTE ON.LE G. BIANCO:
(…?…) anch’io la solidarietà di un politico, ma credo di interpretare anche quella di Giovanardi e di Pellegrino con l’atto di solidarietà ai Generali che hanno vissuto degli anni drammatici… quindi il mio vivo apprezzamento.
Volevo solo dire che credo sia stata una serata buona, e anche piena di significato.
Credo che si ripeteranno altre serate, perché, come avete sentito, l’amico Manca non demorde e continuerà la sua battaglia. (applausi) (01.37.03)
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13.02.2007 Trascrizione di G. Russo